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Trent’anni fa, il 1 settembre 1992, Cesena veniva tinta di nero. Un lutto, forse, fra i peggiori immaginabili: quello che non concede nemmeno un corpo sul quale versare lacrime. Trent’anni fa Cristina Golinucci scompariva nel nulla. Una ragazza vera, in carne ed ossa, non frutto dell’immaginazione di uno scrittore ma una persona reale che ancora oggi tanti dei nostri concittadini ricordano alla perfezione. Altrettanti, tuttavia, per lo più giovani o persone che non sono cresciute a Cesena, non collegheranno a nulla il nome di Cristina. Le tragedie spesso vengono dimenticate con il cambio generazionale, e il dolore di coloro che sono stati colpiti personalmente, da solo, non basta a portarne avanti il ricordo. È qui che entra in gioco l’arte.

Storicamente, l’arte è stata fondamentale per impedire che le storie più tragiche finissero nel dimenticatoio. E non parlo solo dell’evento in sé: parlo del ricordo di esso, della testimonianza delle emozioni più terribili che lo accompagnano. Quanti di noi, oggi, empatizzerebbero davvero con la tragedia dell’Olocausto senza le decine, centinaia di film, libri, opere teatrali che ne hanno portato avanti la testimonianza? Nel caso di Cristina, a farsi avanti è stato un giovane autore teatrale che, non ha caso, è nato e cresciuto a Cesena ed ha vissuto in prima persona le conseguenze che la scomparsa della ragazza ha avuto sulla comunità: Giacomo Garaffoni, già vincitore della Biennale College Teatro e del Premio Giovane Arte Contemporanea, dopo un percorso di ricerca durato più di tre anni è finalmente pronto a presentare alla nostra comunità lo spettacolo Voglio soltanto le ossa che lui stesso descrive come ‘’un canto, un requiem, il suono che si sente intorno al buco enorme e senza destino che rimane quando sparisce una cosa molto piccola: un essere umano’’.

Lo spettacolo verrà presentato in anteprima assoluta il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, al Teatro Bonci di Cesena. Verrà poi riproposto il 26 e il 27 novembre, sempre al Bonci. Lo spettacolo rientra inoltre nel programma 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere. L’invito alla partecipazione è rivolto a tutti: a chi non ha dimenticato, a chi l’ha fatto e a chi non ha mai saputo. Ma la testimonianza non è l’unico motivo per visionare lo spettacolo: non va messa in secondo piano la componente artistica, ideata da un nome nel quale io personalmente pongo la massima fiducia, avendolo conosciuto seppur superficialmente. Si prospetta infatti uno spettacolo avanguardistico, intimo, profondo, che al di là della sensibilità personale donerà qualcosa di importante ad ognuno degli spettatori.

Luca Aufiero

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