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“E vissero tutti” è la rassegna organizzata dalla compagnia teatrale Alchemico Tre in Biblioteca Malatestiana dal 20 al 23 ottobre, un’occasione unica per rivivere miti, favole e romanzi con uno sguardo aperto e attuale. Ci si potrebbe infatti domandare: come può un racconto del passato, come una fiaba, parlare del nostro presente?

Maura Gancitano, scrittrice, filosofa e fondatrice della casa editrice Tlon, ha reinterpretato la storia di “Biancaneve” dei fratelli Grimm rendendola uno strumento di comprensione dei costrutti mentali e comportamentali della nostra società. In particolare, nel saggio “Specchio delle mie brame”, presentato il 20 ottobre in dialogo con Michele Di Giacomo, affronta il tema della bellezza come prigione, gabbia che condiziona i pensieri e i comportamenti di tuttз noi.

Vi proponiamo le risposte alle domande che le abbiamo posto, diluite in più puntate in modo da prenderci il tempo per riflettere insieme. Ecco il secondoo episodio di questa rubrica.

Puntata 2: Guardarsi

Oggi ci soffermiamo sul tema dello sguardo: lo sguardo che abbiamo quando ci osserviamo allo specchio e quello con cui ci confrontiamo con le altre persone.

È sufficiente che il nostro approccio cambi quando ci guardiamo allo specchio o dev’essere un cambiamento che viene dall’esterno?

Il cambiamento del nostro approccio è necessario, ma non sufficiente.  Come affermano studi scientifici, ognunǝ può imparare a sviluppare un’immagine positiva di sé, sia corporea sia come persona, facendo caso a tutti gli aspetti che non sono legati all’aspetto fisico.

Questo cambiamento a livello del percorso personale è importante, ma se tu cambi a livello personale e intorno a te il mondo continua a giudicarti e non cambia, questo non altera veramente le cose.

Un cambiamento collettivo esterno della società è allora essenziale e deve interessare prima di tutto la consapevolezza tra le persone, ma anche i modelli che abbiamo: siamo spinti a desiderare di fare, comprare, essere cose che non ci interessano. Questo problema è di tipo economico e sociale e la sua soluzione non può ricadere a livello individuale.

Come può essere modificato il punto di vista cis-etero-normato* che regola le nostre vite? 

*[Etero = Eterosessuale | Cis = Cisgender =  “Persona che sperimenta una corrispondenza tra sesso biologico alla nascita e identità di genere” definizione di Rete Psicologi Arcobaleno]

Si può modificare il punto di vista iniziando a osservare le cose, mettendo punti interrogativi e facendo attenzione ogni volta che si pensa che qualcosa sia ovvio e scontato, naturale e normale. Molte idee, comportamenti e abitudini ora diffusi derivano infatti da un pensiero molto recente di fine Settecento e Ottocento.

Vedere e accorgersi di quanto certe cose non siano naturali è tanto bello quanto divertente, permette di arricchirsi a livello culturale e di rendersi conto di tutti i pregiudizi che si hanno su di sé e sulle altre persone.

Un fenomeno che notiamo nella nostra vita di tutti i giorni è la competitività tossica femminile che si evidenzia in vari ambiti, ma anche nel confronto dell’aspetto fisico. Come si può arginare questo fenomeno?

Ci sono due azioni importanti da compiere:

1)Smettere di essere concentrati costantemente sul corpo: proprio e altrui.

Quando parte un certo pensiero legato all’aspetto, al grasso e a confronti, bisogna cercare di allontanarsi dalle cause che lo hanno generato, senza alimentarlo e considerandolo “nuvole da far passare”, come propongono i maestri di meditazione.

Bisogna allora smettere di fare fat talk, di criticare e giudicare le persone, anche scherzando tra amicз: giudicare il corpo di un’altra persona, fosse anche una grande attrice di Hollywood, fa male prima di tutto a chi lo sta facendo.

2)Rendersi conto della società in cui viviamo.

È fondamentale guardare dall’esterno le ragioni per cui certi pensieri ci vengono in mente, perché molto spesso sono indotti dall’esterno e poi introiettati.

La società è creata in modo che noi abbiamo determinati pensieri e l’ansia da prestazione che ci spinge a essere più produttivi. Accorgerci di tutto questo ci aiuta a recuperare la nostra consapevolezza interocettiva e a capire progressivamente quali sono i nostri desideri autentici, i nostri tempi e i nostri ritmi.

Elena Capatti

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