Chi manda le onde

La sabbia bollente. Il rumore dell’acqua. Il gusto della birra fresca. La vista di un tramonto. Un’esperienza totale in tutti i sensi. Insomma niente a che vedere con  pioggia (e neveee), esami e sveglia all’alba.

Tutti sappiamo bene quanto costa spostarsi da un luogo all’altro (sotto ogni punta di vista).

Per questo voglio ricordarvi che viaggiare con il pensiero è gratuito (costo delle illusioni escluso) ma sempre e comunque un buon affare.

Quindi, per una volta tanto, concedetevi il lusso di un posto in prima classe. E già che ci siete lasciatevi travolgere dallo tsunami di emozioni scatenato dal romanzo “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi, e fatevi cullare un po’.

Sarà proprio un’onda a travolgere la vita dei personaggi: ogni capitolo è dedicato ad un personaggio che si mostrerà tramite il suo punto di vista.  Nonostante l’apparente distanza e differenza tra essi, in qualche modo le loro esistenze si sveleranno tutte strettamente collegate.

Il dolore non ha fretta e come un tentacolo avvinghia tutti i protagonisti, anche se ciascuno il dolore lo esprime (e con esso la rabbia, il senso di colpa, la frustrazione, l’umiliazione, la depressione…) a modo suo.

E inoltre saranno i personaggi apparentemente più indifesi e insicuri a dare una chance alla vita.

Una vita che in ogni momento può essere sconvolta dalle onde che la colpiscono: queste possono confondere e disorientare, ma possono anche portare a riva qualche tesoro.

“Tutte le cose finite in mare da quando è cominciato il mondo, da quando c’erano i dinosauri fino a stamattina, nate nell’acqua  o cadute dalle barche o strappate alla terra dai fiumi in piena, stanno sul fondo a ballare di qua e di là, ma una volta ogni tanto qualcuna prende una corrente, si aggrappa all’onda giusta ed ecco che arriva qui sulla sabbia, pronta a stupirti”.

Questo romanzo rispecchia fedelmente le molteplici proiezioni del mare presenti nella mia testolina: in superficie, la prima che ho riguarda le amicizie e gli amori estivi, spesso tanto brevi quanto fichissimi (volgendo lo sguardo nostalgico a tempi d’oro remoti ). Più in profondità invece, c’è la proiezione della possibilità di “recuperare il fiato”, di staccare dalla quotidianità e rallentare per godersi il panorama che, presi dalla fretta, troppo spesso ci sfugge. E’ invece nell’abisso che si nasconde la figura più ambigua: la consapevolezza di quanto siamo minuscoli e fragili.

In questi casi spesso il mio pensiero va a Leopardi (penserete che sia triste ma non ci posso fare nulla) che considerava la natura la causa dell’infelicità degli uomini, perché ha diffuso in essi il desiderio insopprimibile della felicità. Io non lo so se ha ragione lui, so però per certo che vedeva bellezza nelle cose più semplici e erroneamente scontate, riuscendo perfino ad abbandonare il suo essere per accogliere le vere essenze della vita.

“e il naufragar m’è dolce in questo mare”

E’ difficile trovare al mondo qualcuno che veda le cose nel tuo stesso modo facendoti sentire in compagnia ecco. Per questo mi tengo ben stretto questo libro e il mio caro amico Jack.

E tu?

Evelyn De Giorgi

Leggi l’ultimo articolo: Kobane Calling di Zerocalcare