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Across The Movies – M.I.A. E Le Bad Girls

Giovedì 7 marzo: siamo al terzo appuntamento di Across the Movies, la rassegna di musica e cinema, arrivata all’undicesima edizione.
Dopo aver ripercorso la storia dei Queen e dopo la proiezione di Backliner di Riccardo Sinigallia, l’esplorazione nei fenomeni della musica italiana e internazionale ha toccato una tappa molto interessante e, forse, poco conosciuta in Italia: M.I.A., con la proiezione del documentario Matangi / MAYA / MIA (pubblicato in Italia con il titolo “M.I.A. – La cattiva ragazza della musica”).

Come in ogni appuntamento, si inizia alle 19.30 con la diretta di “Across on air“, il format di Radio Icaro Rubicone in diretta dal foyer del Cinema Eliseo. Prima della proiezione vera e propria, c’è Luigi Bertaccini, nocchiere ormai proverbiale della rassegna, che accompagna il pubblico attraverso aneddoti, storie e battute e introduce l’intervento musicale, curato, in questa occasione, da Beatrice Antolini, forse una delle poche artiste italiane che poteva riuscire a reinterpretare M.I.A.. Ricordiamo Across the Movies nel 2015, quando a Beatrice fu affidato un altro compito non facile: cantare Bjork. 

Siamo riusciti a trattenere Beatrice alla fine del film per farle un paio di domande, ecco l’intervista:

Uniradio: Per cominciare, una domanda facile. Che canzoni hai scelto di M.I.A.?

Beatrice Antolini: Ho scelto una ghost track che è “Like this”, poi “Go Off” e “Bad Girls”. Ho fatto due hit e una un po’ più strana.

U: M.I.A. è una migrante. È un tema molto dibattuto anche in Italia. Alcuni dicono che “gli artisti devono pensare a fare gli artisti”. Secondo te gli artisti hanno il diritto e/o il dovere di esprimere la propria opinione?

B: Il dovere. Più che altro sai cosa? Succede che se esprimi la tua opinione spesso sei un po’ segato via, appunto quello che è successo a M.I.A.. Invece, io penso che bisogna proprio sacrificarsi, cioè rischiare tutto pur di dire quello che si pensa, dire un po’ quello che si è, non aver più paura. Io non ho paura, mando tutti a fare in culo come fa lei, spesso ottengo dei risultati e spesso, invece, vengo boicottata.

U: A proposito di risultati, hai trascorso un anno molto particolare, sei stata negli stadi con Vasco Rossi come polistrumentista, avendo anche la possibilità di cantare qualcosa di tuo, hai fatto parte della superband del Dopofestival di Sanremo…

B: Ma soprattutto ho fatto il mio disco, che è la cosa sempre più importante, ho fatto l’AB, con cui ancora non sono andata in tour, poiché si sono accavallati tutti gli eventi.

U: Ecco, proprio per questo ti chiedo l’emozione prevalente dell’ultimo anno.

B: Ce ne sono tantissime, faccio fatica, è stato un anno molto strano. Bello e brutto anche, per me. L’emozione più grande, sottolineando sempre che per me la mia musica è importantissima, che se abitassi in un altro stato molto probabilmente potrei fare la mia musica…

U: Cioè la fai la tua musica, nei tuoi album.

B: Sì, la faccio la mia musica, poi potrei magari avere un percorso, no? Come chi fa la propria musica.

U: Pensi che all’estero avresti un riscontro diverso?

B: Mah, più che altro bisognerebbe anche che ogni tanto funzionasse il cervello a qualcuno e di far arrivare magari quello che c’è anche in Italia. Cioè si organizzano sempre dei festival, si chiamano dei nomi, che poi anche in Italia c’è gente molto valida e c’è gente che potrebbe tranquillamente uscire dall’Italia. Non mi voglio mettere io in prima linea, perché conosco altre persone che potrebbero anche meglio di me far questo. Però, purtroppo siamo un po’ chiusi nei nostri confini. Detto questo, tutto il resto che mi è capitato, è la mia grande rivincita no, un po’, quindi son felicissima e mi trovo nel posto giusto, al momento giusto, con le persone giuste e penso che non ci sia potuta essere una situazione più giusta per me, quindi meglio di così si muore.

U: L’ultima domanda, di nuovo semplice, per finire con la semplicità: dove ti troviamo nel 2019, se hai qualcosa in programma, tour, date…

B: Sicuramente mi troverete di nuovo nel supermega tour VascoNonStop Live 2019 e poi ho in programma delle mie date che aggiornerò tramite i miei social (Facebook e Instagram) e sicuramente sto scrivendo già cose nuove, però con calma, non vale la pena stressarsi più di tanto e c’è già l’AB, va bene quello, è nuovo nuovo. Che poi in Italia fai una cosa e te ne chiedono un’altra, neanche l’ascoltano e già ti chiedono “ma è uscita Pilot (un inedito di l’AB, n.d.r.), quindi adesso esce il disco?”. No, il disco c’è stato pochi mesi fa. C’è già, ascoltate quello là.

Matangi / MAYA / MIA

INDIANAPOLIS, IN – FEBRUARY 05: MIA performs during the Bridgestone Super Bowl XLVI Halftime Show at Lucas Oil Stadium on February 5, 2012 in Indianapolis, Indiana. (Photo by Christopher Polk/Getty Images)

Matangi / MAYA / MIA (titolo italiano “M.I.A. – La cattiva ragazza della musica”) non è il banale documentario idolatrante sulla  popstar di turno, è la storia della crescita di Maya che si racconta anche da sola, riprendendo le scene di vita con la sua telecamera, è il racconto profondo ed emotivo di una popstar il cui padre è considerato tra i fondatori delle Tigri Tamil, gruppo rivoluzionario dello Sri Lanka.
M.I.A. è (anche) una rifugiata e si raccontano gli intrecci di vita inglese e cingalese, infatti si vedono molte scene dallo Sri Lanka, con la parte della famiglia rimasta nel sud-est asiatico. M.I.A. torna spesso nelle terre dove è cresciuta, anche per raccontare meglio la sua musica, per avere delle immagini reali di sé stessa e della sua storia personale e familiare, perché M.I.A. lega sempre molto la musica e le immagini, il suono e le arti figurative, il ritmo e l’immagine. Il documentario è un continuo rincorrersi tra immagini del passato e del presente, in un passaggio dinamico dallo stato di adolescente rifugiata a popstar internazionale. Tutta la storia complessa di Maya è nella sua musica, che si fa contaminare da tanti generi e, anzi, ne ricondiziona alcuni. Un episodio molto importante per capire come M.I.A. sia considerata nella società occidentale è il dito medio mostrato durante il Superbowl, dove anche Maya si rende conto di quanto tutti siano allineati al sistema. 
In sintesi, è una visione straconsigliata, molto attuale, attraverso cui si scopre la forza di un’artista e l’appiattimento di molti altri allo status quo.

Danilo Buonora

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