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#Una Giornata Contro L’omofobia

Come vivi la tua vita sono affari tuoi. Solo ricorda, i nostri cuori e i nostri corpi ci vengono donati una volta sola. E’ questa la toccante lezione di vita di un padre per un figlio amareggiato dalla fine della sua relazione omosessuale, nel film “Chiamami col tuo nome”. Un discorso che solo qualche tempo fa ha commosso tanti spettatori all’interno dei cinema italiani e non solo. Ma fuori dal grande schermo le parole se le porta via il vento, ancora una volta.

In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, che da 28 anni si celebra il 17 maggio, le statistiche parlano chiaro. In circa un terzo dei paesi del mondo l’omosessualità è ancora un reato, a volte punibile anche con la pena di morte. In moltissimi paesi le persone omosessuali sono vittime di aggressioni o di esclusioni. E ancora, negli ultimi tre anni quasi 10 il numero solo in Italia di “omocidi”, neologismo coniato per indicare un assassinio motivato unicamente dal fatto che la vittima era omosessuale. Per non parlare degli innumerevoli episodi nelle scuole di bullismo omofobico, con cui si intende l’attacco nei confronti di chi viene considerato “diverso” messo in atto dal gruppo o dal singolo che ritiene invece di essere “giusto”.

Anche la scelta della data ha un suo triste perchè e, di preciso, è al 17 maggio 1990 che risale la decisione di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un primo traguardo decisivo per la comunità omosessuale e per tutti quelli che combattono per un mondo che azzeri le distinzioni. Ma la strada per la meta finale è ancora lunga e insidiosa. Come ricorda l’appello dell’associazione Arcigay “ogni anno riceviamo centinaia di richieste di aiuto di ragazze e ragazzi che sono maltrattati, disconosciuti e allontanati dalle proprie famiglie per via del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere”. E allora la loro dura sentenza, emblema di questa giornata internazionale: Se è omofoba, non è famiglia.

Omofobia è il termine più gettonato, ma per essere completi bisogna precisare che anche in questo campo e a seconda dell’oggetto dell’ odio il vocabolario si è ampliato, dando vita alle parole lesbofobia (contro le donne lesbiche), bifobia (contro le persone bisessuali) e transfobia (contro le persone transessuali).

Bisogna comunque riconoscere che negli ultimi anni molti nuovi riflettori si sono accesi sul palcoscenico dell’omofobia, e non solo portando alla ribalta drammatici episodi di cronaca, bullismo, violenze e discriminazioni. Proposte di legge, campagne di sensibilizzazione e perfino un crescente proliferare di libri e pellicole a tema hanno saputo scuotere gli animi e portare questioni da sempre taciute al vaglio dell’opinione pubblica. In Italia la legge Cirinnà sulle unioni civili compie due anni e in questo così breve lasso di tempo si contano più di 6000 “sì” tra coppie gay. Eppure si tratta ancora di una legge a metà, in quanto sono esclusi il vincolo di fedeltà e l’adozione.

La strada è insidiosa, la battaglia è dura, forse durissima. Ma è fondamentale non chiamarsi fuori. Perchè la discriminazione, l’odio e la la violenza sono reazioni intollerabili a qualsiasi “perchè fai”, ma sono oltre ogni misura inaccettabili quando avvengono semplicemente “perchè sei”.

Laura De Riso

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