Avengers: Infinity War

Spoiler alert: non leggere quest’umile recensione se non hai ancora visto il film!
A parte che, pensandoci bene, chi potrebbe non averlo ancora visto? Io stessa sono stata metaforicamente costretta dopo la decima combo “Non sei ancora andata al cinema?!” + sguardo di disapprovazione e infiniti meme su Internet al riguardo.
E così, occhi bene aperti e orecchie pronte, dopo la bellezza di due settimane dall’uscita di Avengers: Infinity War mi sono recata al cinema.
Premettendo che i film sui supereroi e della Marvel in generale non mi hanno mai entusiasmata particolarmente (non smettete ancora di leggere per questa blasfemia!), uno speciale complimento pieno di stupore va alla regia dei fratelli Russo, che lascia incollati alla poltrona del cinema per una robetta come due ore e mezza senza rischiare la narcolessia. Okay, ammetto anche che (almeno per quanto riguarda il pubblico femminile) il gruppo di attori del calibro di Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Pratt, Chris Evans (continuo?) contribuisce notevolmente al mantenimento dello stato vigile.
Ovviamente per ogni lato positivo ce ne devono essere almeno due negativi per bilanciare il #maiunagioia stile di vita, perciò entro i primi cinque minuti di film è già morto uno dei personaggi fondamentali dei precedenti film Marvel. Ed è solo il primo di una lunga serie…
Sei gemme fondamentali, nate con l’universo stesso, conferiscono l’onnipotenza a chi le possiede ed è proprio questo l’obiettivo di Thanos, il folle titano deciso a decimare le popolazioni dei pianeti in una sorta di orrendo progetto genocida a suo parere, ovviamente, ragionevole e altruista. Gli Avengers (riunendosi dopo la divisione nella precedente Guerra Civile) e i Guardiani della Galassia dovranno cercare di fermarlo, ma come se non bastasse la sua inarrestabile potenza ci sono dalla sua armate aliene e quattro letali “figli”, ognuno deciso a consegnargli le gemme dell’infinito.
La vicenda di Thanos, novità introdotta dai Russo e perno dell’intero film, prende spunto da due saghe a fumetti: “Infinity Gauntlet” e “Infinity”.
Nonostante la palese impronta fantastica e i brevi ma simpatici siparietti comici che intervallano la trama (a proposito: Chris Pratt ti amiamo tutti per il modo in cui sai fare la figura dell’idiota senza perdere un grammo di fascino!) il film introduce in qualche modo anche un problema contemporaneo fortemente sentito come quello della sostenibilità e il sovrappopolamento.
Ed è esattamente questo che una buona pellicola deve saper fare: farci viaggiare per un paio d’ore su un altro piano, estraniandoci dalla nostra realtà, pur rimanendo attuale e utile a farci riflettere sui problemi che avanzano nella società contemporanea.
Sottolineiamo, a scanso di equivoci: la politica di Thanos non è un esempio da seguire! Ma può forse essere utile, al contrario, a ricordarci i grandi drammi della nostra storia non troppo passata e impedirci di ripetere gli stessi errori, o perlomeno individuarne i segni premonitori.
Concludo col dilemma che ha diviso gli spettatori: 8 euro di cinema sprecati per vedere il 90% dei personaggi perire (e versare lacrime amare) o decisamente meritati per il grande spettacolo (e i grandi attori)? A ognuno la sua idea!

Giada Silenzii