Migrando da un capo all’altro del proprio Paese, i pensieri scorrono più veloci dei paesaggi visti dal finestrino. Tuttavia alle volte i ricordi e i film sembrano far sì che il tempo si fermi mentre di colpo si raggiunge la stazione successiva. Quei pensieri non sono altro che il desiderio di uscire fuori dalla gabbia metallica in cui ci si ritrova a favore di esperienze a volte futili, altre emozionali, altre ancora accademiche e lavorative, ma, in generale, vi predomina la voglia di essere steso su un bel prato verde, baciato dal Sole, abbracciato dal vento.                                                                            In molti credono che il segreto della felicità sia la pace interiore che, conseguentemente, si estrinseca per dominare anche la realtà e credo sia modalità assuefacente quella di ricercarla nella natura, prato o foresta che sia, a seconda delle possibilità e delle volontà di ognuno. Ciò non implica, perciò, la necessità di cercare il “locus amoenus” molto lontano, pena il sacrificio di tutto ciò da cui si è coinvolti nel precedente domicilio, ma se la sua potenza persuasiva al fine di rimanerci è infima come un freddo inverno, come può esso pretendere di tenere aggrappate al suo terreno le rondini non lasciandole spiccare il volo? Piuttosto, perché non trovare un compromesso tra la punta più alta dei rami, l’autorealizzazione, necessaria per ogni vita, e la radice fonte di nutrimento? 

Viviamo in un’epoca ormai svantaggiosa per chi ha la mente aperta e ricca di idee e di certo non possiamo far nulla perché la situazione cambi a nostro favore visto che, per poter adempiere al cambiamento, è necessario ricoprire un ruolo privilegiato nella società. Tuttavia, quest’ultima, sta provando sulla propria pelle il degrado da lei stessa generato, visto che la fuga sembra essere l’unica chance di vittoria per ogni giovane alle prese con la realtà. Si potrebbe dire, quindi, che per un migrante è più complesso adattarsi all’ambiente intorno a lui che prendere la decisione fatidica che lo porterà, appunto, a migrare in vista di nuove prospettive e esperienze che gli faranno sicuramente bene. L’importante è prepararsi adeguatamente e, giovani, preparatevi, che l’esodo è più vicino di quanto possiate e possono immaginare.

Matteo Sedile