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Due Chiacchiere Con Riccardo Scandellari. Comunicazione, Linkedin E Università

Riccardo Scandellari – Professionista della comunicazione social e del web marketing, forse uno dei massimi esponenti italiani

La comunicazione è sempre più importante, per questo abbiamo intervistato Riccardo Scandellari.  Per spiegarvi chi fosse, basta prendere in prestito la voce “contatti” del suo sito (che consiglio di sbirciare):

«…Ho scritto “Promuovi te stesso” (2016), “Net Branding” (2015) e “Fai di te stesso un brand” (2014), tre libri nei quali racconto come far emergere e valorizzare la proprie competenze ai fini professionali. Nel 2012 ho fondato, con Rudy Bandiera, l’agenzia NetPropaganda; una società che ha come obiettivo quello di sviluppare strategie e portare visibilità ai progetti online delle aziende che vogliono innovarsi con una comunicazione efficace. Tra le mie attività principali ci sono quella di consulente e quella di formatore, nei master universitari, ma anche nelle aziende o alle singole persone».

 

Salve signor Scandellari, lei tratta spesso tematiche riguardanti il social network Linkedin. Il nostro modus operandi è perlopiù legato ad universitari, che si approcciano al mondo lavorativo. Secondo lei come si muovono i ragazzi con questo strumento e come potrebbero migliorarne l’uso?

Linkedin è utilizzato dalla stragrande maggioranza delle persone come una sorta di curriculum online. Invece, è di fatto un social network, quindi non funziona solo come un profilo nel quale ognuno mette il suo passato lavorativo, i titoli accademici ecc. Funziona sopratutto se qualcuno posta dei contenuti.

Senza i contenuti e senza ottenere dei collegamenti, ovvero collegare più persone possibili, Linkedin di fatto diventa una cosa inutile. Tutto ciò perché nella ricerca del personale vengono premiati i profili che hanno parecchie referenze e visualizzazioni, definiti endorsement.

Per fare queste visualizzazioni bisogna fare del contenuto, ovvero postare degli articoli propri o altrui. Sarebbe meglio se propri, anche se tutti non hanno il tempo per farli, e quindi riuscire a farsi vedere e percepire all’interno della piattaforma.

In ambito universitario gli insegnamenti legati alla comunicazione sono limitati solo ad alcuni corsi di studi, secondo lei potrebbe esser maggiormente toccata tale tematica all’interno degli atenei?

Sinceramente non sono molto informato a riguardo, però ovviamente l’università arriva sempre dopo l’avvento delle tecnologie, questa cosa in passato era anche abbastanza normale visto che venivano insegnate e applicate cose che in seguito si cominciavano a fare.

Ora le tecnologie sono diventate talmente veloci che l’università non riesce più a stare al passo con il mondo reale, questo è uno dei problemi classici nei percorsi di studi. Tu vai a raccontare cose del passato e non del futuro visto che nessuno sa come saranno.

Nella comunicazione abbiamo visto uno stravolgimento incredibile di tutto, specie negli ultimi 2-3 anni.

C’è stato il tracollo dei mezzi d’informazione di massa che hanno perso l’influenza nel pubblico ed ora è proprio quest’ultimo a determinare le scelte. Questo è un ribaltamento che sinora non era mai accaduto nella storia umana, dalla rivoluzione industriale e dall’esistenza dei mass media come radio, tv e giornali.

Provenendo dal mondo universitario, credo che sia importante sapersi muovere sui social e saper comunicare, quando si va ad approcciarsi con il mondo del lavoro…

Certo. Ormai i giornalisti, tanto per citare una categoria tra quelli che più ne hanno bisogno, non vengono scelti  in base a quello che sanno fare o per il fatto che sappiano scrivere bene. Sono selezionati quelli che hanno parecchi follower su Twitter ed io lo noto perché faccio parecchi corsi sul tema Twitter.

Le aziende ti scelgono se riesci a portare la tua competenza, a farti vedere e parlare a nome dell’azienda. Credo che in futuro sarà sempre più così e saranno scelte quelle persone che sanno comunicare, il che vuole dire saper scrivere, fare video, audio, libri, e-book, PDF e qualsiasi altra cosa legata a tale ambito. Tutto questo sarà un vantaggio competitivo, perché ormai siamo tutti responsabili della nostra comunicazione e veniamo scelti in base a come la facciamo.

Secondo me, la comunicazione è diventata non meno importante di una matematica o di una chimica, senza nulla togliere a tali discipline.

Tu puoi essere un bravissimo professionista, aver studiato tutto, ma se non sai comunicare nessuno lo farà per te.

Il rischio è che ci sia gente meno preparata, ma che sa comunicare meglio e vada, quindi, a “rubare” i posti di lavoro, questo non è un rischio, anzi è un dato di fatto.

Altra disciplina importante è la psicologia…

Certamente e qui ci sono tante competenze parallele come l’empatia e il saper capire le persone. Tutto quello che fa parte della comunicazione in senso ampio è utile e va assolutamente approfondito.

Rinaldo Belleggia


Foto tratta da: notizie.it

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