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Il primo marzo si è tenuto un presidio ai Giardini Savelli a Cesena, per manifestare a favore della pace in Ucraina e mostrare supporto al popolo ucraino. A promuoverlo sono state Cgil, Cisl e Uil, supportate anche da molte associazioni, partiti e comuni della Romagna.

Verso le 18 il piccolo parco dei giardini era già stato allestito, c’erano già parecchie persone e le bandiere arcobaleno con la scritta “PACE” si erano moltiplicate. La folla era parecchio variegata, c’erano molte famiglie, giovani, tra cui scout e universitari, gruppi di anziani e alcuni bambini erano ancora vestiti in maschera dalla festa di carnevale.

Verso le 18.15 prende la parola Silla Bucci, segretario generale della Cgil di Cesena, che lancia un appello alle istituzioni europee: si chiede che l’Europa agisca in difesa della pace e della democrazia, e ribadisce come non sia possibile difendere i diritti umani coi carri armati, perché non esistono guerre giuste o armi intelligenti, e la guerra porta solo altra guerra.

La Bucci continua, esclamando che non possiamo permettere in alcun modo, in quanto europeisti, che questa guerra continui, e che al “si tratta e intanto si spara” non crediamo. Conclude poi dicendo che la pace va coltivata, e se vogliamo sconfiggere la cultura della guerra, dobbiamo apportare delle modifiche per costruire un’Europa sociale.

In seguito sono intervenuti anche il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli, e il segretario generale della Uil, Marcello Borghetti.

Marinelli ha parlato degli attacchi della Russia come di un attacco all’Europa e ai valori di libertà e democrazia, osservando che, se ci eravamo riuniti in così tanti mettendo da parte le nostre divergenze di opinione, era perché la pace è un valore universale da proteggere, in modo che le nuove generazioni possano guardare al futuro con speranza. Infine, ha terminato il discorso appellandosi ai valori di pace, solidarietà e convivenza civile.

Borghetti ha invece posto l’accento sul fatto che sia fondamentale continuare a far sentire la propria voce per far sentire la vicinanza al popolo ucraino, infatti ha anche annunciato che nei prossimi giorni verrà aperta una raccolta fondi e di medicinali da spedire in Ucraina.

Oltre ai segretari generali dei sindacati, hanno preso la parola anche Tetyana e Natalia, duo donne ucraine che hanno raccontato la sofferenza che sono costrette a vivere in questo momento. Per loro, dice Tetyana, la guerra iniziò nel 2014, e da allora non hanno ancora trovato giustizia per la distruzione delle bombe e per la paura che provoca ogni allarme quando risuona. “Siamo un popolo piccolo, ma forte”, continua Tetyana, “teniamo duro, non bisogna permettere ai militari russi di avanzare e di attaccare militari e civili che non volevano questa guerra”. Natalia racconta la spietatezza dei russi ricordando l’episodio del carro armato che schiaccia l’auto con all’interno l’innocuo autista, e racconta anche del dramma che stanno vivendo le famiglie, e di come siano state costrette a dividersi tra il voler proteggere i figli e il voler combattere per il proprio Paese. Infine, poi implora di non lasciare le persone da sole in questa inutile guerra.

Viene poi osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime, e il presidio si conclude con la poesia di Giada, una piccola bambina che spera che un giorno i semi della pace germoglino e i nostri cuori rimangano come quelli dei bambini.     

Noemi Lazzzari

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