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“The Wardrobe Mistress”

Apologia dell’anti-nazifascismo 

L’autore

Patrick McGrath, classe 1950, un boomer, nasce a Londra, figlio di uno psichiatra che lavorava presso il manicomio criminale di Broadmoor, nel Berkshire. La professione paterna segnerà profondamente la sua vita: infatti, seppur costretto a studiare psichiatria in Canada, quest’esperienza marcherà successivamente la sua scrittura, caratterizzata da tratti psicologici e descrizioni accuratissime di processi mentali di sani ed infermi. La sua capacità di creare fortissimi contrasti interno-esterno, in momenti di spannung abilmente costruiti, conferisce ai suoi romanzi quel taglio di thriller-psicologico che lo contraddistingue ed identifica. Tra le sue opere più famose ricordiamo: “Follia” (“Asylum” ~ 1996) e “Trauma” (2007). 

Il libro

The Wardrobe Mistress”, tradotto in italiano con il titolo “La Guardarobiera”, ultimo libro di Patrick McGrath uscito nel 2017, è una storia complessa ed articolata.

La verità sembra non riuscire mai a venire a galla in questo romanzo: tutto viene nascosto, celato e camuffato. La recitazione dei personaggi straborda ed incontrollabile dilaga in ogni pagina. 

Le prime pagine del romanzo ci presentano in maniera essenziale una scena che risulta grandiosa: la folla al funerale di Charlie Grice, uno dei più amati attori del momento, deceduto in un tragico incidente. Joan Grice, la vedova, la guardarobiera, ha amato infinitamente suo marito e non si capacita della sua morte. Rivive continuamente la sua presenza in estasi d’alcool immersa nel guardaroba del marito, dal quale cattura odori, ricordi, emozioni. 

Sensi di colpa, timori e terrori affliggeranno Joan a cui non è dato il tempo d’elaborare il dolore del lutto: una scoperta agghiacciante ci condurrà nella seconda parte del romanzo a scoprire la doppia vita di “Gricery”, come affettuosamente lo chiamava Joan.

La storia ha uno sfondo vivido e indiscreto che determina scelte e sentimenti dei personaggi: una Londra in rovina, indebitata, senza più razioni di cibo afflitta da un inverno gelido al quale non sembra esserci scampo. Una Londra che vorrebbe essersi liberata della minaccia nazi-fascista, ma che cova al suo interno, in tutti i livelli della gerarchia sociale, un cancro che sembra inestirpabile. Chi era realmente Charlie Grice? Chi sono realmente questi uomini della grande borghesia che sono al suo funerale? Ammiratori, amici o compagni? 

Perché leggerlo

McGrath ci conduce nel dolore di non conoscere la natura e le idee più profonde dei propri cari. Ci mostra l’assurdo di un odio che non abbandona mai l’animo umano e riassale le folle nel momento del bisogno, quando lo stomaco è consumato dall’alcool o vuoto da troppi giorni, quando il freddo gela i piedi e non ci sono coperte per scaldarsi.

Questo libro mostra qual è la realtà: non è un guardaroba pieno di vestiti, non è la fama, non è il successo a rendere un uomo soddisfatto. Gricery non è mai stato sazio della sua vita in cui ha comunque avuto tutto, a differenza di tutti quelli che lo circondavano. Il freddo e la fame muovono le masse, ma qualcosa di più viscerale muove gli antagonisti di questo romanzo, qualcosa che non riusciremo mai a comprendere.

Capiremo il dolore degli ultimi, prenderemo a piene mani da queste pagine la sofferenza di Frank Stone, sentiremo profondamente la rabbia di Gustl, vivremo l’irrefrenabile desiderio di fuga da tutto questo di Vera Grice. Ma sarà la storia di Joan a lasciarci senza fiato; McGrath conosce i suoi personaggi e ci fa vivere emozioni pure. Ci apre dinnanzi agli occhi la verità della psiche umana e ci immerge totalmente in essa.

Ismaele Lavorante

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