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Si chiude la ventiduesima edizione del Festival Nazionale del Teatro Scolastico, dedicato a Elisabetta Turroni, che coinvolge le scuole superiori di tutte le zone d’Italia. Particolarità di quest’anno è stata la presentazione dei vari spettacoli in formato video, invece che in classica rappresentazione teatrale. Tuttavia, le premiazioni sono state un momento di grande vivacità, un respiro di sollievo dopo i due anni della pandemia, che inevitabilmente avevano bloccato anche il Festival. Se così non fosse stato, ad oggi, saremmo alla 24esima edizione, ma gli organizzatori hanno trovato saggio ripartire da dove ci si era interrotti, scelta che io, personalmente, condivido. Infatti, gli spettacoli premiati non sono stati quelli recitati nell’anno corrente, ma quelli preparati nel 2020. Molti ragazzi, che nel 2020 frequentavano gli ultimi anni del liceo, hanno ora intrapreso nuove strade, ed è stato toccante vedere la commozione di alcuni di loro nel salire il palco del Teatro Bonci.




A primeggiare è stato lo spettacolo Il Signore delle Mosche, messo in scena dal Liceo Classico “Terenzio Mamiani” di Roma. Per la prima volta, la Giuria e il pubblico hanno premiato lo stesso spettacolo. Questo risultato appare curioso poiché, da sempre, si è valorizzata la divergenza di
opinioni tra pubblico e Giuria, però se da un lato si può sentire di aver perso una duplice visione, dall’altro si può essere sicuri che lo spettacolo abbia colpito esperti e non. I giudici commentano: “una bella trasposizione del romanzo di Golding. Un’abile lavoro drammaturgico che riesce a
rendere il testo originale vivo e intenso. Gli attori e le attrici passano da registri comici a drammatici con dimestichezza e velocità. Le atmosfere tese, crude e violente del romanzo sono ben rese. Le ragazze e i ragazzi sul palcoscenico si sono calati totalmente nella vicenda, sorretti anche dalle musiche, usate efficacemente, e dai movimenti di scena, davvero ben coordinati. Il tema della riorganizzazione del potere e della società da parte dei giovani è reinterpretato in modo sentito e personale, così da rendere lo spettacolo anche un’occasione per aprire riflessioni importanti”.
Partecipare a questo Festival per i ragazzi è importante perché permette di affrontare tematiche fondamentali legate all’affettività, alle emozioni, alla complessità delle relazioni adolescenziali e questo porta loro ad avere nuovi spunti di riflessione, nonché momenti di profonda emozione. Mai
come in questo momento drammatico, tali iniziative risultano necessarie e di fondamentale valenza educativa, oltre al fatto ché contribuiscono alla crescita teatrale e culturale della nostra città.

Giovanni Benincasa

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