Lady Bird

Musichetta accattivante, momento novità, rassegna “coming soon”, “Prossimamente nelle nostre sale!” e parte il trailer: una madre e una ragazza dai discutibili capelli rosa che litigano mormorando parole basse quanto taglienti sbirciando fra le file di abiti appesi, in un momento che dovrebbe chiaramente essere dedicato allo shopping e non alle recriminazioni su chi non ha pulito la stanza o chi non ha fatto la spesa.
-Ehi mamma, guarda un po’, sembriamo io e te!-
E’ da una semplice battuta, detta anche un po’ a presa in giro, che nasce l’idea di vedere una pellicola pluricandidata agli Oscar (regia firmata Greta Gerwig) dal titolo tanto strano quanto curioso: Lady Bird.
Un’adolescente di Sacramento (Saoirse Ronan) stanca della propria vita monotona e che si fa chiamare Lady Bird invece che Christina, prigioniera delle amicizie della noiosa scuola cattolica e col sogno di fuggire a New York, una famiglia in crisi con una madre che lavora troppo (Laurie Metcalf) un padre sull’orlo della depressione (Tracy Letts) e un fratello adottato, storie di compiti scolastici, amicizie perse e ritrovate, promesse di amore eterno che durano una settimana (incarnate nei personaggi affidati a Lucas Hedge e Timothée Chalamet) , balli scolastici, ripicche e liceali popolari: insomma, le premesse per una storia scontata sembrano esserci tutte.
Ed è proprio qui invece che entra in gioco la bravura della Gerwing: gli stereotipi sono spesso ribaltati e non si avverte mai l’ombra di retorica né di sentimentalismi consolatori.
Le scene madre-figlia colpiscono per la profonda attinenza alla realtà, un perfetto specchio delle discussioni che ognuno di noi sa di aver avuto decine di volte coi propri genitori, capaci un attimo prima di rivolgerci i peggiori improperi e quello seguente di portarci la cena in camera come bandiera bianca. I dialoghi fra coetanei, i giochi di potere e le dinamiche relazionali fra ragazzi e ragazze delineano il perfetto quadro degli “adolescenti tipo”, ribelli ma non troppo, facili alle crisi di pianto così come alle risate isteriche, affascinati e intimoriti dal sesso in egual misura, senza tuttavia scadere nel banale o nel ripetitivo.
In una novantina di minuti assolutamente godibili, fra risate e piccole verità di vita, la regista ci regala un film divertente e a tratti toccante sulla difficoltà (e necessità) di staccarsi dalla famiglia d’origine e incamminarsi per la propria strada, senza tuttavia dimenticare mai da dove siamo partiti.
Giada Silenzii