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Numero zero: ogni numero uno ha una storia

Un nuovo giovedì, un nuovo appuntamento con “Across The Movies”, un nuovo artista da conoscere.

Neffa, pilastro del rap e componente dei Sangue Misto

Questa settimana il documentario a cui abbiamo assistito è intitolato “Numero Zero” ed è stato anticipato dall’introduzione di Luigi Bertaccini e dalla performance di Moder. Di origine ravennate, Lanfranco Vicari, alias Moder, ha pubblicato il suo ultimo album “8 dicembre” nel 2016 e, di seguito, ecco cosa ha voluto dirci per soddisfare le nostre curiosità:

UniRadio: La tua ultima pubblicazione è 8 dicembre, c’è qualcosa sotto i ferri?

Moder: Sì, sto lavorando ad un disco nuovo, di cui
ho già pronti quindici pezzi. che uscirà dopo l’estate.

U: In riferimento a “Sottovalutato”, è stato pubblicato perché ritieni che molti artisti fossero sottovalutati? Raccontaci come è nato questo progetto.

M: Per me doveva essere quasi un gioco, uno scherzo, invece in molti lo presero più seriamente del dovuto e nacque da una serie di critiche rivolte a me, e a chi volevo collaborasse al progetto, che ci definivano, appunto, sottovalutati. L’unico problema fu attendere tutte le risposte delle persone contattate per contribuire al disco: i tempi erano troppo lunghi e alla fine decisi di lavorarci da solo.

U: Sappiamo che hai collaborato con Dj FastCut. Come ti sei trovato a lavorare per il progetto DeadPoet?

M: Io e Dj FustCut ci conosciamo da molto tempo e sono contento di comparire in entrambi i capitoli di DeadPoet. Il 20 aprile, tra l’altro, ci sarà una tappa ravennate di presentazione del disco e sarà quella che, probabilmente, coinvolgerà il maggior numero di artisti che hanno aderito all’iniziativa. È stato davvero bello avere la mia parte e sarebbe ancor più bello se si riuscisse a mettere insieme tutte le menti in un unico luogo, ma sono consapevole che, al giorno d’oggi, risulterebbe molto complesso.

U: Cosa ascoltavi da ragazzino? E invece adesso? Tra questi c’è qualcuno che ti ha ispirato, ti ispira e ti ispirerà?

M: Ascoltavo i Sangue Misto ed i miei rapper preferiti erano Fabri Fibra, Neffa e Primo Brown dei “Cor Veleno”. Per quanto riguarda il Rap americano, invece, è da due anni che ascolto solo J. Cole. Ovviamente questi sono solo alcuni, ma il più influente è stato sicuramente il Rap degli anni ‘90/’00: mi ha aperto un mondo ed è a quegli artisti che dedichiamo il tributo di stasera. Alla fine l’Hip-Hop è una catena alla quale ognuno di noi aggiunge un anello e, spesso, chi fa Rap e non conosce le proprie radici rischia di recidere la propria carriera molto in fretta.

Primo Brown, rapper venuto a mancare nel 2016

Dopo l’intervista, abbiamo avuto il piacere di ascoltare un discorso di Luigi Bertaccini riguardante le difficoltà incontrate dal Rap ad affermarsi nel panorama italiano alla fine degli anni ’80. Il genere, inizialmente, era odiato a tal punto che la febbre del sabato sera si trasformava nei corpi delle persone in rabbia e solitamente chi subiva la collera dei manifestanti era sempre il Dj, il quale doveva proteggersi anche dalle uova, se decideva di far partire un brano dei Beastie Boys. Un discorso entusiasmante quello di Bertaccini, così come la performance di Moder a seguire che, oltre ad un medley di alcuni brani molto famosi della scena Rap, ha raccolto il pubblico con un tributo a Primo Brown, rapper morto nel 2016.

Arriva il momento del documentario per cui avevamo grosse aspettative, specie dopo una premessa così vigorosa e ci riteniamo complessivamente soddisfatti. “Numero Zero” racconta la storia dal rap italiano, dalla sua nascita fino a qualche anno addietro. Il documentario ha una struttura molto semplice: a turno, un elemento intrascurabile di quest’Odissea racconta della sua esperienza, dall’inizio al boom della propria carriera. Sono stati chiamati in causa Neffa, Kaos One, Ice One, J-Ax, Tormento, Frankie Hi NRG-MC e molti altri, tutti particolarmente felici di poter narrare il proprio vissuto, ma, soprattutto, tutti uniti nel dire “l’hip-hop è uno stile di vita, il rap è quello che fai”. Segnanti sono state le immagini degli scontri bolognesi di chi voleva che il rap fosse una possibilità in più per discostarsi dalle droghe pesanti, come eroina e cocaina in favore della musica e, per i più volenterosi, della marijuana.

Novanta minuti di puro rap che, chiunque voglia approcciarsi al genere, deve godersi per capire a cosa sta andando incontro, ovvero un mondo inimmaginabile pieno di sentimento, al contrario di quello che ci si può aspettare leggendo nomi come ad esempio “Colle der Fomento”.

Matteo Sedile

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