Se vi proponessi la parola “Supermarket”, quali cose vi verrebbero subito in mente?              Carrelli, scaffali, liste della spesa, tessere punti, caccia ai reparti? Forse alla maggior parte di noi comuni mortali queste, ma non a lui. Lui è Daniele Dal Muto. Lui è un musicista, compositore, speaker radiofonico e potenziale “divulgatore ossessivo di cazzate”. Lui di un “Supermarket” ne ha fatto un programma radiofonico innovativo, riempendo il carrello on air con musica di qualità, notizie improbabili, situazioni imbarazzanti e con la sua grinta tutta made in Romagna.

Ecco come si è raccontato in esclusiva per UniRadio:

Parlami della tua storia con la radio. Com’è nata questa passione e come sei riuscito a renderla realtà.

La mia passione radiofonica comincia grazie ad un progetto musicale. Oltre dieci anni fa ho cominciato un percorso musicale goliardico di “rap agricolo”, l’ho sempre definito così perchè rappresentava una presa in giro nei confronti di chi fa hip hop o rap. Così è nato Rap di Romagna, assieme a Denis Severi. Morale della favola, grazie a questo progetto siamo stati convocati da Radio Centrale, inizialmente per parlare del brano che ci portò ad avere un po’ di “notorietà” e poi ci fu proposto di prendere parte alla trasmissione radiofonica “Gran Varetà della sera” con Franz. Visto che le cose belle dopo un po’ finiscono, finito il progetto abbiamo sospeso la collaborazione con Radio Centrale. In quel momento mi sono reso conto che la radiofonia mi piaceva. Così trovai un contatto con Radio Italia Vision di Ravenna. Fino ad allora non avevo mai avuto l’opportunità di essere uno speaker in prima persona ma avevo sempre fatto da spalla, così mi presentai lì e dopo poco nacque Disturbi Positivi, un format durato quasi 5 anni prima solo in radiofonia e dopo anche come trasmissione televisiva sul canale 666 del digitale terrestre. Una serie di incomprensioni mi hanno poi portato a rompere con Radio Italia, ma io volevo continuare a fare radio e allora perchè non farla da solo?! Io ho uno studio privato dove faccio musica e lì ho inventato Supermarket. Mi sono detto: voglio fare una trasmissione radiofonica ambientata dentro un supermercato. Io devo essere il direttore del supermarket e far entrare musiche bizzarre, situazioni imbarazzanti e gag che coinvolgano persone ignare. Dopo ho cominciato a proporla in giro e adesso viene trasmessa da quasi 70 emittenti.

Parlami proprio della tua ultima creazione “Supermarket” e soprattutto del fatto che viene trasmessa non solo da tante emittenti italiane ma anche all’ estero.

Per la collaborazione estera sinceramente non so nemmeno io come siano arrivati a me. Un giorno sono stato contattato da Filippo Bagnini, un italiano residente a Londra che è il direttore artistico di London Radio, radio di Fabio Volo per gli italiani a Londra. Le altre collaborazioni estere sono con Radio Blu Italia di Adelaide, in Australia, e con Radio Axel24 di Tenerife. Paradossalmente qua nella mia zona ho soltanto Radio Italia Vision e Radio Sound Garage. Per il resto sono trasmesso da radio del nord Italia, del centro-sud e delle isole. Anzi, devo dire che sono molte di più le radio al sud. Ho infatti notato che la radio al centro-sud è vissuta diversamente: le persone chiamano in radio per chiederemi di cambiare gli orari, per fare richieste. Qui, invece, le persone sembrano non vivere la radio in prima persona. Senza fare nomi ma una radio con la quale collaboravo doveva inventarsi i messaggi perchè, pur essendo una radio quotata, non chamava nessuno.

Tu in realtà fai un altro lavoro nella vita. Come riesci a conciliare il lavoro con la passione per la radio?

Io sono un operaio metalmeccanico e sono sposato. I miei hobby cerco sempre di viverli nei momenti in cui sono da solo, non perchè abbia da parte di mia moglie degli impedimenti ma perchè è giusto che quando c’è mia moglie io sia con lei. La mia fortuna (tra virgolette) è che mia moglie ha un lavoro per cui la mattina non c’è, e lavora anche il sabato e la domenica. Solitamente il giorno che dedico alle registrazioni è proprio la domenica mattina e ti posso dire che, con tutti i materiali preparati, la mia sessione di studio è dalle 8.30 alle 12.30 o anche 13. Quindi tra registrazione, montaggio e preparazione dei diversi formati che richiedono le radio, è un lavoro che porta via molto tempo però è una passione e la vivo con felicità, non mi pesa in alcun modo.

Inoltre ho uno spazio per gli artisti emergenti, che ci tengo a mantenere, poiché non so per quale motivo ma molte volte la musica emergente nelle radio viene vista male. In questo spazio, seleziono io le band e tutte le settimane ho un artista o una band a cui dedico un’ intervista telefonica. Collaborando con tutte queste radio, offro loro un’ importante occasione di uscire dalla zona di vissuto quotidiano.

Che consigli daresti ai giovani che vorrebbero avvicinarsi al mondo della radio? Basta la passione?

La passione è fondamentale, perchè comunque la radio va vissuta con desiderio, devi sentirlo dentro. Come seconda cosa oggi la radio non è più come quella degli anni ’80 dove lo speaker doveva essere impostato con la voce. Molti speaker a me ricordano quelli che nelle giostre del lunapark vendono “due gettoni, altro giro, altra corsa”. Quelle voci lasciamole a quei talk culturali stile Radio3. Io dico sempre che fare radio è come essere al bar, chi ti ascolta deve sentirsi un amico, deve sentirti come una persona che non vuole inculcare in testa dei concetti ma vuole parlare. Poi non bisogna essere presuntuosi ma rimanere molto umili perchè se ci si monta la testa chi ti ascolta lo percepisce. Fare radio, per gli altri e per sè stessi, proprio per appagare i propri desideri. Farlo con serenità. E soprattutto prepararsi a due milioni di porte chiuse in faccia. Però io dico sempre: resisti e persisti. Quando uno è sicuro di quello che fa e ha trovato una formula vincente deve andare avanti per la propria strada, fregandosene dei giudizi degli altri. Quando ho cominciato a fare radio un amico mi disse “tutto quello che fai è tempo perso”. E oggi mi sono ripreso la mia rivincita perchè penso che evidentemente questo tempo l’ho perso bene.

Hai parlato di formula vincente. Nei tuoi programmi hai sempre puntato sull’ironia: pensi sia stata questa la tua carta vincente?

Non ho mai provato a condurre programmi seri, ma come personalità, come carattere mi sento più portato verso questa tipologia di radio. Quando facevo dirette ho avuto speaker che erano dei fenomeni per quanto riguardava programmi seri e profondi, ma che se si trovavano ad improvvisare sulla comicità erano in netta difficoltà. Questa cosa forse potrebbe accadere anche a me. Se mi mettessero in uno studio a parlare di astrofisica o della fame nel mondo farei fatica. Sono più portato alla spensieratezza. Anche perchè lavoriamo tutto il giorno, abbiamo spesso a che fare con gente che non è manco tanto apposto, quindi penso che quel poco di tempo che la gente si mette alla radio lo vuole vivere facendosi due risate.

Da quando è nata, 7 anni fa, UniRadio ha registrato un’ affluenza sempre crescente di giovani speaker che vorrebbero scoprire qualche “segreto del mestiere”.

Ecco, adesso entriamo in quella categoria che odio, che è quella del professore. Non c’è un trucco del mestiere. Io posso solo dire di sperimentare, bisogna sperimentare, provare e buttarsi in tante cose. Riascoltandomi oggi, anche io quando ho cominciato ho fatto cose alla soglia del ridicolo. Ma mi buttavo e mi piacevano, pensavo “guarda che gag che ho fatto”. Tanto quando proponi un format chi lo ascolta non è che lo butta su perchè deve riempire un palinsesto, lo butta su perchè l’ha ritenuto gradevole. Il direttore artistico è una persona che ci capisce, quindi se ti dà una risposta positiva vuol dire che quello che hai fatto è buono. Più sono i sì, più vuol dire che sei sulla strada giusta. Purtroppo è difficile trovare la novità nella radio del 2018, perchè ormai veramente è stato fatto di tutto. È un po’ come la musica: la gente va ad ascoltare i pezzi evergreen degli anni ’70 e ’80 e se li ricorda ancora, mentre se esce un brano oggi dopo 4 mesi nessuno si ricorda più com’è fatto. Quindi l’unica cosa da fare è sperimentare, sperimentare senza paure, inventare e proporre.

Laura De Riso