Lo shamisen è uno strumento a tre corde, appartenente alla famiglia dei liuti, suonato con l’aiuto di un plettro chiamato bachi. La sua diffusione nel corso del tempo è stata tale da renderlo uno strumento di particolare importanza nella tradizione culturale giapponese. Viene utilizzato in vari generi musicali e il suo suono accompagna le esibizioni teatrali tradizionali (es. kabuki, bunraku).

Ultimamente sta però attraversando uno specie di crisi esistenziale, dovuta sia alle pesanti critiche in merito all’uso di pelle di gatto e cane per ricoprire la cassa dello strumento, sia alla scarsità di artigiani ancora in grado di portare avanti la tradizione manifatturiera.

Anche se secondo i puristi lo strumento non potrebbe mai suonare allo stesso modo se costruito con materiali alternativi, negli ultimi 10 anni sono state proposte delle soluzioni come la pelle di canguro o di capra, insieme ovviamente a materiali sintetici.La ricerca procede con particolare interesse in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020, durante le quali lo shamisen sarà con buona probabilità uno dei simboli tradizionali che appariranno durante la cerimonia di apertura.

UN PO’ DI STORIA

Si ritiene che il suo antenato, lo sanxian (“tre corde”), provenga dalla Cina. Verso la fine del XIV viene importato nel Regno di Ryukyu (attuale isola di Okinawa), dove acquisisce il nome di sanshin, mantenendo intatte le sue caratteristiche. Veniva utilizzato soprattutto a corte per accompagnare racconti del folklore locale (Min’yō).

A metà del XVI secolo raggiunge il porto di Sakai, nelle vicinanze della più importante Osaka. Qui viene rimodellato dai liutai giapponesi nello strumento che conosciamo oggi. Apportano modifiche al manico e alla cassa di risonanza, aumentandone le dimensioni e dandole una forma più quadrata.

Da qui lo strumento si diffonde in tutto il Giappone, acquistando particolare popolarità durante il periodo Edo (XVII-XIX secolo). Ed è in questa epoca che si inizia a sostituire la pelle di serpente utilizzata per rivestire la cassa di risonanza con quella di cane e gatto, più facilmente reperibili.

Era  utilizzato per l’accompagnamento musicale di esibizioni come quelle di cantastorie ciechi o di rappresentazioni di racconti folkloristici, nel teatro e all’interno dei quartieri delle geisha.

Oggi l’arte dello shamisen viene coltivata soprattutto nei dipartimenti di musica delle università, ma non mancano esempi moderni come gli Yoshida Brothers o, per citare un altro esempio, la Wagakki Band che suona uno shamisen elettrico, assieme ad altri strumenti tradizionali come il koto e lo shakuhachi.

Giulia Renda

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