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Quando Anche La Salute Costa Troppo

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commissione igiene e sanità è l’unica in cui si vota quasi all’unanimità perché, indipendentemente dal colore politico, la salute è un argomento che tocca tutti».

Questo l’incipit del coinvolgente incontro con la senatrice Nerina Dirindin condotto dal consigliere comunale Beppe Zuccatelli tenutosi lunedì 9 novembre alle 18.30 presso la sala due del Cinema Eliseo di Cesena.

L’incontro, organizzato e promosso dal gruppo consiliare PD, si apre con i saluti del sindaco Paolo Lucchi, il quale ricorda come il servizio sanitario emiliano-romagnolo sia uno dei più efficienti in Italia, pur non essendo assolutamente competitivo il panorama nazionale in cui si confronta. Ciò che emerge fin dalle prime battute è l’assoluta priorità di reinternalizzare i servizi. Dal 2010 al 2014 sono stati tolti oltre 1.5 miliardi di euro per il personale dipendente che ha comportato un aumento degli acquisti esterni dei servizi: al fine di contenere la spesa ci si appoggia su interinali e cooperative, sfavorendo i dipendenti pubblici e agevolando così le organizzazioni criminali. E’ evidente dunque la necessità di una riorganizzazione, indispensabile o strumentale che la si possa considerare, e lo dimostra la questione tra centro e periferia, un vero e proprio evergreen. In questo momento c’è un diffuso atteggiamento di sfiducia nei confronti delle istituzioni regionali e, c12576124_1059792807413348_2114133164_nontrariamente a quanto avvenuto in passato, in seguito alle modifiche (non ancora attuate) al titolo V della Costituzione sulla redistribuzione delle competenze Stato/Regione, è in atto una sorta di rebound e si ritorna a voler vedere lo Stato più protagonista. “Si sbagliava allora e si sbaglia adesso”, precisa la Dirindin. La senatrice, che si definisce chiaramente centralista, accusa lo Stato di essere assente ormai da troppo tempo e di peccare di autorevolezza. Questa incapacità di assumere un ruolo diverso nel tempo la si può riscontrare, ad esempio, sul caso OPG: i commissariamenti previsti per marzo sono arrivati con grande ritardo solo a fine settembre, con tutte le problematiche che ciò può aver comportato. Arriva dunque puntuale l’esortazione: “Non bisogna temere di applicare la legge e non ci si può lasciare influenzare dal colore politico, il livello centrale deve imparare a svolgere un ruolo diverso e non limitarsi a minacce improduttive”. Centralisti o no, bisogna fare i conti (in tutti i sensi) con la complicata situazione del SSN in questo periodo di asfissianti restrizioni: secondo i dati emersi l’11% delle famiglie non è in grado di accedere ai servizi sanitari e queste informazioni meritano una risonanza e una priorità non ancora concesse dalla politica attuale, che sembra relegare la questione ad un marginale problema di equilibrio di assetti, quasi ignorando ipocritamente quanto il vero problema sia l’assenza di leale collaborazione. Inutile perpetrare in questo valzer di responsabilità, aggravando il processo di sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni sempre più demonizzate: non solo non è produttivo ma ci allontana sempre di più dalla prospettiva di ripresa e rinnovamento necessarie in un momento di crisi economica ma soprattutto politica. Non serve un capro espiatorio ma una solida e pragmatica presa di coscienza attuata da qualcuno in grado di assumersi un impegno e relative responsabilità e che permetta ai cittadini di ritrovare la fiducia nelle istituzioni e nei suoi funzionari. Se è quella dei tagli la strategia da seguire allora si rende necessario guardare altrove, nessuno è disposto a rinunciare alla propria salute per far quadrare i conti e di certo uno stato che si definisce democratico non può permettersi di fare economia sulla salute dei suoi cittadini. “Recuperiamo i valori alla base, non consideriamo lo antiquato, facciamo in modo di dare voce agli operatori che si sentono scoraggiati. Abbiamo tutti lo stesso interesse: l’arretratezza delle altre regioni inficia anche la vostra”.

Alessia Jambice Estratto da: Unimagazine, dicembre 2015, n. 0

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