Passing & crossing genders
1. Passing & crossing genders
2. Passing & crossing genders

Questo venerdì vi proponiamo il secondo testo che racconta di come sia vivere l’esperienza trans in un viaggio nella consapevolezza di sè tra dubbi e incertezze. Se avete perso il primo, potete trovarlo qui: https://www.uniradiocesena.it/passing-crossing-genders-2/

Di rosso e di festa

Ho detto a tutti i miei amici e le mie amiche che il giorno in cui mi tornerà il ciclo darò una festa in cui tutti dovranno avere un particolare di color rosso.
Sarà la mia rivincita dopo anni di attesa.
Sarà il mio ingresso nella vita adulta.
Il mio passaggio con la P maiuscola.
Sarà l’abbandonarsi una vita di egoismo alle spalle e perseverare a trovare una vita equilibrata e in armonia con il mio corpo.
Seh – sbuffo – Quando arriverà il ciclo sarà solo un altro capitolo rovinoso di come tenere insieme i pezzi. Non ti montare la testa Sun.
Questo corpo martoriato brama una stabilità che non gli concedo. Mi sento potente a poter controllare la biologia, la Natura.
Sono orgoglioso dei miei successi e anche dei miei insuccessi.
Mi posso identificare più facilmente nel maschile se non perdo sangue dalla vagina e ho una retromarcia di seno.
Cosa determina la mia femminilità?
Ieri avevo un fiore giallo tra i capelli e piroettavo per i giardini bolognesi in pantaloncini corti.
È questa la femminilità?
Sono giorni che guardo foto di genitori con i propri figli e sento l’urgenza di diventare padre.
È questa la maschilità?
Ho scelto di diventare educatore sociale ma anche la carriera da massaggiatrice mi alletta: quale professione determina il mio genere?
Oggi è il Trans Day of Visibility per festeggiare l’orgoglio di essere trans o non binario.
Mi sento così distaccato da tutto. Non c’è nulla da festeggiare per me che vivo nel dubbio.
Alle volte vorrei solo poter rinascere in un corpo diverso, in una mente diversa per non sentire la confusione che mi accompagna dai primi momenti della giornata fino a quando crollo esausto.
Trovo strategie quotidiane, palliative, per non pensare a questo pezzo di carbone tra i denti. Ma so che prima o poi lo dovrò inghiottire.
Cosa significa passare? Da dove? Con chi? Verso che cosa?
Non sarebbe meglio restare sé stessi (se esiste un vero sé e non siamo invece una moltiplicazione di identità diverse che si mescolano costantemente)?
Ho baciato solo ragazze nella mia vita e mi incuriosisce provare con un ragazzo. Sarei gay a quel punto? Lo sono già stato? Sarei etero? Lo sono mai stata?
Chi è che vorrebbe un deviante come me nella sua vita? Non è già difficile resistere nella complessità quotidiana? Non sarebbe un po’ troppo stare con una persona che un giorno ti canta Vougue di Madonna e l’altro fa a pugni per strada?
Non dovrei forse festeggiare la mia innata femminilità come un dono divido ed essere grata per avere questo corpo e questa purezza?
Non sarebbe più semplice sposarmi con un uomo e vivere nelle gabbie della eteronormatività?
Vorrei vedere voi al mio posto?
Tu cosa faresti se fossi me? Se avessi questa testa bacata? Se non avessi punti di riferimento né dentro di te né al di fuori di te.
Dico sul serio: guardami negli occhi. Tu cosa vedi? Non pensi che sarebbe un po’ limitato soffermarsi sul mio corpo per definire chi io sia?
Tu cosa stai provando adesso? Sei a disagio? Ti senti distaccato da tutta questa “roba per giovani”? Vorresti immedesimarti e capire?
Non sono un pozzo di verità assoluta ma posso aiutarti a comprendere che nella nostra società siamo molto più diversi di quanto il binarismo tenda a volerci lasciar credere. Non siamo solo uomo o donna. Non siamo solo corpi. Non siamo solo ripetizione di gesti.
Io posso essere felicissimo di tornare a sanguinare di nuovo eppure desiderare i pronomi maschili e un nome diverso da quello appioppatomi alla nascita.
Una donna trans può essere felice di avere ancora un pene tra le gambe.
Noi siamo così meravigliosamente diversi e unici a nostro modo.
Non servono etichette per definirci. O forse servono solo a chi le desidera ma io preferisco essere me. Senza a o senza o. Senza se e senza ma.
Mi auguro che le mie parole ti abbiano instillato dei nuovi dubbi.
Che da questa sera tu non limiterai il tuo pensiero ad una dicotomia preconfezionata.
Sono con te in questo percorso.
In ricerca.
In transizione.
Ma pur sempre sui miei passi a ripercorrere cosa sono stato e cosa sarò.
Sono ancora piccolo: ho un mondo di cose nuove che mi aspettano e dalle quali potrei creare nuove forme di me.
Non mi spaventa più amare questo luogo indefinito che è la mia mente.
Ho solo bisogno di tempo.
Per essere.
Per festeggiare.
Per passare.

Sun Elmi

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