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Chiunque sia appassionato del genere cinematografico fantascientifico si sarà sicuramente divertito durante la visione di titoli come “28 giorni dopo” o “Rec”, in cui i malcapitati protagonisti della narrazione si ritrovano a lottare contro misteriose infezioni virali.

Nessuno di noi si è però mai posto la domanda di cosa sarebbe potuto succedere se a fare le spese di un’epidemia fosse stato il mondo reale, la nostra società, noi stessi.

Il 2020 è stato caratterizzato principalmente dalla diffusione del coronavirus e dalla patologia ad essa legata, la Covid-19.

Fortunatamente siamo lontani dagli scenari apocalittici mostrati nei film di genere, in cui si assiste al collasso della società o si viene fucilati nel tentativo di infrangere la quarantena. Tuttavia, fuori dalla narrazione cinematografica a cui siamo tanto affezionati, i costi che il sistema sociale nel suo insieme ha dovuto affrontare a causa del coronavirus sono devastanti da un punto di vista sanitario, economico e sociale.

Sono molti i settori messi in ginocchio dalla pandemia. Quotidianamente ascoltiamo e leggiamo le difficoltà del sistema sanitario nazionale, della scuola o delle piccole e medie imprese.

È però molto raro che la notizia d’apertura di un telegiornale o che sulla prima pagina di un quotidiano vi si traccia degli effetti che il coronavirus sta avendo sul mondo della cultura. 

Molti potrebbero contestare che “si può fare a meno di un concerto, di uno spettacolo teatrale o di un film, i problemi gravi sono altri”. Tuttavia, è bene ricordare che esistono individui per cui un concerto, uno spettacolo teatrale o un film al cinema sono indispensabili. Si tratta delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che della cultura ne hanno fatto il proprio mestiere.

Per comprendere meglio la portata del fenomeno basti pensare che nel periodo compreso tra gennaio e giugno del 2020, la spesa totale del pubblico è calato del 66,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Rispetto al teatro e ai concerti (maggiormente colpiti), le perdite relative al mondo del cinema si attestano all’incirca al 55% e gli spettacoli cancellati superano il milione.

Il cinema, dunque, non se la passa per nulla bene.

L’esperienza vissuta in sala è un aspetto fondamentale nella fruizione della settima arte. L’epidemia da coronavirus come cambierà, dunque, l’immaginario che noi tutti abbiamo del cinema?

Rispondere è sicuramente arduo, dal momento che la crisi da Covid-19 è ancora in corso e le sale cinematografiche risultano tuttora chiuse.
Ciò che si sta osservando rispecchia tuttavia un cambiamento già in corso, cominciato prima della diffusione del coronavirus. Sto parlando dello streaming. La piattaforma che ha creato un nuovo paradigma cinematografico è Netflix. L’azienda è infatti riuscita a modificare il classico percorso di distribuzione del prodotto filmico che prevede prima l’uscita in sala e successivamente la distribuzione in home-video, nelle piattaforme streaming e infine in televisione. Esempi clamorosi sono “Roma” di Alfonso Cuarón, “The Irishman” di Martin Scorsese o “The ballad of Buster Scruggs” dei fratelli Cohen, prodotti e distribuiti da Netflix e che non hanno visto la sala, se non per pochi giorni e in pochissimi cinema.

La strategia condotta da Netflix ha trovato terreno fertile nella situazione attuale in cui la gente è prevalentemente costretta in casa. Chiaramente il modus operandi netflixiano è stato seguito da altre piattaforme streaming, prime tra tutte Disney+. L’azienda che ha dato vita al topo più famoso della storia ha infatti offerto la possibilità di visionare direttamente in streaming in anteprima alcune sue produzioni, in contemporanea all’uscita in sala.

Altro esempio paradigmatico del cambiamento in corso all’interno dell’industria cinematografica è la storica casa di produzione Warner Bros che ha annunciato la distribuzione nella piattaforma di proprietà HBO Max l’intero catalogo di film previsti per il 2021.

Alla luce di questi mutamenti, è impossibile negare che la sala cinematografica si trasformerà in qualcosa di completamente inedito. Sarà destinata a scomparire per fare spazio ad una nuova modalità di fruizione della settima arte? Ovviamente la speranza di tutti noi cinefili è che questo scenario non si realizzi mai.

Come tutte le trasformazioni storiche, questo periodo può essere il carburante che dia nuova linfa all’esperienza collettiva dell’andare al cinema e l’arricchisca, come ad esempio la possibilità di partecipare a dibattiti, cineforum e interviste a coloro che hanno direttamente realizzato il prodotto cinematografico.

Il cinema is here to stay!

Lorenzo Formica

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