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In momenti di incertezza, come quelli odierni, è tipico andare a recuperare passatempi abbandonati, come per tentare di rivivere, attraverso questi, la sicurezza di un periodo ormai perduto. E se si torna indietro fino a ritrovare quelli di infanzia, la maggior parte delle persone avrà, tra le proprie memorie, anche quelle di fiabe. Ironico, tale aspetto, quando si pensa che, alle origini, queste narrazioni non avevano intento di intrattenere i bambini.
L’aspetto che lega le fiabe al puro mondo d’incanto dell’infanzia è, infatti, una conseguenza successiva, ed involontaria, alla loro nascita. Questo aspetto curioso è stato oggetto di studio per molti interessati all’argomento, oltre che essere trattato nel romanzo La Vera Origine delle Fiabe. L’autore dell’opera, è Paolo Battistel, che ha speso gran parte della sua carriera sullo studio di storie e miti, dedicando all’argomento diversi romanzi e una tesi di laurea. Ne La Vera Origine delle Fiabe, egli analizza il percorso di evoluzione intrapreso da queste narrazioni, grazie anche all’influenza dei famosi fratelli Grimm; e in questa intervista, parla di come sia nata la passione che ha guidato la sua carriera.

“Da dove nasce l’idea di dedicare parte della propria carriera (e in particolare questo libro) al mondo delle fiabe?”

“L’amore per le fiabe e per il mito è sbocciato nella mia giovinezza ed è proseguito senza sosta negli anni successivi. Da piccolo mi erano state lette le versioni edulcorate e moralizzate delle fiabe per le quali l’amore non era mai sbocciato pienamente, poi un giorno ho finalmente tenuto tra le mani i testi integrali dei Grimm e ho potuto per la prima volta accedere a un mondo senza tempo, a tratti meraviglioso e a tratti terribile come i personaggi che vi camminano. Da quel giorno il sentiero delle fiabe è diventato parte di me e ho deciso di provare a ridare dignità a questi racconti cercando di far scorgere l’abbagliante splendore originario delle fiabe coperto ormai da una coltre di cenere e di oblio.”

“Nel suo libro parla di una degradazione delle fiabe a cultura per l’infanzia da parte della società moderna: come pensa che tale effetto si sia propagato nella società contemporanea? Mi riferisco in particolare alla più grande corporazione dell’intrattenimento, Disney, e al suo monopolio quasi totale sull’ambito di cui tratta – pensa che l’intervento della Disney abbia ‘peggiorato’ l’idea che la fiaba sia limitata al mondo dei bambini?”

“L’attuale modernità non risulta incline ad avvicinare il mondo dell’infanzia ai temi che le fiabe hanno sempre trattato, come la perdita, il dolore, la resilienza e il distacco, temi forti e fondamentali in grado di ‘iniziare’ il bambino al mondo e alla vita. La verità è che la medesima società che ci ha reso disponibile su carta le fiabe è stata anche colei che le ha censurate delle sue parti più scomode o più cruente in modo che prevalesse un forzato ordine morale (giustificato dalla connessione forzata tra bambini e fiabe), generando un prodotto monco della sua autenticità. Questo si è acuito esponenzialmente con l’industria cinematografica della Disney, che ha usato il fascino irresistibile della fiaba per intrattenere il pubblico della nascente industria cinematografica. Disney e i suoi prosecutori hanno banalizzato il racconto fiabesco moralizzandolo e appiattendo i personaggi: lì dove anticamente avevano aspetti luminosi e oscuri, e agivano in un certo modo in base alla propria natura o alla funzione che incarnavano nella storia sacra, Disney li ha trasformati in degli sciocchi burattini mossi dai fili invisibili degli sceneggiatori, che hanno avuto successo poiché dietro alla maschera banalizzata la storia evocava il nucleo sacro e autentico di fiaba e mito.”

“Cosa ritiene sarebbe successo alle fiabe, se i fratelli Grimm non avessero eseguito il compito di ‘raccolta’ e ‘rianimazione’?”

“Prima dell’avvento dei fratelli Grimm la fiaba, come prodotto letterario, era fortemente rielaborata per venire incontro ai gusti del pubblico dell’epoca. L’avvento dei Grimm modifica questo paradigma letterario, in quanto essi non sono interessati ad accarezzare le orecchie del pubblico ma a ridare al mondo la forma autentica delle fiabe; non quindi un’attualizzazione sociale, ma un procedimento ideale che avrebbe dovuto riportare nella temporalità decaduta in cui vivevano la forma autentica di questi racconti sacri. La rinascita delle fiabe avrebbe dovuto dare al popolo tedesco le sue radici perdute, attraverso le quali esso sarebbe rinato a nuova vita riallacciandosi alle memorie dei popoli che lo avevano preceduto.”

Illustrazione della fiaba di Hänsel e Gretel eseguita da Theodore Hosemann

“Ha una fiaba particolare che le sta a cuore, per ricordi legati ad essa o per il suo simbolismo?”

È una risposta che rivelo al lettore nell’Introduzione del mio libro La Vera Origine delle Fiabe. La fiaba che più di ogni altra è stata per me, come il canto delle sirene per Odisseo o la bionda valchiria addormentata per Sigfrido, è senza dubbio Hänsel e Gretel. Quel racconto, letto nella mia infanzia, mi aveva catturato e terrorizzato con la stessa intensità di una malia di un’incantatrice. Ho vissuto con terrore lo spietato abbandono dei figli nella foresta compiuto dai genitori e l’oscuro viaggio dei due fratelli nell’aldilà fino alla casa della strega, ma nell’implacabile coraggio dei protagonisti, –capaci di resistere a ogni sferzata della sorte, e così complementari da apparire a tratti un unico essere – ho fissato per la prima volta una luce abbagliante in grado di illuminare anche il mio cammino. Ero entrato per la prima volta nel mondo e nel tempo delle fiabe e da quel giorno non ho più potuto uscirne.

Martina Marchese

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