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Mi trovavo a Bologna in una di quelle serate talmente umide e fredde che l’unica cosa che vuoi è uno spazio al chiuso, con più gente possibile e più gradi centigradi possibili, cerco un mood sauna finlandese per intenderci. Arriva un messaggio da un amico, << Ehi, c’è un concerto jazz, una roba un po’ borghese però ci fanno entrare gratis, il batterista è mio cugino>>. VOLO. Entro nel locale, il mood sauna finlandese c’è e son contento, supero   l’entrata e il vecchio amico disagio stringe la mia mano, sarà compagno di una serata che non sapevo ancora sarebbe stata lunga. 20 tavoli, due persone per tavolo, tutti vestiti di nero, pavimento nero, muro nero, palco bianco perla, calici di prosecco, io, le mie nike rosse, il mio giubbotto blu e i miei calzoni verdi con i tasconi. DISAGIO.
 Era il 2014, avevo 21 anni e ascoltavo principalmente punk e hiphop, non potevo sentirmi diversamente in un ambiente del genere, non c’era nulla che si potesse minimamente sposare con la mia personalità, dovevo accettare la situazione e viverla al meglio. Fortunatamente ho uno spirito di adattamento sopra alla media, birra media, angolino dove appoggiarsi e via, ottimismo e presa bene in vista di un concerto a cinque metri da me dove potere vedere musicisti e il loro approccio allo strumento da vicinissimo. Entrano i musicisti, contrabbasso, piano, batteria e tromba, iniziano a brillare gli occhi e l’amico disagio sembra lasciare la mano piano piano. Calano le luci, ed ha inizio il concerto più assurdo della mia vita di fruitore di concerti. Regaz NON CI HO CAPITO UN CAZZO, giuro. Ero davanti ad un concerto (all’epoca non conoscevo assolutamente il genere) di free jazz, una roba strana, dissonante, con melodie che definirle melodie è già un bello sforzo. L’amico di prima lascia la mia mano e si aggrappa direttamente a collo e spalle e pesa tonnellate. Alle mie orecchie sembrava andare tutto per conto suo, nulla aveva senso, assoli infiniti i peggiori quelli di contrabbasso, che non sai se è il fonico che sta facendo un lavoraccio o il musicista che non ci sta dentro. In realtà la colpa era mia, non potevo capire, non poteva piacermi, ero abituato a rime e beat, ritornelli allegria e grida di ribellione, Federico cazzo ne sai tu del free jazz. Sono comunque rimasto lì fino alla fine, un’ora che sembravano tre, ritornare al freddo non è mai stato così bello e liberatorio, CIAO CIAO JAZZ, a mai più. Almeno così pensavo, e invece. Quell’anno mi sono trasferito a Londra, subito mi buttai alla ricerca di situazioni nuove, concerti in giro per la capitale, non avevo soldi da spendere nei biglietti quindi cercavo eventi gratuiti, jam session etc. Tra I quartieri di Brixton e Peckham (sud di Londra) trovai gli spazi giusti, locali con musica diversa ogni sera, battle rap, musica reggae con MC micidiali, jam session di musicisti jazz incredibili, il biglietto più caro costava tre pound e le pinte di Red Stripe (birra giamaicana spaziale) veniva 4 pound, PARADISO.

Red Stripe, birra giamaicana a soli 4 pound

Il jazz che potevo sentire nella capitale era totalmente diverso, meno classico, e meno pazzo e più unitario forse di quello che avevo sentito in madre patria. Riusciva a coinvolgere tutti, in modo attivo e partecipativo. In una serata “jazz” potevi trovare di tutto, dal duetto classico al cantante che ti spara barre rap incredibili con solo una batteria come accompagnamento. Io non ne ero assolutamente consapevole ma stavo vivendo in prima persona una rivoluzione musicale, un incrocio di generi e influenze che avrebbero cambiato il mondo della musica da lì a pochi anni. Parlando con gente del posto venni a scoprire “TOMORROW’ WARIORS” una scuola  che dal 1991 si occupa di fornire istruzione musicale gratuita e di alta qualità a giovani di tutte le estrazioni sociali e culturali. L’intenzione originaria dietro il progetto era quella di trovare il modo di far esprimere giovani musicisti f che non riuscivano a farlo all’interno del ‘sistema jazz’ che esisteva a Londra, gravitante completamente intorno ai college e ai conservatori. Fondato dall’educatrice Janine Irons
Gary Crosby nel 1991 la scuola ha dato vita a tantissimi nomi a cui il jazz contemporaneo è legato in modo imprescindibile. Shabaka Hutchings (Sons Of Kemet, The Comet Is Coming), Nubya Garcia (Nerijà), Femi Koleoso (Ezra Collective, Jorja Smith), Joe-Armon Jones, Zara McFarlane, Soweto Kinch, Sheila Maurice-Grey (KOKOROKO) e Moses Boyd , SAULT sono alcuni dei giovani artisti, molti di loro devono ancora compiere trent’anni.. Il momento in cui al di fuori della capitale inglese il jazz londinese è quasi all’improvviso diventato una “scena”, va ricondotto  all’uscita nel 2018 della compilation della Brownswood“We Out Here”. Una raccolta delle migliori e più innovative menti musicali del circondario Londinese. Una raccolta dove il jazz non è fatto solo di classicismi ma di nuove interpretazioni e influenze, dalla musica elettronica, trip hop, hip-hop e afrobeats. Ed è proprio qui che tutto cambia perché se negli anni passati la maggioranza dei musicisti jazz a Londra era storicamente di background inglese o caraibico: ora invece è predominante quello africano, influenzato in maniera predominante dal afrobeats diventato così più “pop” e ballabile.  Un nuovo modo di esprimersi e condividere un genere di musica, che se fino ad ora è quasi sempre stato per un’élite ben distinta, ora diventa raggiungibile e apprezzato più realtà culturali. Il genere con gli anni ha spopolato e ha invaso le menti e le orecchie di molti di noi che più seguono la musica indipendente e contemporanea, ritmi incalzanti, assoli che sono a servizio del ritmo, un tutt’uno che trova grande sfogo e partecipazione all’interno di un pubblico giovane e attivo. Anche nella nostra penisola è arrivato questa “New Wave Jazz” influenzando e dando vita a moltissime nuove formazioni e musicisti. 72-Hour Post Fight, Daykoda, Koralle (progetto trasversale di Godblesscomputer), Karu, Lucifour M e tanti altri.

Se guardiamo questo nuovo movimento dal punto di vista sociale e culturale è forse uno dei movimenti con più inclusione e varietà. Artisti da tutto il mondo provenienti dai più vari generi musicali si incontrano per sperimentare e mettersi alla prova con questo nuovo approccio creando capolavori sonori. Non è un caso che all’interno degli album di rapper e musicisti R’n’b contemporanei siano presenti tracce con evidenti influenze jazz. Rejjje Snow, Tyler The Creator, Mac Miller, Kendrick Lamar, Earl Sweatshirt ,BROCKHAMPTON, Flyng Lotus e tantissimi altri sono riusciti a tuffarsi in questo mondo fatto di ritmiche e profumi da tutto il mondo e lo hanno fatto proprio.
E tu cosa aspetti a tuffarti?

Federico Ciotti

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