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“Dieci Anni Bellissimi” – Racconti Di Un Concerto De I Ministri

In un freddo sabato di dicembre, tra molta nebbia e poca voglia di vivere, i Ministri hanno deciso (per qualche ragione davvero misteriosa) di concludere il loro ultimo tour “Dieci Anni Bellissimi” nientepopodimeno che, signore e signori, a Cesena al Vidia Club. Vi starete domandando perché hanno chiamato così questo tour, o forse vi starete chiedendo (cosa molto grave, a mio avviso) chi sono i Ministri e perché io stia scrivendo di loro.

I Ministri sono dei bellissimi ragazzi (in realtà sta parlando la “groupie” che è in me, diciamo che non sono proprio dei fotomodelli – tranne Divi. Divi è davvero bellissimo) che nel lontano 2003, quando ancora esisteva Paolo Meneguzzi e Tiziano Ferro riusciva ancora a fingere splendidamente la sua eterosessualità con “Xverso”, decisero che la scena musicale italiana meritava qualcosa di diverso, qualcosa di più alternative-rock, post -grunge e punk-rock (Wikipedia docet).

Nel 2006, che vide l’Italia campione del mondo (scegliete voi se ricordare quel momento con “il cielo è azzurro sopra Berlino!” oppure l’intramontabile “POOOPOPOPOPOO”), i Ministri pubblicarono il loro primo album I Soldi Sono Finiti, col quale hanno deciso di andare in giro per l’Italia a far “pogare” i loro fan che magari, come me, dieci anni fa non ne avevano avuto l’occasione. Un vero e proprio #throughbacktour, usando un linguaggio social.

Ora io non voglio mettermi a fare un’analisi dei loro testi o di cose così; voglio parlarvi della loro energia. Non è la prima volta che li sento in un live, ma stavolta c’è stato qualcosa di diverso.

Forse perché era l’ultima di 64 date (sì, avete capito bene, SESSANTAQUATTRO) in poco più di un anno, il che significa, oltre ad un’enorme stanchezza, anche un po’ di malinconia. Ma non malinconia brutta no, quella bella, quella che dona agli occhi di Divi (a.k.a. Davide Autelitano, voce e basso) una luce speciale, a Dragogna (a.k.a. Federico Dragogna, chitarra e cori) ancora più sudore e voglia di restare a petto nudo dopo soli 0,002 secondi dall’inizio del concerto e a Michelino (a.k.a. Michele Esposito, batteria) la magia di essere instancabile. Ci hanno regalato un concerto autentico, genuino, pieno di voglia di divertirsi, di emozionarsi, di saltare sul pubblico, di pogare (oppure, citando una loro canzone, di “Spingere”), senza la necessità di dover immortalare ogni momento, di dover far sapere a tutti gli amici virtuali quant’era figo il concerto dei Ministri (e lo era tanto).

Locandina di Wes Anderson, presa in prestito da I Ministri per ringraziare e salutare il proprio staff

Così dopo essersi commossi, dopo aver dato spazio sul palco anche agli “addetti alle quinte” con un’eccezionale performance de “I Nani” di Richard Benson (sì raga non scherzo, è successo davvero), si sono presi un paio di giorni per salutare e ringraziare tutti, staff e fan, perché per un po’ non si vedranno più in giro, e per farlo hanno deciso di prendere in prestito la locandina di “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson (che evidentemente piace assai alla scena indie), oltre queste parole:

Non ce ne vorrà Wes Anderson se prendiamo in prestito una sua locandina per salutare e ringraziare il nostro staff: il nostro, più che un Grand Hotel, è un circo – e per mandarlo avanti è necessario sentirsi in una vera e propria famiglia, dove anche i sacrifici più gravosi sembrano meno duri da affrontare. Qui dentro ci sono tutti quelli che ci hanno accompagnato quest’anno, che hanno saltato il sonno e i pasti, che ci hanno sopportato, lanciato e ripreso, illuminato, mixato e sostenuto. Un’altra parte di questa famiglia è oltre le transenne: da dieci anni, dai quattro angoli dell’Italia abbiamo persone che hanno deciso non solo di ascoltarci, ma di seguirci e amarci come si amano gli amici. Probabilmente hanno a loro volta amici che, al decimo concerto in un anno, dicono loro “ma sei matto?”: la risposta forse è sì, ma lo siamo anche noi e per gli stessi motivi. Per l’appunto, dev’essere una cosa di famiglia. Sono 64 i concerti di questo tour – li trovate elencati in basso – e di ognuno ricordiamo volti, luoghi, emozioni, sfide e sfighe. Lasciano ora posto a un lungo periodo fatto di musica nascosta, di canzoni da portare alla luce, di molta riflessione e poca adrenalina. Lo passeremo il più possibile lontano dal grande bazar dei social network, un posto dove è più semplice incontrarvi e farvi sapere le cose, ma dove ormai le gare di emozioni, di ironia e di cattiveria stanno creando un pericoloso fiume d’ansia che rischia di travolgerci tutti, presto o tardi. Nella speranza che tornino a esserci più ricordi che foto di ricordi, aspettiamo di rivedervi nel mondo reale quando sarà il momento: troveranno di tutto per tenerci attaccati allo schermo e lontani gli uni dagli altri, ma mai riusciranno a inventare il tasto “abbraccia”. A presto.” 

Vi lascio con queste loro parole, ci vediamo al prossimo concerto.

Chiara Russo

 

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