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Il 30 ottobre a Firenze in piazza della Repubblica si è tenuta una manifestazione per protestare contro l’affossamento del DDL Zan; hanno partecipato tante enti, non solo a favore ma anche contro i diritti LGBT+.

È importante chiarire che questa legge, in caso di approvazione e attuazione, non avrebbe protetto solo le persone vittime di omobitransfobia, ma anche vittime di abilismo (la discriminazione contro le persone disabili) e misoginia; avrebbe inoltre istituito giornate volte alla formazione sulle differenze di genere e di orientamento per le scuole ed istituito una giornata nazionale contro le discriminazioni verso le persone LGBT+.

E’ importante sottolineare che la manifestazione che si è svolta a Bologna molte realtà minoritarie – come sex worker e persone disabili – hanno avuto molto respiro e molto spazio per potersi esprimere; mentre a Firenze la manifestazione è stata un ripetersi degli stessi concetti per quasi 40 minuti, senza accompagnamento musicale, senza cori, una piazza fin troppo tranquilla per quella che è stata a tutti gli effetti una protesta coordinata ed organizzata in più di 40 piazze italiane. Un inno alla moderazione da parte di molte enti, forse ancora impauriti di perdere la faccia davanti all’opposizione; unica grande eccezione Vincent Vallon, presidente di Arcigay Firenze, che ha arringato la folla nonostante la difficoltà di farsi sentire in tutta la piazza; è bastato un forte “non ci cancellerete” e “siamo sempre esistitə e sempre esisteremo”, tra dolore e commozione. Lui ha parlato di come sia vivere in questo Stato che sa esser così retrogrado e crudele; ma ha anche affermato che i contentini non bastano più, da ora in poi è ora di battersi per i pieni diritti.

Altro ente che si è distinto, quello di “Lettera A”, nome che include il significato di persone Aromantiche e Asessuali, cioè una minoranza nella minoranza, spesso ripudiata dalla comunità stessa, che con delusione ha ammesso di essere stata lasciata indietro anche su questo disegno di legge, non per questo però, sottolineano, non lo hanno supportato, piuttosto, come per Vincent, questo vuole essere un invito che da ora in poi si chiedano pieni diritti anche per queste realtà più piccole.

Un pensiero finale va al decreto infrastrutture, passato pochi giorni fa quasi a pieni voti, all’interno di esso si legge che verrà creato “il divieto di pubblicità che proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche”, e che di fatto metterebbe fuorilegge gran parte delle campagne di pro-vita, un’idea molto più forte di quelle proposte dal DDL Zan (che proteggeva la “libertà di opinione”); ma allora vien da dire, in questo paese basta non nominare noi frocə, per ottenere protezioni?


Edoardo Merlone

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