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Lo scorso giovedì 21 Marzo si è celebrata la giornata mondiale della poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999.

Come spiega Giovanni Puglisi, presidente della Commissione Nazionale Italiana UNESCO, questa celebrazione:

 “Rappresenta l’incontro tra le diverse forme della creatività, affrontando le sfide che la comunicazione e la cultura attraversano in questi anni”.

 

 

Sonetto 116 di William Shakespeare, appeso vicino alla stazione.

Nonostante l’inesorabile avanzare dell’evoluzione della forma comunicativa, che soprattutto nell’ultimo decennio si è accostata sempre di più al digitale, a tutto ciò che appare veloce e immediato, il bisogno di leggere e fare poesia permane immutato nell’animo umano. Questo lo si può vedere anche dietro gli schermi apparentemente freddi dei social network, dove i giovani, magari inconsapevolmente, sono alla disperata ricerca di qualche parola che parli di loro, che li aiuti ad esprimere il loro essere, che sia la frase di una canzone messa a mo’ di didascalia, o che sia banalmente un aforisma preso dal biglietto di un cioccolatino, sono proprio queste le evidenze di un bisogno di poesia che si cela dietro ognuno di noi, anche dietro chi dice di non volerne sapere. Perché poesia significa espressione, ed ogni essere umano ha bisogno di esprimere ciò che si perde tra le pieghe della quotidianità.

E lo sa bene chi, proprio lo scorso giovedì, ha deciso di riempire la nostra Cesena di stampe poetiche di autori differenti, dai grandi classici, come Leopardi ed Ungaretti, per arrivare ai versi di poetesse contemporanee, come Rupi Kaur e Wisława  Szymborska.

Non conosciamo la mente del progetto, ma possiamo ben immaginare quale sia stato invece lo scopo dietro questo gesto, che è apparso tanto silenzioso quanto forte, come a ricordarci che spesso sono proprio le cose più lievi, come una poesia appesa alla stazione, che catturano la nostra attenzione e ci ricordano quali sono, nel ritmo frenetico delle nostre esistenze, le cose importanti.

Ci piace infatti immaginare che chi, passando per le vie del centro, abbia notato queste poesie, si sia fermato a riflettere, anche solo per qualche secondo, sulla bellezza e l’importanza della parola, spesso sottovalutata, spesso abusata.

La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono,
dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l’aria
riesce a passare.

 

La poesia è il salvagente, di Kahlil Gibran, appesa vicino Piazza del Popolo

Lisa Boldrini

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