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TUTTO TREMA: Sotto Le Macerie Si Svela La Corruzione

Il 24 agosto il sisma devasta la valle del Tronto: Amatrice, Accumuli e Arquata. Quasi 300 morti.

Il 26 Ottobre, alle 7.41 un violento terremoto ha epicentro a Norcia. La terra continua a tremare, la zona rossa si allarga in modo permanente. Crolli in quasi 200 comuni, colpiti 5000 monumenti, evacuati decine di paesi. Il risultato? Veri e propri borghi fantasma, ma soprattutto migliaia di sfollati.

Questo è solo un piccolo riassunto della cantilena di telegiornali e social, nelle ultime settimane.

Ma c’è qualcosa che deve essere sottolineato.

“I terremoti esistono da quando esiste la terra. I paesaggi, le montagne, l’acqua dolce, tutto è dovuto ai terremoti. Neanche l’uomo esisterebbe senza i terremoti, il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo”. Parole che richiamano una verità semplice, pronunciate dal vescovo di Rieti durante i funerali di Amatrice.

In occasione di un terremoto ci sono due fattori che nell’insieme contribuiscono a determinare il tasso di mortalità: il livello di ricchezza pro-capite della popolazione e il livello di corruzione.

Tra i paesi dell’Unione Europea nel 2015, l’Italia soffre del più alto “spread etico” tra ricchezza e corruzione. Quindi, possiamo dedurre che la sicurezza degli edifici è carente, nonostante il benessere di cui godiamo e la possibilità di utilizzare materiali migliori per la costruzione seguendo le norme dell’antisismica.

La corruzione finisce per corrodere dall’interno l’integrità delle costruzioni, incoraggiando violazioni e abusi edilizi, autorizzando l’impiego di materiali scadenti, consentendo di piegare all’istanza del massimo profitto dei costruttori norme e regolamenti posti a tutela di qualità, sicurezza e stabilità delle realizzazioni. E ancora una volta l’Italia diventa un vero e proprio teatro delle ombre. Ce lo dimostrano esempi come la mancata ricostruzione dell’Aquila e l’immagine dell’orologio rimasto fermo sull’ora del terremoto, così come le polemiche sull’ex direttore del dipartimento della protezione civile, Guido Bertolaso. O, più recentemente, il suono delle voci dei mafiosi che nelle intercettazioni ridevano sul dolore degli altri, pensando già a come aggiudicarsi gli appalti ancora prima che la terra cessasse di tremare. Il processo Aemilia ancora in corso ne è la prova.

Per quanto ancora vogliamo chiudere gli occhi? Da quello che vedo in Italia è facile alzare il dito per convenienza. È facile indirizzare la polemica sulle provocazioni inutili, ma a chi ci disegna come “il terremoto all’italiana” sapremmo veramente cosa rispondere?
Personalmente domenica (30 ottobre, n.d.r.) è stato un risveglio brusco, il letto che trema e il lampadario sopra alla mia testa che decide di ballare la samba. Il cuore mi è salito in gola e, data la lunghezza della scossa, pensavo davvero che sarebbe potuto succedere qualcosa di pericoloso. Così mi sono alzata e ho acceso la televisione. Lì le immagini mi hanno raccontato in diretta quello che solo in lontananza avevo vissuto pochi istanti prima. Al primo impatto la natura quasi indenne, poi strade spaccate e in alto nel cielo la nebbia. Ma a guardarla meglio non è nebbia. E in quel momento la consapevolezza che non è semplice umidità, bensì la polvere alzata dal crollo delle case e dei palazzi storici, intere città rase al suolo.
In primo piano la giornalista inquadra un cimitero. Il muro è crollato, il tombino aperto e incombe nei miei pensieri una scena da film dell’orrore.
Macigni e detriti occupano le strade impedendo il passaggio. Auto spezzate e vite inclinate. Per fortuna non ci sono morti, ma tanti sono i feriti.
Proprio i giorni scorsi mi ero finalmente gustata la birra bio al farro di Castelluccio di Norcia, gli strangozzi ai funghi porcini e i crostini al tartufo nero di Norcia che avevo acquistato in quelle zone quest’estate.
Una meraviglia culinaria.
La Norcineria dove ho comprato queste leccornie la settimana prima del maledetto 24 agosto, era proprio accanto alla Basilica di San Benedetto a Norcia ed era costellata di cinghiali impagliati e cartelli di legno intagliato che proferivano: “ Salame Norcino, Salame al Tartufo, lenticchie bio di Castelluccio di Norcia”.
Mi ricordo ancora i due signori gentilissimi che ci illustravano, dimenandosi attraverso i loro mille prodotti e oggetti, tutti i loro tesori.
Secondo la tradizione furono gli Ebrei, arrivati in Italia dopo la distruzione di Gerusalemme, a inventare la tecnica di conservazione del maiale.
Non potendola mangiare per motivi religiosi, la conservavano per favorirne il commercio. Da qui nasce la figura del “Norcino”. Da allora la salagione e la stagionatura di prosciutti e salsicce è diventata una specialità di Norcia e il negozio dove vengono venduti è la cosiddetta “Norcineria”.
Ma chissà dove saranno ora quei due signori ? Dove avranno dormito in queste notti fredde? Chissà come avranno fatto ad allontanarsi dalla loro vita e dal loro lavoro.
Che dire invece di Preci.
Preci, uno dei 18 comuni immersi nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, un luogo unico per flora e fauna, un luogo che lascia quel senso di atmosfera mistica del regno di Sibilla, la profetessa che visse in quei luoghi. Nessuno può immaginare che in quel paesino sperduto tra i monti tra il XIV e il XVI secolo si diffuse la chirurgia preciana, conosciuta in Italia e Europa grazie ad illustri medici specializzati nel campo dell’oculistica e della litotomia.
Proprio per la secolare tradizione di allevamento e lavorazione del maiale, animale dall’anatomia molto simile all’uomo, venne favorita la diffusione della chirurgia.
Infatti, visitando il Museo della Chirurgia di Preci, attraverso l’esposizione di immagini, trattati di medicina, ferri chirurgici dell’epoca, si fa un salto nel passato e si comprende quanto la loro chirurgia fosse ambita dalle più importanti città italiane e da diverse corti europee. Molti nobili e aristocratici di Francia e Inghilterra viaggiavano fino a Preci per farsi operare.
Preci e Norcia sono l’incontro tra l’ambiente magico dei Monti Sibillini, la natura, la storia, il cibo, le tradizioni, dove i ritmi quotidiani hanno ancora cadenze a portata d’uomo e una grande ospitalità.

E ora, dopo un breve excursus su Norcia e Preci, epicentro della scossa del 26 ottobre, immaginiamo di essere nella condizione in cui il giorno prima il nostro più grande problema era non saper trovare il tempo di andare a fare la spesa e poi, poche ore dopo, non avete un tetto e un lavoro, il cuore batte e l’unico chiodo fisso è tenere al riparo i vostri cari.

Concludo con una piccola riflessione. Domenica (30 ottobre, n.d.r.) è stata registrata una scossa intorno a mezzogiorno con epicentro Martorano, Cesena. A circa 36 km di profondità sotto le nostre radici la terra ha tremato al grado 3.7 della scala Richter.

I problemi non sono sempre degli altri e non possiamo aspettare come ogni volta il danno per poi disperarci. La terra è imprevedibile come il caso e allora teniamoci informati andando al di là delle cose e cambiando punto di vista, perché tra le macerie ci potrà anche essere un’ombra, ma sta a noi decidere se rimanere fermi a osservarla o cambiare prospettiva per fare qualcosa.

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