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La memoria è un dovere” sanciva qualche saggio. Ed ecco giustificato il così energico proliferare delle cosiddette giornate “per non dimenticare”: oggi, 25 novembre, dal 1999 è la data istituita come giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Ancora una volta è necessario protestare contro la violenza. Cosa dobbiamo ricordarci di non dimenticare? Che un altro anno è passato, senza che il numero di femminicidi o, per usare una definizione quasi ossimorica, di delitti passionali (come se si potesse morire per amore) sia diminuito. Che questa lotta generazionale tra sessi è ancora in corso e, anzi, oggi più accesa che mai. Basta accendere la tv o sfogliare un giornale di cronaca per essere sommersi da tante storie, tutte diverse e tutte uguali, di ordinaria violenza di genere. Ormai ogni giorno un nuovo nome da aggiungere alla lista, quella lunga lista dove finiscono tutte le donne massacrate dagli uomini, generalmente i loro uomini. Raptus improvvisi o il culmine di lunghi periodi di violenza (nella maggior parte dei casi mai denunciata) il cui epilogo è sempre lo stesso: donna ferita, umiliata, violentata e uccisa. E se lanciamo uno sguardo alle statistiche i dati sono ancora più angoscianti: l’ISTAT decreta, infatti, che nel 2015 il 35% delle donne nel mondo ha subìto una violenza fisica o sessuale; in Italia 6 milioni 788 mila donne sono state vittime nel corso della propria vita di una violenza (in sintesi una su tre); 2930 sono le donne che nel 2016 si sono rivolte solo ai centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna; 116 i femminicidi calcolati nei primi dieci mesi del 2016.

La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma che ad oggi, in pieno clima di società evolute, civili ed emancipate, i dati relativi a questa categoria di abusi continuino a rimanere così drammatici ed allarmanti, non rispecchiano esattamente quell’idea di “mondo migliore” che ci insegnano a sognare da bambini e che dovrebbe tanto essere una spinta al nostro agire e reagire da adulti. Non possiamo rassegnarci alla triste realtà per cui in un mondo così proiettato all’abbattimento di frontiere di ogni tipo e alla valorizzazione dei diritti e delle pari opportunità possano ancora raccontare di donne che continuano a morire, nel corpo e nell’anima. Non rendiamo la data del 25 novembre un giorno fissato da calendario per ricordarci di questo tragico scenario e deprimerci, né un’occasione per aggiornare sui social l’immagine del profilo e far vedere che una volta tanto ci ricordiamo di risvegliare le nostre coscienze. Deve essere qualcosa di più: deve servire a farci capire quanta strada abbiamo fatto, ma soprattutto quanta strada ancora deve essere percorsa per arrivare all’agognato traguardo di tutti i tempi, il rispetto dei diritti umani.

Per dire a gran voce “basta!”, nel nostro Paese sono tantissime le iniziative promosse: conferenze, mostre, tavole rotonde e proiezioni di film hanno coinvolto la stragrande maggioranza delle città italiane e a cui la nostra Cesena ha aderito attivamente. Innanzitutto, la scorsa domenica le strade della città hanno accolto le “Women in run” nella loro corsa per sostenere il lavoro di ActionAId nell’infinita lotta a supporto dei diritti delle donne. Ma anche il weekend si prospetta florido di eventi. In giornata dalle ore 9.30 fino alle 17 si terrà nella Sala del Consiglio comunale un convegno sul tema “Violenza di genere subìta ed assistita”, moderato da Maria Carolina Porcellini, del Centro Donna di Cesena. Sempre in giornata, a partire dalle ore 9.30, è prevista una tavola rotonda dal titolo “Violenza sulle donne anziane…un silenzio assordante”, nella sede della Cgil di via Plauto. Sabato e domenica saranno dedicati ad iniziative dai risvolti più artistici: il 26 novembre a partire dalle 16.30 l’ Auditorium di Palazzo Nadiani sarà palcoscenico dello spettacolo “Parole e musica contro la violenza”, mentre il 27 novembre Francesca Romana Perrotta darà voce alle “donne senza voce”nella Sala Dalla Piccola del Conservatorio “Bruno Maderna”.

Parafrasando una citazione di Kofi Annan, potremmo dire che la violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani e fin tanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace.

 Laura De Riso

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