“Le cose che mi sono inventato sono tutte vere”.
Ecco a voi Gio Evan, classe 1988, artista poliedrico e incantatore di uomini.
Dopo aver viaggiato in tutta Europa e in Sud America solo con la sua bicicletta, aver vissuto con gli sciamani e affrontato una profonda ricerca spirituale, è tornato in Italia per dedicarsi completamente alla vita di artista.
Gio cambia indirizzo ai luoghi comuni, sovverte il senso delle frasi fatte e dei modi di dire, obbligando il vocabolario alla sfida dell’improbabile.
Ci parla, in modo ironico e spensierato, di quanto sia stupendo essere insicuri e di come sia stupido doverlo nascondere; di come sia importante amare il proprio io e non fare le cose solo per apparire ma per essere; di come una persona dovrebbe esprimere le proprie emozioni e non reprimerle vergognandosi davanti al mondo.

Qualsiasi sensazione che una poesia, un verso o anche una semplice parola suscita, è totalmente soggettiva e intima. Quello che spesso accomuna le persone, invece, è il bisogno di meravigliarsi, di uscire anche un solo secondo dagli schemi, di pensare di non averlo mai pensato. Il mondo sta diventando seriamente “pesante” in tutti i sensi: troppi rifiuti, troppi soldi, troppi politici, troppi pensieri. È tutto così esagerato e amplificato.

Bisogna imparare a notare onde evitare di annegare in mezzo al male

Senza pensare a chi è che passa e chi no, i suoi componimenti sparsi per il mondo donano una cosa che oggi davvero si fatica a trovare: la leggerezza.

Il concetto di leggerezza è chiaro finché si rimane in ambito fisico: un vino leggero ha poco alcol, un passo leggero fa poco rumore. È quando però questo concetto si svincola dalla stretta sensorialità che ovviamente diventa più sfuggente: e allora il leggero diventa il superficiale, il distaccato, il sereno. Il distacco non è necessariamente superficialità: davanti ad un problema anche serio,

mantenere una distanza, una certa leggerezza evita di affondarci dentro, e può essere, invece che di superficialità, cifra di consapevolezza – se non di saggezza. La leggerezza è anche coscienza dell’irripetibilità di ogni esperienza: ci solleva dal voler stabilire una via con la V maiuscola che sia giusta in assoluto – un solo modo di risolvere i problemi, un solo modo di affrontare la vita. È l’avvicendarsi di molti passi leggeri a fare il buon sentiero.

“Siate ribelli disperdete delicatezze in ogni dove, fate grandi i dettagli, operate meraviglie e amate senza chiedere il permesso”.

 

Evelyn De Giorgi