Stefano Massini è sbarcato al teatro Bonci con un nuovo character study, questa volta sull'uomo…
Sicilia: terra degli aranceti, degli ulivi e del sole; terra, purtroppo, anche di mafia. Ogni anno da tutta Italia partono centinaia di ragazzi per fare volontariato con Libera o altre associazioni di questa regione. Molti di loro non sanno che verranno smistati tra beni confiscati e beni sequestrati. La sottile differenza che corre tra i due è che i primi sono stati ufficialmente espropriati al boss mentre i secondi aspettano ancora il verdetto finale del processo. Insomma, fare volontariato in Sicilia è un po’ come trovarsi ad una partita di tennis, quando la pallina sfiora la rete e per qualche millesimo di secondo tutti rimangono con il fiato sospeso perché non sanno in quale metà campo cadrà. Ma questo è lo spirito del volontariato: impegnarsi e contribuire a un progetto che vale la pena sostenere, nonostante il suo esito sia appeso a un filo.
Quello che colpisce di più è il fatto che tanti giovani si muovono in questi luoghi e si mettono in gioco impiegando tempo, soldi e fatica, nonostante quella percentuale di possibile sconfitta. Sono i giovani delle nuove generazioni, i giovani che non mollano, che non vogliono vedere l’Italia morire nelle mani di terribili mafiosi, sono i giovani che ancora credono in un futuro migliore e che si rimboccano le mani per costruirlo, i giovani che si incazzano quando sentono dire: «l’Italia ha la classe politica che si merita» perché loro da italiani sentono di meritare molto di meglio.
Andare in avanscoperta in queste terre significa coglierne i lati più belli ed anche quelli più terrificanti. Il mare e le montagne in un unico scorcio, il cielo azzurro, le terre brulle, i paesini caratteristici, il profumo salmastro che si confonde con quello degli aranci, il dialetto siciliano, la granita, gli arancini, e poi dall’altra parte c’è il vicino mafioso che impreca e si arrabbia se dei ragazzi cantano e suonano la chitarra, oltre a forze dell’ordine invischiate in affari mafiosi, la maggior parte dell’edilizia coinvolta in attività illecite e i giornalisti che vengono ammazzati perché ‘sanno troppo’.
Quando ci chiediamo se sia possibile estirpare la mafia e ci rispondiamo di no, sbagliamo!
Perché se la pensiamo così significa che abbiamo già perso in partenza, che non abbiamo più speranza, che abbiamo paura. Noi ci arrendiamo e la mafia ha già vinto. A volte dovremmo ricordarci che la mafia è fatta da persone e le persone sono coscienze e le coscienze possono essere plasmate. Se fin da piccoli ci insegnano che chiedere il pizzo è giusto, da grande ci sembrerà normale chiedere il pizzo. Ma se c’è qualcuno che a gran voce grida che chiedere il pizzo è sbagliato, ammazzare è sbagliato, riciclare denaro è sbagliato, mangiare sulla pelle della gente è sbagliato e ti mostra un’altra possibilità, allora tu ti trovi a un bivio dove devi scegliere se stare dalla parte giusta o no. La scelta è quella di convertirti alla mafia, di sottostare alle regole del clan, oppure di dire “No, io non ci sto. Io valgo di più!”.
Da soli forse è impossibile, ma insieme si può e se ho fatto la volontaria in queste zone è anche perché voglio sapere di non essere sola, voglio sentirmi libera, voglio resistere. E questo è l’augurio che voglio fare a tutti voi!
Arianna Suprani
(di “Cantiere Parallelo” – programma di UniradioCesena curato dai ragazzi di “Libera”, associazione contro le mafie; in onda mercoledì 14 dicembre dalle 20.00 alle 21.00)


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