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Le Recensioni Musicali: Royal Blood
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Royal Blood in live concert

Quale strumento non è fondamentale all’interno di una band? Si potrebbe rispondere il basso, pensando ai Doors; o le tastiere, di cui molti gruppi punk non sentono la mancanza. Potrebbero poi arrivare 2 ragazzi di Brighton, Inghilerra del Sud, e rispondere “La chitarra!”. Prima di prenderli per pazzi, è decisamente una buona idea ascoltare il loro album d’esordio.

La band in questione sono i Royal Blood, e sono sicuramente riusciti a far parlare di se ben prima dell’uscita dell’omonimo album nell’ agosto del 2014. Se infatti come si suol dire oggigiorno è importante avere ottime referenze e “sponsor”, la band inglese ha fatto le cose in grande:  il batterista degli Arctic MonkeysMatt Helders, ha indossato durante un concerto al Glastonbury Festival una loro maglietta, prima ancora che il duo pubblicasse il primo singolo; e Jimmy Page, il chitarrista dei Led Zeppelin, dopo averli ascoltati dal vivo, ha avuto per loro parole al miele: “Sono stati fantastici. Incredibilmente avvincenti, sono dei musicisti così distinti. Il loro album ha portato il genere più in alto di un paio di livelli. È così rinfrescante da sentire, perché suonano con lo spirito delle cose che li hanno preceduti, ma puoi sentire che porteranno il rock in un nuovo regno – se non lo stanno già facendo. È musica di qualità tremenda.”acl-royal-blood-1280x800

Probabilmente Page ha un po’ esagerato, ma sicuramente il suo discorso ha un fondo di verità: ascoltando le varie tracce dell’album si notano subito le influenze di gruppi come i Queen Of The Stone Age in You Can Be So Cruel; e i White Stripes riecheggiano spesso nell’intero album, specialmente durante il singolo Figure It Out. Per quanto riguarda i lati più innovativi e particolari quello principale è sicuramente la mancanza di una chitarra: il bassista Mike Kerr riesce 2015RoyalBlood_Reading_2_JH290815.article_x4infatti, usando più amplificatori e una pedaliera degna di un laboratorio della NASA,a dividere e modificare il suono in modo da dare all’insieme un suono potente e pieno, come si nota benissimo da Little Monster o Out Of The Black(probabilmente il brano migliore dell’album).

In definitiva i Royal Blood probabilmente non riusciranno a portare il rock in un “nuovo regno”, ma si sono dimostrati molto abili ad attingere alle loro influenze musicali e unirle insieme con qualcosa di nuovo. Cosa che, nel panorama musicale di adesso , non è per nulla scontata.

Leonardo Franceschelli

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