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Nuove Tecnologie: Il Labile Confine Tra Moralità E Progresso

Fin dai tempi antichi l’uomo ha inesorabilmente tentato di superare i limiti imposti dalla Natura e da Dio. Pensiamo all’Antica Grecia, dove nacque la parola hybris proprio allo scopo di descrivere tali atti di superbia ed eccesso. Rappresentava la colpa dell’uomo il quale, tramite la ragione, tentava di comprendere il divino, ponendosi egli stesso sul piano di Dio. Questa colpa si ripercuoteva  inesorabilmente in modo negativo sul presente e sul futuro di colui che se ne macchiava.

Al giorno d’oggi i progressi tecnologici sono sempre più rapidi e ci si sta spingendo oltre limiti che solo una decina di anni fa sembravano invalicabili. Il corpo umano non ha quasi più misteri per l’uomo e molte malattie sono state debellate. I recenti sviluppi nella bioingegneria ci pongono di fronte ad un dilemma di carattere morale ed etico:

fin dove è giusto spingerci per preservare la vita umana?

Quando una scoperta scientifica permette di supplire ad una disabilità è sempre un successo, ma fin dove è accettabile spingersi? Quale percentuale del nostro corpo è considerato lecito sostituire con protesi biomeccaniche?

Queste sono solo alcune delle domande che ci si deve porre quando si affronta una nuova scoperta scientifica in questo campo. Perchè quando si iniziano a sostituire parti umane con parti meccaniche è maxresdefaultcome se in un certo senso si perdesse parte della nostra identità umana. Ciò che ci rende umani è anche il fatto che siamo fatti di carne ed ossa e che siamo esseri effimeri, fragili. Se invece fossero fruibili in maniera semplice “pezzi di ricambio”, tutta la percezione della vita stessa cambierebbe. Quando non ti senti fragile, mortale, la tua concezione della vita cambia. In un certo senso, verrebbe a mancare quel senso di autoconservazione prettamente tipico della specie umana e che ci permette di valutare il rischio.

Nella vita gli incidenti possono succedere e la disabilità motoria è un pesante fardello da sopportare perché va a ledere l’indipendenza della persona, un aspetto essenziale per la dignità personale. In questo caso, aiutare chi è affetto da una disabilità può risultare moralmente accettabile ed è considerato giusto che la ricerca progredisca affinché si possa migliorare la condizione di questi individui.
Tuttavia, in una società in cui l’obiettivo primario spesso è apparire e risultare i più forti, se una tale tecnologia fosse disponibile per tutti, molti potrebbero approfittarne per “migliorare se stessi”, dopo la chirurgia estetica, l’impianto di protesi meccaniche per incrementare le prestazioni fisiche rischierebbe di diventare una nuova moda.

In quel caso, è considerabile giusto e moralmente accettabile? Fino a che punto ci si potrebbe spingere con queste “migliorie” prima di diventare più macchine che esseri umani?
Retine artificiali, arti meccanici, esoscheletri, il tutto comandato con il semplice pensiero tramite il sistema nervoso dell’ospite, una volta compreso che gli impulsi nervosi sono assimilabili agli impulsi elettrici. Il che ci porta a supporre che anche le emozioni siano mere reazioni chimiche e conduzioni di segnali. E quindi a livello teorico, si potrebbe costruire un automa in grado di replicare il comportamento e le naturali reazioni umane. Tutto ciò sarebbe etico? In molti sarebbero portati a pensare che sarebbe assolutamente immorale e deprecabile. Perché sarebbe come sostituire gli esseri umani con delle macchine che, seppur “pensanti”, rimarrebbero comunque artificiali.

Ma del resto, qual è l’obiettivo primario di un ingegnere? Ottimizzare. Questa meravigliosa parola che porta la categoria ad essere particolarmente odiata perché con il progresso di pari passo arrivano le comodità che portano alla conseguente diminuzione di manodopera necessaria. Noi non ci pensiamo ma effettivamente già in molti campi l’uomo sta venendo sostituito dalle macchine poiché risultano più efficienti e non subiscono la stanchezza.

Ma che cosa possiamo fare quindi per prevenire situazioni di eccesso? Come ci dobbiamo comportare di fronte a queste nuove scoperte? Chi è in grado di stabilire effettivamente il limite che l’umanità non dovrebbe mai valicare? Deve essere un limite imposto dalla Chiesa dettato dal fatto che l’uomo non può e non deve aspirare a diventare invincibile ed onnipotente al pari di Dio? Oppure il limite unico che ci si deve porre è quello dettato dal non perdere le caratteristiche che ci rendono umani?

Nessuno è in gradi di stabilire che cosa sia realmente giusto e che cosa sia eccessivo, tuttavia, come in ogni cosa è opportuno trovare la giusta misuta ed evitare che queste nuove tecnologie vengano usate per scopi impropri invece che per salvare e migliorare vite umane, poiché una vita vale sempre la pena di essere salvata e tutti sono meritevoli di avere una chance di sopravvivere e vivere bene la propria vita.

Valerie Cassaccia

Tratto da Unimagazine, marzo 2016, n. 1.

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