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Il Lucca Comics and Games è una fiera annuale dedicata al fumetto, all’animazione, ai videogiochi, ai film e altro ancora che si svolge tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, famosa per essere l’evento più importante di fantasy e cosplay d’Italia. Ma cosa significa “Cosplay“? Secondo Wikipedia, è la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio e interpretarne il modo di agire. Però, per chi ha avuto una qualche esperienza in merito, cosplay significa sudore e lacrime, gioia e fotografie, ansia, odio e dedizione.
Sì, perché appena finito il Lucca Comics (o una qualunque altra fiera del fumetto, ad esempio il Romix) sei carico e non vedi l’ora di preparare il tuo nuovo cosplay o di perfezionare quello storico, ma poi la vita ti viene incontro e ti dimentichi, anzi sottovaluti la mole di lavoro che c’è da fare. Così arriva agosto, tu non hai ancora iniziato a lavoraci e inizia il delirio. Parti alla ricerca di tessuti introvabili, pretendendo di trovare i colori esatti (colori inesistenti che non appartengono neanche allo spettro del visibile a detta dei commessi), compri i materiali più disparati: la gomma crepla per le armature, il poliuretano espanso, il polistirene per le armi. Ti senti abbandonato a un triste destino perché, quando chiedi aiuto ai commessi per trovare il forex, quelli ti chiedono che ci devi fare e tu non sai come spiegare loro che devi costruire delle ali per fare il cosplay di una idol giapponese. Compri tubi di plastica, cartone, plexiglass e, mentre la colla a caldo diventa la tua migliore amica, arriva ottobre e iniziano le prime differenziazioni tra i partecipanti alla fiera: quelli che hanno la casa là e fanno invidia al mondo, quelli che sono megapoveri perché hanno comprato il biglietto intero e si fanno solo due giorni “dormendo” in macchina, soffrendo il freddo di novembre e la mancanza di un bagno, quelli che arrivano in giornata e quelli tristi che non sono riusciti ad andarci e odiano la vita. In ogni caso, oltre ai partecipanti alla fiera in sé, cioè i paganti, il Lucca è famoso per la community dei cosplayers che passa 5 giorni a girare sulle mura, a fare o farsi fare foto che rasentano l’incredibile. Questa è formata da una grande varietà di individui che automaticamente vengono classificati dagli stessi cosplayers in base al tipo di costume che indossano o che NON indossano. Si può trovare così chi compra un cosplay e viene discriminato dagli altri partecipanti, quelli che fanno un cosplay solo perché va di moda e anch’essi vengono discriminati dagli altri partecipanti, quelli che lo hanno fatto all’ultimo, i quali si dividono a loro volta tra: quelli che indossano solo una parte “giusto per”, ad esempio lo zaino di Captain America o il cappellino con il Tardis (e ancora una volta vengono giudicati male) e quelli che invece sono geniali, i più amati: quelli con i cartelli (tralasciando i free hugs che ormai vengono ricoperti di insulti e odio gratuito) come il ragazzo che indicava sempre l’ora esatta (perché si sa che la gente in cosplay raramente ha l’orologio e necessita sempre di sapere che ore sono), le parodie dei free hugs, come ad esempio “free ttelle”, i deadpool con i cartelli originali e quest’anno sono spopolati i cosplayers “senza olio di palma”. Poi, ci sono quelli che lo sanno fare davvero bene e o li ami o li odi. Di solito non possono fare più di 6 metri senza essere fermati per una foto, mentre tu ti deprimi, perché hai fatto un personaggio sconosciuto, di un fumetto che leggi solo tu e nessuno ti considera. Poi, ci sono quelli che ci hanno lavorato una vita riducendosi comunque all’ultimo e vanno tanto fieri della loro opera… anche se poi una volta in fiera non regge il confronto con i maestri del cosplay… o cade a pezzi o è scomoda come la vita e istiga al suicidio… ma la ami comunque e ti si scalda il cuore ogni volta che ti viene chiesta una foto.
Comunque, ogni cosplayer di Lucca sa com’è la vita del cosplayer e questo ci unisce tutti, si sviluppa un senso di altruismo collettivo. Sappiamo quanto tu stia soffrendo con quelle scarpe, quanto caldo tu abbia con quella armatura, quanto freddo con quel cosplay, sappiamo che le tue ali sono fragili e non vanno toccate, sappiamo che hai fretta, fame, sonno, ma ti fermeremo comunque per fare una foto, perché sì.
La verità è che al Lucca Comics chiunque può fare qualunque cosa, può impegnarsi molto o molto poco. Indipendentemente da ciò, in fiera siamo tutti legati dallo stesso sentimento di gioia, perché ogni anno ci si ritrova sempre lì, tutti accomunati dall’amore per Lucca Comics e per l’atmosfera che rasenta i random party, un crogiuolo di persone differenti in un unico luogo, lo stesso luogo dove nessuno trova parcheggio e dove tutti sono poverissimi.
Anna Pini


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