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Allarme Immigrazione

A discapito della sempre affascinante e mai demagogica campagna delle destre xenofobe, i dati reali sui flussi migratori sembrano suonare qualche nota sotto l’invasione apocalittica: il numero di persone attualmente collocate nei centri di accoglienza (Cpsa, Cda, Cara), nei centri di identificazione ed espulsione (Cie), nelle strutture temporanee, nell’ambito del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) e sull’intero territorio nazionale ammonta a 104.750. Per quanto la cifra da sola possa turbare, i motivi per intercettare gli innumerevoli “non sono razzista ma” possono essere facilmente identificati. Per evitare di scivolare nei cosiddetti “facili buonismi”  è opportuno considerare perché gli amici xenofobi rischiano di cadere in torto sulle discutibili argomentazioni che incendiano i dibattiti su persone che scappano da torture, distruzione e morte certa, tralasciandone ovviamente la questione di pura e semplice umanità. Uno dei fattori da considerare è certamente il dato riportato dal “Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione”, secondo cui la maggioranza delle persone che disperate tentano di approdare al nostro continente al fine di richiedere asilo risulta di nazionalità siriana: tra queste persone si riscontra un elevato tasso di laureati e professionisti specializzati. Chi intraprende questi pericolosissimi viaggi di speranza parte per lo più dai porti libici, ma non tutte le persone stipate sulle fragili imbarcazioni di avidi scafisti senza scrupolo puntano alle coste come meta ultima: con somma delusione dei vari Le Pen, l’Italia rappresenta, insieme alla Grecia e in maniera ridotta alla Spagna, il punto di transito più vicino per raggiungere il continente europeo. Infatti, molti degli immigrati che lasciano il continente africano hanno l’obiettivo di raggiungere i paesi del Nord Europa. Il 92% delle persone che si mettono in viaggio via mare sono rifugiati provenienti dai primi dieci paesi al mondo con minoreShipwreck at Sea # Vector probabilità di sopravvivenza a causa di guerre e regimi governativi dittatoriali con forti restrizioni della libertà personale e della dignità umana o sotto assedio terroristico. Nel 2016 hanno tentato di lasciare il continente africano 180.629 persone, di cui 25.458 attraverso l’Italia, contro i 930 approdati in Spagna e i 154.268 in Grecia: il 45% sono uomini, il 20% donne, il 35% bambini. 1.261 risultano attualmente dispersi o deceduti. I flussi migratori sono ripartiti con una certa intensità quest’anno, dopo un breve assestamento al termine del 2015. Con la stessa intensità però si è radicata l’intransigenza dei governi europei, da nord a sud, a causa della forte pressione mediatica e delle elezioni alle porte, con i partiti di estrema destra a cavalcare l’onda della frustrazione: Svezia e Finlandia pronti all’espulsione di oltre il 60% dei richiedenti asilo del 2015, barriere già innalzate per Ungheria, Francia, Grecia e cronologicamente ultimo il tragico muro del Brennero, con la banalità di una storia ciclica e spietata e con totale noncuranza del rispetto di Schengen e dei così violati accordi UE. L’Italia, dal canto suo, si trova a fronteggiare politiche insufficienti, in quanto focalizzate meramente sulla prima accoglienza, con poca lungimiranza verso l’integrazione di persone che hanno l’assoluta necessità di essere riabilitate e reintegrate in una società civile. La situazione di molti degli accolti nel nostro paese risulta precaria sotto numerosi aspetti, in forte peggioramento una volta stipati in centri di accoglienza raramente idonei a tale scopo. Da una parte, dunque, l’ennesima strumentalizzazione della politica di xenofobi incattiviti dalla bramosia di governare, dall’altra esseri umani privati di ogni dignità.
Lasciarsi strumentalizzare dalla politica dell’odio significa coltivare il seme dell’intolleranza, lo stesso seme che cresce, marcio e malato ai margini, nelle periferie delle città europee e che finisce per esplodere carico d’odio e frustrazione nel cuore dell’Europa. Ci macchiamo oggi, più di ieri, di colpe inaccettabili che la nostra generazione deve condannare, gridando il suo dissenso minuto dopo minuto. L’omertà che tanto fa tendenza in Italia si scontra a muso duro con l’articolo 10 della Costituzione, ignoreremo anche questo o riusciremo una volta per tutte a toccare il fondo e risalire, da italiani e da europei? Non deve essere nostra un’Europa austera e sorda a qualsiasi richiesta, che alza muri invece di tendere una mano a chi ne ha bisogno e che trova più grave che nazioni in difficoltà abbiano un rapporto deficit/PIL oltre il 3% piuttosto che l’intolleranza e l’atmosfera da anni trenta con cui sta intossicando i suoi giovani, adulti, bambini. Quando sarà il momento dell’Europa della generazione Erasmus, fatta di cooperazione, libertà e uguaglianza? Quando la politica tornerà ad essere un bene comune e primo strumento di partecipazione dei popoli e non l’ennesimo tiro mancino di qualche anima nera con manie di grandezza?
Ora tocca ai giovani europei avere il coraggio di scegliere da che parte stare e quale storia scrivere, a testa alta e con dignità

Articolo a cura di Alessia Jambice
Tratto di UniMagazine nº3 – Maggio 2016

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