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Il Caso Parasite-ascesa E Caduta Di Una Famiglia

Chi è, davvero, il parassita? I ricchi si tengono stretta la loro fortuna, mentre i poveri che ambiscono a diventare ricchi, sono in costante lotta tra di loro.

Il film di Bong Joon-ho, Parasite, inizia proprio così, presentandoci due mondi quanto mai distanti, dai limiti inviolabili, non solo psicologicamente ma anche spazialmente separati: da un lato la sontuosa villa della ricca famiglia Park, dall’altro lo scantinato fatiscente della misera famiglia Kim. È in questi due spazi che si allestisce tutta la scena del film, al pari di due palcoscenici diametralmente opposti, che impercettibilmente si toccheranno, mescoleranno, fino ad inquinarsi tra loro, avvelenandosi a vicenda.

La storia

I quattro membri della famiglia Kim (madre, padre, sorella e fratello) vivono tutti insieme in uno squallido e sudicio seminterrato, lottando ogni giorno per riuscire a tirare avanti. Sono molto uniti tra loro nonostante la difficile condizione economica. Insieme si impegnano in lavoretti umili che gli permettono di guadagnare il minimo per riuscire a sopravvivere, fino ad una svolta. La speranza di un futuro migliore gli si prospetta quando il figlio viene raccomandato come insegnante privato per la ricca figlia adolescente della famiglia Park. Il ragazzo si presenta al colloquio, e riesce a farsi assumere. Da questo punto in poi, capendo il tipo di occasione in cui si sono imbattuti, i membri della famiglia Kim cercheranno di insinuarsi sempre più in profondità nella vita degli sconosciuti. Il film inizia dapprima con una nota di comicità, fino a scivolare gradualmente nel grottesco e nel catastrofico. Parasite infatti, attraversa diversi generi, spaziando dalla commedia al drammatico fino a toccare lo psycho thriller.

Il conflitto sociale

Il bagno della casa della famiglia Kim, luogo simbolico nella scenografia del film con quel gabinetto posizionato lì in alto come fosse un trono in tutta quella miseria. Nella scena i due figli Kim sono alla ricerca del wi-fi, diventato bene essenziale nella società odierna anche per trovare un lavoro.

Da una parte abbiamo quindi una famiglia molto umile, metaforicamente paragonata a una famiglia di scarafaggi, nascosti nel loro anfratto e decisi a compiere anche cattiverie pur di evadere dalla misera realtà in cui si trovano, pronti a tutto per soddisfare i loro bisogni primari. Vivono in un buco angusto, sgradevole e praticamente invivibile.

Dall’altra parte ci troviamo di fronte a una famiglia dell’alta borghesia, con il loro essere snob, i loro assurdi capricci, il loro finto sorriso di educazione che nasconde l’ipocrisia, l’egoismo e l’insensibilità verso i più poveri (“quelli che puzzano”, per citare una frase del film). Servitù, ambienti spaziosi finemente arredati e ogni sorta di comodità.

La casa minimalista della famiglia Park in realtà è un set cinematografico costruito da zero e appositamente per le vicende del film, frutto del genio dello scenografo Lee Ha Jun.

Ricorsivo a livello visivo è il tema della verticalità, con i ricchi che si trovano sempre al di sopra (la villa della famiglia Park è situata alla fine di una ripida salita, per fare un esempio) e i reietti che si annidano nei bassifondi e negli scantinati bui. Parasite è un conflitto sociale, scontro di classe e guerra fra poveri. Misura la distanza che separa il mondo del superfluo da quello della pura e semplice sopravvivenza.

È un film che si fa portatore di una riflessione sociale e politica, e culmina in pessimismo estremo: lo status sociale è tutto ciò a cui l’uomo ambisce. In questo film i poveri, difatti, mirano solo ad elevare il proprio status, intrufolandosi come insetti nella vita degli ignari padroni di casa. Sono, infatti, più volte paragonati a creature puzzolenti e striscianti.

Copertina del capolavoro di Bong Joon Ho, pluripremiato agli Oscar 2020 e Palma d’oro al Festival di Cannes.

Tutto il film è una metafora dell’ingiustizia sociale, e in questo sipario si inserisce bene il concetto che nessuno, in realtà, sia davvero cattivo. Non sono cattivi i Kim, che con la loro furbizia cercano di rialzarsi dalla loro condizione disagiata, nonostante si prendano gioco dei ricchi. Né sono cattivi i Park, con il loro egoismo e il loro disgusto per le persone dei bassifondi. Tutti fanno semplicemente parte di quel folle meccanismo che è la società odierna. Parasite è difatti un affresco della realtà contemporanea, ci costringe a posare l’occhio sugli squilibri che spesso si cerca di non vedere, di evitare. È un film che cerca di far intendere cosa significhi vivere ai margini della società.

Un film certamente da recuperare se non lo avete visto, che vi sorprenderà con i suoi colpi di scena assurdi e vi farà riflettere.

Martina Ciorciari

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