25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. UNIRADIO CESENA scomunica la violenza con il dialogo ed il confronto

 

La violenza agita da alcuni uomini su molte donne è un problema sociale universale, vecchio quanto il mondo! Azioni quali insultare e denigrare, picchiare o molestare, costringere, torturare o uccidere bambine ed adolescenti, come anche signore ed anziane, sono tutti modi per dare spazio a criminalità e misoginia. Prima di riflettere su alcuni casi di femminicidio (termine coniato dalla criminologa america Diana Russell per indicare l’uccisione delle donne “in quanto Donne“), è fondamentale sottolineare che ogni azione di violenza umana va estirpata. Aggredire verbalmente o fisicamente le Persone, siano esse di sesso femminile o maschile, è un’offesa all’Umanità; farsi portavoce di una “cultura di violenza e di sottomissione delle donne” è una pazzia! Il modo migliore per fermare questa epidemia di fanatismo è educare i giovani fin da piccoli ad una cultura di non violenza. Dobbiamo favorire il confronto tra i sessi e costruire comunità che diano, a tutti e a tutte noi, pari opportunità scolastiche, lavorative e di vita!

 

Quando sentiamo parlare di violenza sulle donne, cosa ci viene in mente?

Spesso ascoltiamo notizie di abusi sessuali e omicidi di donne di qualsiasi età, basti pensare che i casi di femminicidio solo nel 2013 sono aumentati dell’11% rispetto all’anno precedente. Ma sarebbe sbagliato considerare violenza soltanto la molestia o l’uccisione di una donna! E’ violenza anche quella fisica, ne sono esempio le percosse che hanno ricevuto molte donne dai partner; vi è la violenza psicologica (“apprezzamenti inopportuni”, offese e denigrazioni), lo stalking che è una vera e propria persecuzione, fisica o tramite messaggi; la violenza economica (l’uomo vuole avere il controllo esclusivo delle entrate economiche rendendo una figlia o una compagna totalmente dipendenti da lui).

Queste situazioni si verificano soprattutto dove è la cultura stessa a permetterlo! Per esempio, qualche tempo fa, ho sentito di una bambina yemenita che, all’età di 8 anni, è stata venduta ad un uomo di 40 anni ed è morta dopo la prima notte di nozze per un’emorragia interna. Purtroppo, quella delle spose bambine è una realtà piuttosto diffusa in molte civiltà che utilizzano le donne come merce di scambio per i propri interessi. Tutto questo non può essere accettato in questa società globale e avanzata. Questi matrimoni non fanno altro che privare le bambine della loro innocenza, della libertà e del gioco. Questo è un problema, un danno che coinvolge un’intera società; è come se fosse un’incitazione implicita a diffondere la pedofilia e lo stupro di donne e minori, perchè solo in questo modo può essere definito!

La prima immagine che ci viene in mente, quando si parla di violenza di genere, è un uomo che picchia una donna: è questa l’immagine mostrata ai telegiornali. Tempo fa una ventiduenne è stata aggredita dal marito per circa un anno davanti al figlio. Il marito malmenava la donna anche per motivi economici e la ragione di fondo era una gelosia malata, la stessa che accomuna molti casi di violenza domestica.Tutto parte da un problema culturale: per l’uomo la donna è un oggetto, un giocattolo nelle sue mani, un suo esclusivo possesso. Il primo modo di compiere violenza è di tipo psicologico: sminuire, diffamare ma anche insultare e minacciare (spesso le discussioni avvengono anche in pubblico), l’unico scopo è emarginare, isolare e minare l’autostima della compagna. La violenza psicologica può degenerare in quella fisica: un uomo mira a “segnare” il corpo di una donna e crede erroneamente di possederla! La violenza sulle donne non riguarda solo le bambine, costrette a sposarsi ancora troppo giovani, o donne adulte. Molti ragazzi iniziano a far violenza sulle amiche o fidanzatine adolescenti. Qualche mese fa, i giornali riportavano la storia di una ragazza minorenne che, per molto tempo, ha dovuto subire una vera e propria persecuzione dal suo ex che, per impedirle di denunciarlo, l’aveva minacciata di vendicarsi sul fratello; la ragazza ha sopportato in silenzio, fino a quando, una sera, lui l’ha picchiata, e lei, per le lesioni riportate, è andata al pronto soccorso; a quel punto, il personale è riuscito ad ottenere una denuncia dell’avvenuto e ciò ha portato all’arresto del ragazzo che aveva tentato di aggredirla nuovamente.

Ma perchè queste donne non denunciano i loro aggressori? Perchè sono disposte a sopportare tutto questo? In alcuni casi, le donne madri cercano di proteggere i loro figli, c’è chi teme per la famiglia. Il più delle volte vi è la paura di perdere quella parvenza di normalità: «Non riuscivo a dire a nessuno quello che mi era capitato – racconta Luisa – non riuscivo nemmeno a capacitarmi che fosse successo a me: noi eravamo persone normali».

 

«Siamo anime prostrate e piene di cicatrici – dichiara una ragazza vittima di violenze – cuori stanchi e sanguinanti….voci che arrivano flebili dall’inferno…siamo occhi che accarezzano la terra… ». Questi occhi oggi possono sentirsi liberi di tornare a guardare il cielo, perchè NON SIAMO SOLE. Esistono centri specializzati, i centri antiviolenza, nati per sostenere e ridare dignità alle vittime di violenze, per farle sentire nuovamente donne e non più oggetti. Bisogna telefonare il numero gratuito 1522 e le operatrici segnaleranno il centro d’ascolto più vicino, dove le donne di ogni età, religione e nazionalità possono recarsi senza obbligo di denuncia. Rialzatevi Donne, ritrovate voi stesse, “prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”.

 

 

 

Rossella Zappariello e le stagiste di UNIRADIO CESENA:

Alessia Raucci Ludovica Capoluongo Paola d’Alesio

 

LINK UTILI

https://www.facebook.com/events/1514009608850758/?fref=ts

 

http://www.uniradiocesena.it/zapping-room-3/

 

http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/numeri-di-pubblica-utilita-sezione/117-numero-verde-1522-antiviolenza-donna

 

http://www.direcontrolaviolenza.it/

 

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