Il 5 Giugno UniradioCesena, radio universitaria degli studenti di Cesena, è entrata per la prima volta in carcere, nel carcere di Forlì . Grazie alla collaborazione con Techne si è giunti alla realizzazione di questo progetto, che vede Elena Lucarella, staffer della radio, come referente e docente dello progetto stesso. Attraverso un corso di comunicazione radiofonica e verbale tenutosi all’interno della casa circondariale Elena ha da subito catturato l’attenzione dei detenuti rendendoli attivi nella ideazione, progettazione e realizzazione di un format radiofonico dal titolo “Voci Detenute” .

Qui di seguito vi riportiamo tre pezzi dei diari di bordo di due detenuti e di Elena. L’obbiettivo è quello di sensibilizzare, avvicinare, e rendere partecipe ogni singolo membro della comunità. Buona lettura.

 

Forlì 18/06/2014 Bruno, Diario di bordo

Nella mi buca mancava questa esperienza e perciò ho aderito con curiosità a questo progetto Uniradio.

Ho aderito a quasi tutti i progetti  extramurari del carcere portandoli tutti a compimento ma  in questo nuovo progetto mi sento un pesce fuor d’acqua o una voce fuori dal coro, ma ho visto che grazie ad elena giovane, ma molto determinata e capace che poi infonde sicurezza e curiosità mi piace seguirlo.

Bruno, non arrenderti, resisti  senza aver paura di cavalcare l’onda.

 

Forlì 18/06/2014 Andrea, Diario di bordo

Il primo incontro è servito per farci capire chi è UniradioCesena e di cosa si occupa ma soprattutto Elena ci ha spiegato cosa faremo noi.

Nella seconda giornata abbiamo stabilito a grandi linee quali saranno i temi del nostro programma , come si sviluppa e funziona una radio al suo interno e quali sono i modi migliori epr poter arrivare agli ascoltaotri. Nella terza giornata abbiamo capirto come parlare ad un microfono, quindi abbaimo parlato di tono, timbro e ritmo del parlato. Il nome del programma è’ stato messo ai voti e sarà “Voci Detenute”.

Abbiamo registrato anche degli spot!

 

Forlì 19/06/2014 Elena Diario di bordo

Sono già stata in un carcere. Certo, quello di Lecce è diverso, lì ero una scout che “osservava” una realtà nuova. Oggi sono una ragazza di 22 anni, laureata in una triennale di psicologia, e aderisco a un progetto del tutto nuovo. Faccio parte di una radio universitaria da 4 anni e mai avrei immaginato di trovarmi in un progetto così bello. Durante il primo incontro mi sentivo come una ragazzina al primo giorno di scuola, dovevo conoscere una nuova realtà, nuove persone e nuovi modi di comportarmi. E’ stato bellissimo, Lisa (la sociologa di Techne che mi accompagna e mi affianca) e io siamo entrate, per lei era tutto normale, ci lavora da quasi 15 anni, io ero lì, un po’ intimorita, intimorita da me stessa, da come avrei reagito. Un posto tranquillo, colorato. Lisa mi spiega che è stato rimodernato dopo la visita della delegazione francese, annuisco, arriviamo nel corridoio centrale del carcere. Celle, sbarre, ragazzi che camminano e ti osservano esterrefatti, come a dire “ma questa mò chi è?”. Chiamiamo i tre ragazzi, i detenuti per intenderci. Andiamo in biblioteca. A un tratto ero me stessa, in una biblioteca del carcere di Forlì e, come un treno, spiegavo cosa fosse la radio, cosa fosse quel progetto e come volessi lavorare con loro. Loro? Persone, ragazzi interessati. Certo ogni tanto c’è il “mah, io non dovrei essere qui, Elena!”. Io sono molto sfacciata, quindi, appena ho una curiosità, faccio domande. Loro? Super disponibili, parlano di loro, si raccontano e ci raccontiamo. La pausa sigaretta rafforza il rapporto, si chiacchiera, del carcere, di com’è ora il mondo fuori, loro mi fanno tante domande e io chiedo quali progetti futuri hanno. Certo chi ha 10 anni fa un po’ fatica, certo però è che la speranza non muore e io la sento. Aspetto l’evoluzione di questo progetto. Da 3 potremmo diventare 10. Chissà!

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