skip to Main Content
Racconti Cesenati: Un Delitto Alla Rocca. Un’amara Conclusione 3/4

Uniradio Racconta: un delitto alla Rocca Malatestiana. Puoi leggere la prima e la seconda parte del racconto cliccando qui:
1) http://www.uniradiocesena.it/delittorocca_racconti/
2) http://www.uniradiocesena.it/delittorocca_racconto2/
Oppure, proseguire con la lettura….

Il sole allungava i raggi tiepidi su Cesena come se volesse portare un simbolico messaggio di speranza, una realtà che non apparteneva al povero Gennaro Montalbione. Dalla sommità del Colle Garampo ogni cosa sembrava illuminata ma il cuore dell’appuntato era oscurato dalla preoccupazione: nella sua mente ancora affiorava il ricordo del “Corridoio dei fantasmi” quella notte di dicembre, attraversato da spifferi gelidi e rischiarato appena dalla luce artificiale. Ripensare al brillante

cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_48b436d1e90b968e12f0588ed9c12d80

La Rocca Malatestiana d Cesena

Tiziano Schiavi, abbandonato sui ciottoli di pietra in una posa innaturalmente snodata, lo faceva rabbrividire persino in quegli ultimi giorni di gennaio, come se avesse da poco scoperto il cadavere.

Una brezza debole ma fresca gli solleticò la nuca spingendolo a chiudere la zip del piumino. Ironicamente, rammentò l’ispettore con la giacca leggera sulle scale antistanti alla scena del crimine, dove aveva interrogato lo scioccato custode della Rocca. Lui e gli altri agenti avevano il respiro mozzato dall’umidità, ma il vecchio Tonino era rosso in volto quasi avesse un fuoco dentro e parlava duro come suo solito; dopo l’interrogatorio ed i rilevamenti gli aveva dato l’ennesima pacca sulla spalla.

«Stai tranquillo Gennà! Prenderemo il figlio di puttana che ha fatto questo!»

I suoi capi gliel’avevano preannunciato: Tonino Lucchi non era uomo da perdersi d’animo di fronte ad un caso complicato come quello, senza testimoni e senza prove che potessero incastrare il colpevole. Era fatto così, animato da uno spirito di inguaribile ottimismo, lo stesso con cui si era presentato alla cena di Commemorazione per la vittima, organizzata dai suoi genitori proprio nei locali della Rocca. Aveva praticamente intimato a Gennaro di seguirlo.

«Saremo peggio dei vostri mastini napoletani, dobbiamo assolutamente smascherare l’assassino

E Gennaro ci aveva creduto, era andato fiducioso alla serata, bombardando di domande gli ospiti, scavando a fondo sulla vita di Tiziano Schiavi per cercare un potenziale colpevole, un movente che avesse senso, prove di notevole importanza… Lo stesso ispettore si era unito con entusiasmo alla caccia all’uomo ed entrambi si erano concentrati moltissimo sulla ricerca dei tasselli mancanti dal puzzle del delitto. Le loro indagini li avevano assorbiti a tal punto da non rendersi conto che uno sparo aveva versato altro sangue. Proprio sotto i loro nasi.

Sbuffò, un gruppo di nubi aveva rabbuiato il cielo. Si diresse alla biglietteria della Rocca con passo recalcitrante.

«Sono un euro e cinquanta grazie» Montalbione pagò ed iniziò a camminare lungo il prato verde brillante del cortile interno: a parte lui c’era solo una famigliola con due bambini al seguito, i genitori osservavano perplessi le nubi scure mentre i figli giocavano con le erbacce. Presto sarebbe rimasto solo.

Una sobbalzo fin troppo familiare gli fece cambiare completamente idea.

«Me lo sentivo che t’avrei beccato qui, Montalbione!»

Continua nella quarta ed ultima parte…

Federica Bianchini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top