Quest’anno al cinema San Biagio si svolge la XVI edizione di CinemAnimaMente, una rassegna di film nata dalla collaborazione fra diverse realtà del territorio, tra cui Scuola di Psicologia, U.O Ser.T-Asl Romagna e la nostra cara Associazione Studentesca Analysis. L’obbiettivo è unire cinema e psicologia, trattando di temi sociali e devianze, anche grazie alla partecipazione di professionisti ed esperti. L’argomento stavolta è la resilienza, in origine un termine che viene dalla fisica e sta a indicare la capacità di un materiale di subire un urto senza rompersi; attualmente l’utilizzo di questa parola si è esteso e rappresenta anche la capacita di una persona di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di ricostruire la propria vita dopo tali eventi attraverso le difficoltà, senza perdere la propria identità. Quindi, per quanto sia un tema che interessa particolarmente noi studenti di psicologia, riguarda, in un modo o nell’altro, la vita di ciascuno.

Due giorni, una notte

Il primo film della rassegna, Due giorni, una notte, mette soprattutto in evidenza i problemi da affrontare per poter giungere a essere realmente resilienti: primo fra tutti è la difficoltà nel chiedere aiuto, che può sembrare quasi una vergogna per la persona che deve chiederlo, come se stesse elemosinando, come se mostrare agli altri di non riuscire a farcela da soli in quella situazione non fosse accettabile.      Questo sentimento non può che portare a un circolo vizioso, in cui noi, essendo in difficoltà, abbiamo bisogno del sostegno delle altre persone, ma non vogliamo chiederlo. Forse per paura di mostrarci deboli, forse per timore di dipendere dagli altri e perdere la tanto agognata indipendenza o libertà, forse perché ci sembra di essere un peso, sta di fatto che in questo modo la situazione non farà altro che peggiorare, noi staremo sempre peggio e saremo sempre meno propensi a chiedere aiuto.

Straordinariamente questo film riesce a rappresentare tale difficoltà, la sofferenza che si ricava quando questo grido di aiuto non viene ascoltato e i molti e più grandi benefici che si ottengono quando gli altri ci ascoltano. Uno degli elementi portanti che in questo film permettono alla protagonista di arrivare alla resilienza è capire di valere qualcosa, di significare qualcosa per gli altri, di avere avuto impatto nella loro vita e di non essere passata come un fantasma invisibile. Sparisce cosí la sensazione schiacciante di non valere nulla, data dalla solitudine, nel momento in cui realizziamo che possiamo cambiare in qualche modo (si spera in meglio) la vita delle persone.

Altro elemento fondamentale è l‘affetto delle persone care, sempre presenti, in particolare il marito pronto a spronarla ogni qual volta sia sul punto di arrendersi e lasciarsi andare, che offre enorme sostegno senza mai giudicarla o farla sentire in colpa per come si comporta o per cosa prova. Lui la incita a riprendersi la proprio vita, il proprio lavoro, la propria identità, come si inciterebbe un tossicodipendente alla disintossicazione; e come un drogato che cerca un’altra dose per stare meglio senza ragionare lucidamente e capire che cosí si sta ferendo, lei all’inizio vuole solo rifugiarsi a letto, dormire, stare al sicuro, non affrontare quel lungo e faticoso percorso che costituisce la resilienza.

 

Chiara Cabras