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La mostra di Ambra Accorsi intitolata “Esposizione di manufatti tessili sul decoro e l’appartenenza” è la sua prima apparizione nel mondo dell’arte; un inizio che definirei “catalizzante” nella sua capacità di esercitare un influsso determinante, in questo caso di un’idea, per la quale esistono già le premesse.

Quali sono le premesse? Le premesse sono il luogo dell’esposizione: una piccola stanza, con palchi e spalti tipici di una chiesa, è un rumore di fondo a molti familiare, la penombra culla e con le luci indirizza i nostri sensi, è un bozzolo in cui il corpus dell’opera si trasforma e ci trasforma. Sì, perché nella mostra non siamo soli, due ignote persone sono tele su cui drappi, glifi e plissettature cercano di rendere comprensibile a noi il linguaggio di queste opere. Se i supporti sono un qualcuno, e questa è per me l’idea che risulta catalizzante, anche quelli senza vere persone possono rappresentare un tentativo di trovare l’individuo in quello che ne resta, dei suoi prodotti e delle sue tradizioni; e allora anche un telaio, un parallelepipedo coperto da un velo nero diventano abbozzi di corpi oltre la nostra comprensione, unico modo per interagire con essi: i loro tessuti, seconda pelle, e unica voce. Un tentativo quindi di comunicare e comunicarci, un’urgenza essenziale degli umani che viene traslata su cose inanimate ed inumane.

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