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Il 12 Marzo, nell’ambito dell’iniziativa “Radici di memoria frutto d’impegno” ,l’attore Roberto Citran ha incontrato il pubblico cesenate nel foyer del teatro Bonci per parlare di mafia attraverso il suo ultimo testo teatrale “Nel nome del padre”.

Si tratta del primo di una serie di incontri promossi dal Gruppo Legalità in occasione della XIX Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie.
“Nel nome del padre” è un monologo tratto dall’omonimo libro di Claudio Fava (attualmente onorevole Sel)  sul padre  Pippo Fava, noto giornalista siciliano che negli anni ’80 si oppose alla mafia e  che per questo  fu assassinato da Cosa Nostra.

L’attore ha risposto alle domande dei curiosi.
A seguire una breve rassegna.

“Cosa l’ ha spinto a confrontarsi con questo testo?”
Non leggo con l’intenzione immediata di sceneggiare ma per passione.
Leggendo il testo di Claudio Fava, ho sentito un affetto naturale per lui anche se  non lo conoscevo e mi sono chiesto come avesse fatto a elaborare il lutto così tremendo della perdita di un padre.
Ma allo stesso tempo mi sono chiesto:  durante gli anni ’80, quando Pippo lottava contro i mafiosi, io dov’ero? Cosa facevo? Ero uno studentello che come tanti altri era sulla scia di una crisi d’identità tipica del periodo degli anni ’70 quando ormai ogni moto di lotta studentesca si era spento e ogni coscienza civica assopita. Quindi in me è sorta la voglia di recuperare quel periodo e la responsabilità di condividere col pubblico cosa vuol dire perdere un padre per mano della mafia, di dire cos’è la mafia e come combatterla.
Inoltre parlare della mafia è sempre attuale. Quando mi accorgo che l’argomento che andrò a narrare non è forte perché ormai vecchio, ritiro i mezzi. Credo molto nel ‘teatro necessario’ nel quale può rientrare tutto , anche il comico, ma è un tipo di teatro che lascia qualcosa nello spettatore una volta uscito dalla sala.

“Che lavoro è stato fatto sul testo?”
Di per sé “nel nome del padre” nasce come una lettera scritta da Claudio al padre, con l’intento di ottenere un riscatto per lui. Quindi è una sorta di elaborazione del lutto per Claudio del dramma che si trova a vivere a soli 26 anni, un colpo violento che ti fa cadere nel vuoto  e ti fa convivere con un enorme paura di fare la stessa fine.
Ho mantenuto questa forma nel mio monologo ma ho voluto apportare a sprazzi qualche modifica nel senso che durante lo spettacolo a volte parlo a lui e a volte parlo di lui, spiegando al pubblico alcuni passaggi.
Non seguo un ordine cronologico nel monologo ma il mio narrare è come un puzzle che viene via via composto senza mai perdere il senso e il filo del discorso.

“Lo spettacolo si apre con un’intervista rilasciata da Pippo Fava a Enzo Biagi, proprio pochi giorni prima che lo assassinassero. Come mai questa scelta?”
Perché c’è il rischio di dimenticare le morti per mano mafiosa. Oggi c’è un modo di fare giornalismo per cui la voglia di comunicare notizie sempre nuove, anche se non troppo rilevanti, prevale su ogni cosa. Questo è controproducente per certi versi perché ci si scorda della notizia del giorno prima quando invece sarebbe importante  che certi episodi restassero fissi nell’opinione collettiva per far radicare una coscienza civica nelle persone. Oggi siamo in una società nella quale se la tv viene spenta, è quasi come se ci scordassimo di ciò che è successo il giorno prima. Ci si dovrebbe invece fermare, approfondire e poi andare avanti che non significa dimenticare ma convivere col dolore e reagire.

“Cosa l’ ha colpito della figura di Pippo Fava?”
La serenità che aveva nell’affrontare questo ‘mostro grande’ che è la mafia, la sua semplicità nel voler raccontare quello che vedeva in tutta la sua nudità e crudeltà.

Alla fine dell’incontro anche l’assessore alla cultura di Cesena Elena Baredi  ha voluto salutare l’attore e complimentarsi con lui per lo spettacolo inscenato.

William M Iannì

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