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 Ieri, primo Maggio. Città come Roma e Taranto si preparano ad accogliere i grandi concerti che da tradizione vedono protagonisti i più importanti artisti del panorama italiano e non solo. Tutto ciò per celebrare la festa dei lavoratori. Quello che questa data segnata in rosso sul calendario vuole ricordare sono i traguardi raggiunti dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali che li hanno fino ad oggi rappresentati nel campo del diritto del lavoro. Con particolare riferimento alle lotte operaie volte a conquistare una giornata lavorativa di otto ore fisse.

Sono tanti i lavoratori, soprattutto giovani e, in quanto tali, dotati di poca esperienza, quasi sempre assunti con contratti di lavoro a tempo determinato, ad essere privi di un reale potere di opposizione a richieste contrarie al buon senso e, talvolta, anche al diritto stesso. Specialmente in un periodo in cui la domanda supera di gran lunga l’offerta. Sono tanti i cittadini che vorrebbero avere la possibilità di accedere ad un lavoro stabile, che garantisca loro la possibilità di mantenere un tenore di vita dignitoso, ma che non riescono a trovarlo. Inoltre, tanti sono le attività commerciali che, anche nei giorni di festa, decidono di rimanere aperte. A beneficio del pubblico (pensiamo agli anziani, che anche nelle calde domeniche d’estate possono trovare refrigerio nei tanti centri commerciali, tra una visita al cantiere e l’altra); ma a discapito delle famiglie di chi, anche in queste giornate, si trova a dover prestare la propria opera lavorativa.

Il primo maggio è un giorno molto importante, che non deve essere banalizzato, nonostante l’impressione sia spesso quella di un regresso sia per quanto riguarda l’accesso al lavoro, che per quanto riguarda l’ottenimento del tanto agognato posto fisso. I tanti incidenti su lavoro che ancora si verificano, legati alle scarse o insufficienti misure di sicurezza, non fanno che confermare l’importanza di ricordare che la partecipazione è fondamentale per spingere la società verso un maggior rispetto della persona e dei suoi diritti.

E’ lo stesso articolo 1 della Costituzione, in fondo, a disporre che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

L’importante è non abbattersi e continuare ad impegnarsi.

Giulia Fabbri

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