skip to Main Content

Mercoledi’4 Dicembre si è svolto un incontro promosso dall’associazione studentesca di psicologia Analysis riguardante la tematica della legalità.
Si è parlato di mafia con Patrick Wild, vicepresidente del GAP(gruppo antimafia “Pio La Torre” di Rimini) un’associazione socialmente impegnata nella sensibilizzazione della popolazione romagnola sull’attività mafiosa presente nella regione.

E’ stata l’occasione per analizzare nel dettaglio vicende riconducibili alla malavita verificatesi in passato nelle realtà romagnole e tutt’oggi presenti nell’Italia del Nord.

Le prime tracce di malavita organizzata in queste terre si hanno infatti negli anni Settanta quando, come conseguenza poco felice di una serie di provvedimenti giudiziari emanati dallo Stato(i cosiddetti soggiorni obbligati), si ebbe il trasferimento di personalità di spicco della malavita nelle regioni del Nord Italia. Personalità che, nonostante fossero lontane dal nucleo d’origine, ebbero ben presto modo di ricollegarsi ai loro bracci destri. Ricordiamo tra queste il boss Gaetano Badalamenti stabilitosi a  Sassuolo nel’74 e Giacomo Riina, zio del più “famoso” Totò, considerato “il contabile” dell’azienda Centroflex (che successivamente diventerà Eminflex) stabilitosi a Budrio (Bo).

 

Da allora il fenomeno mafioso cominciò a proliferare tant’è che oggi non si parla più di infiltrazione mafiosa ma di un vero e proprio radicamento nella zona. A favorire quest’affermazione nel territorio (ci tiene a specificare Patrick) fu  anche “l’errata convinzione dei romagnoli che il mafioso risieda solo a Sud Italia e che sia solo quella personalità capace di compiere crimini efferati”.

Non sapevano invece che erano (e tutt’ora sono!) proprio alcuni dei loro conterranei meno sospettabili (fra cui medici, imprenditori, avvocati e commercialisti) a stringere patti con la malavita e a spianarle la strada. A molte di queste figure complici è stato per  tal motivo contestato l’articolo del codice penale 416 bis (associazione a delinquere di stampo mafioso).

Ma come agisce oggi l’attività mafiosa al Nord Italia?
Gli atti criminali più frequenti sono: estorsioni, usura, riciclaggio di denaro sporco e traffico di stupefacenti. Ma la mafia mette le mani anche sul mercato degli immobili, sugli appalti e sul gioco d’azzardo.

Fra i casi più eclatanti avvenuti di recente ricordiamo: l’arresto a Cesena dell’imprenditore Alfredo Ionetti, considerato il “tesoriere” del clan Condello riconducibile alla ‘ndrangheta; gli arresti nell’ambito dell’operazione dei ROS “decollo money” che hanno visto coinvolto,fra gli altri, il direttore del Credito Sanmarinese accusato di accogliere nelle casse della propria banca denaro proveniente dal narcotraffico tra sud America ed Emilia Romagna; il sequestro della Colonia Prealpi a Cesenatico ad una società di Latina collegata alla Banda della Magliana e la scoperta di un giro di traffico d’armi e di schiavi nel porto di Ravenna.

Da non dimenticare anche il caso del comune di Sedriano, nel milanese, dove è stato recentemente sciolto il consiglio comunale per infiltrazione mafiosa.

Oggi, ricorda il vice-presidente del Gap, seppur i romagnoli non neghino la presenza del fenomeno mafioso tendono comunque a minimizzarlo perché si ritiene che dar troppo clamore alla cosa possa danneggiare il turismo (pensiero diffuso specialmente fra gli albergatori).Quindi l’Emilia Romagna si può considerare un territorio che deve ancora sviluppare i giusti anticorpi per contrastare il fenomeno della malavita organizzata anche a causa della mancanza di una giusta consapevolezza fra i suoi abitanti.

Consapevolezza che non sembra certo mancare a Tommaso e Alice, due volontari di Libera presenti all’incontro, che  hanno fornito delle preziose testimonianze riguardo le loro esperienze sui campi di lavoro rispettivamente di Puglia e Sicilia. Entrambi hanno sottolineato l’importante opportunità che hanno avuto dal momento di aggregazione con altri ragazzi dell’associazione e con la popolazione locale, nonché la preziosità degli incontri con personalità di spicco dell’antimafia.

Durante la discussione è stato proiettato il trailer di “Romagna Nostra”, un film-documentario realizzato dal Gap sulla presenza delle mafie in riviera, la cui presentazione ufficiale è avvenuta il 17 dicembre a Rimini.
L’attività di questo gruppo antimafia (link: http://www.gruppoantimafiapiolatorre.it/sito/) si espleta nel territorio romagnolo attraverso l’attento studio di atti giudiziari (avente lo scopo di creare vere e proprie inchieste) e attraverso l’organizzazione di “lezioni in piazza” (incontri pubblici con personaggi legati al mondo dell’antimafia) nelle città di Rimini, Riccione e Santarcangelo.

Possiamo dire di aver tratto (nonostante lo stupore di molti di noi di fronte a fatti dei quali non eravamo a conoscenza) dei segnali di speranza da questo incontro.
Quella speranza che traspare dalle parole di Patrick, quando ci racconta di piccoli corleonesi che non guardano più i volontari sul posto con ostilità o diffidenza ma anzi  si confondono ad essi per dar vita ad una partita di calcetto; quella stessa speranza che traspare dalle parole di Alice, quando ci dice di come fosse intenta a “cacciare via” le pietre da uno dei terreni confiscati alla mafia per renderlo finalmente coltivabile, vivibile, respirabile, quasi a voler far crollare quel muro di omertà e silenzio che per troppo tempo è pesato sulle coscienze.

Perché, come diceva Peppino Impastato “se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura, l’omertà”.

William M. Iannì

Questo articolo ha un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back To Top