Intervista on-line ad Isabella Leardini, una persona che ha trovato la pace nella poesia, ed oggi si racconta ad Uniradio Cesena!

Rossella : Ciao Isabella, finalmente riesco a scriverti.  Come si possono far conciliare “mestiere e passioni”, cosa in cui vorrebbero riuscire tutti, credo..?
Isabella : Ho sempre pensato che la poesia sarebbe stata il mio primo lavoro, anche se ne avessi fatto un altro. In realtà sono fortunata perché le cose coincidono, il lavoro che ho costruito e tutt’ora sto costruendo è strettamente legato alla poesia. Organizzo iniziative, tengo corsi nelle scuole, metto al servizio della poesia anche il mestiere che ho fatto per anni in campo giornalistico. Certo non posso dire che con la poesia si guadagni benissimo, né che arrivi una busta paga tutti i mesi.. ma non si lavora gratis, e d’altra parte per me è sempre stata molto più di una passione, era una vocazione per cui ero disposta a rischiare.

R: Parco Poesia. Cosa è e quando è nato?

I. : E’ nato dalla mia esperienza di giovane poetessa, nel 2003. Avevo incontrato dei veri maestri grazie al Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, i più importanti poeti italiani. In quegli anni erano uscite tre antologie dedicate ai poeti giovani, che avevano fatto incrociare le nostre strade, nascere delle amicizie tra coetanei. Volevo creare un luogo in cui questi maestri e compagni di strada potessero incontrarsi, volevo che per i ragazzi che scrivono ci fosse un’occasione di vero ascolto, un luogo dove trovare coetanei e autori importanti capaci di dare loro una possibilità di fare sul serio con la poesia, come era stato fatto con me. Volevo un luogo in cui un ragazzo che scrive potesse trovare qualcosa di molto diverso da un editore a pagamento o un premio-truffa, magari qualcuno che gli dicesse che per pubblicare un libro servono anni di attenzione instancabile, ma anche che lo leggesse davvero. E perché no, volevo anche dimostrare che la poesia non era soltanto rinchiusa nei convegni universitari o nelle letture semiclandestine nei bar, che ci poteva essere qualcosa di diverso, che mettesse insieme serietà e atmosfera conviviale e che avvicinasse alla poesia le persone. Ricordo bene il momento in cui ho immaginato Parco Poesia, e lo ricordo perché in quel momento ho avuto la sensazione netta che sarebbe stata una cosa importante, ci ho creduto fino in fondo dal primo istante.

R: Grandi poeti e illustri scrittrici hanno scritto poesie in momenti non molto sereni della loro vita. Come la poesia può, in qualche modo, aiutare le persone?

I. : La poesia è una cartina di tornasole della realtà, mi diceva Franco Loi, uno dei miei maestri; la poesia dice la verità, ma la dice in modo obliquo, dice citando Heaney Antonio Riccardi, uno dei poeti contemporanei che più amo.  La poesia è un’esperienza del limite, questo ho imparato da Milo De Angelis,  e come dice Davide Rondoni mette a fuoco la vita. Ho voluto citare i miei maestri e grandi amici per dire che la poesia non rende il dolore meno dolore, la mancanza meno mancanza, fa l’esatto contrario, rende tutto ancora più chiaro, dice la verità, mette a fuoco, svela come una cartina di torna sole perfino ciò che neppure noi sapevamo di noi e della nostra vita. Rende ogni cosa doppiamente se stessa, il dolore, la mancanza, l’amore, la gioia – le quattro eterne cose di cui è fatto l’uomo – è un atto d’amore e conoscitivo insieme…  Ma se ciò che fa è guardare instancabilmente fino in fondo per poter vedere di più, come la Rachele dantesca che per incarnare la vita contemplativa appare come una donna brutta che si fissa nello specchio, se disarmatamente la poesia cerca il limite pur di arrivare alla parola decisiva in cui il senso delle cose risplende; tuttavia nella sua natura selvatica ha un rigore, la parola infine ricompone ogni cosa come il lungo respiro che segue il ridere o il pianto. L’altro giorno una mia allieva ha detto: “Mette ordine”. La poesia aiuta le persone perché non nega la realtà, ma la riconosce con l’attenzione estrema degli innamorati, e in qualche modo mette ordine, dando alle cose il bene del restare.

R: Tu, “ricercatrice di rimatori e autrici”, attribuisci un senso altro alla realtà, un senso che possono scorgere solo pochi eletti come “i poeti”. Forse, solo a loro è permesso capire e testimoniare l’indicibile tramite i versi! Considerando questo mondo così spesso materialista, vorrei lasciassi un messaggio per gli studenti universitari, riprendendo l’importanza della scrittura e della comunicazione.

I. : “Siamo nell’epoca più scrivente dopo il 1700… La scrittura è tornata centrale nella nostra comunicazione:  quante volte le cose più importanti sono affidate ad un sms? Eppure siamo disabituati ad avere un’attesa alta dalla parola, proprio ciò che insegna la poesia. Scegliere le parole giuste per dire qualcosa può essere fondamentale. Una regola d’oro della poesia è non accontentarsi, chiedere che le parole siano quelle indispensabili, irrinunciabili, le uniche perfette per dire esattamente ciò che volevamo. E ritrovare la capacità che hanno le parole di far vedere le cose. Una metafora sarà sempre più forte di qualunque aggettivo”. Agli studenti vorrei dire questo e di dare alla poesia contemporanea una possibilità di incontrarli. Anche attraverso un festival o il web, e li invito a dare un’occhiata al nostro sito che ogni giorno propone qualcosa di nuovo da leggere ( www.parcopoesia.it ).

Ringrazio  Isabella Leardini, disponibile a rispondere alle mie domande e invito tutti voi a “scrivere, semplicemente”. Il grande Joseph Pulitzer scriveva: “Esprimi il tuo pensiero in modo conciso perché sia letto, in modo chiaro perché sia capito, in modo pittoresco perché sia ricordato e, soprattutto, in modo esatto perché i lettori siano guidati dalla sua luce”.

                                                                                                                          L’articolo è dedicato a:                                                                                                                                    la scrittrice emergente Chiara Piscitelli e la producer Claudia Broccoli

                                                                                                                                   

                                                                                                                                Rossella Zappariello,                                                                                                                                                    Responsabile Partnership                                                                                                                                                       Uniradio Cesena

Info

Isabella Leardini è nata a Rimini. Nel 2002 ha vinto la XX edizione del Premio Montale, con i testi in seguito editi nel suo primo libro La coinquilina scalza (Niebo/La Vita Felice 2004, 2006, 2008). Alcune poesie da La coinquilina scalza e dal suo prossimo libro Una stagione d’aria sono edite in Francia nell’antologia Les Poètes de la Méditerranée (Gallimard, 2010). E’ compresa nell’antologia Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi 2012). Alcuni suoi versi sono citati nell’album de Le luci della centrale elettrica “Costellazioni”. E’ direttore artistico di Parco Poesia, festival della poesia giovane, curando anche il Premio Rimini e le iniziative legate a Parco Poesia. Cura insieme all’artista Giovanni Turria il progetto di plaquette d’autore Print & Poetry.

Visita il sito: http://www.parcopoesia.it/

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