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«Allora cosa diavolo è successo?» L’ispettore Tonino Lucchi non era uomo che amasse perdere tempo in convenevoli, men che meno quando veniva convocato a notte fonda per un’emergenza.

«Roba strana ispettore: il custode ha trovato un corpo nel Corridoio dei Fantasmi, abbiamo chiamato la scientifica ed un’ambulanza, il poveretto sembrava che volesse rimanerci lì sul posto!» L’agente rabbrividì e si strinse nel giubbotto d’ordinanza. L’umidità delle fredde mura di pietra della Rocca non aiutavano di certo a riscaldare l’atmosfera.

«Ho capito, ditemi dov’è il corpo che ci andiamo a fare quattro chiacchiere» lo sguardo di Tonino era imperscrutabile, ma non era difficile intuire che fosse seccato.

«Hai sentito Montalbione? Qui ci sono pure i fantasmi!» Disse dopo qualche minuto, rassegnato ed incurante della voce che rimbombava nel corridoio.

«Mh? Oh sì, sì, davvero ridicolo!» Gennaro rispose con fin troppa foga. Anche alla fioca luce delle lampade ambientali, l’ispettore riuscì a distinguere chiaramente il pallore del viso e l’andatura rigida dell’appuntato.

«Che c’è Gennà? Non dirmi che ci credi anche tu!» L’appuntato scosse con vigore la testa, ma nessuno si sarebbe lasciato raggirare da quella reazione esagerata. L’ispettore gli diede una decisa pacca sulla schiena che avrebbe fatto smuovere anche un morto.

«Montalbione vedi di galoppare che mi stai facendo girare i coglioni anche tu!»

«Agli ordini ispettore!» Esclamò colmo di rabbia ed umiliazione. Si era trasferito a Cesena di recente da Caserta e subito l’avevano assegnato all’ispettore più intransigente di tutto il corpo di polizia: Tonino Lucchi aveva fama di essere un uomo tutto d’un pezzo, ma dal carattere intollerante verso chiunque avesse opinioni diverse dalle sue. Il ragazzo aveva sentito spesso, fra gli uffici, dicerie riguardanti i suoi predecessori che avevano chiesto il trasferimento a Rimini o Forlì, pur di non dover sopportare ancora il carattere burbero dell’ispettore.

E pensare che i colleghi anziani osavano dirgli che il vecchio Tonino era “insolitamente” alla mano con lui. Sbuffò ed affrettò il passo.

***

RoccaInternoNotteCesena1
La Rocca Malatestiana – Google

Alvise Guerra era il custode della Rocca Malatestiana da quasi 30 anni. Di fatti strani ne aveva visti e raccontati talmente tanti, che più volte aveva pensato di scriverci un libro; i turisti più assidui ormai lo chiamavano per nome,  anche se a lui non andava molto a genio, trovava quel modo di esprimersi così informale, poco rispettoso del suo ruolo. Lui era il custode. Lui era il signor Guerra. Quella sera, dopo essersi assicurato che nessun oggetto o persona estranea fosse rimasta all’interno dell’edificio, era tornato a casa a cuor leggero, pronto a rilassarsi leggendo uno dei suoi libri preferiti.

Tuttavia, i piani del buon Alvise, non andarono come egli aveva programmato. Quella notte proprio non riusciva a prendere sonno: era vittima di strane palpitazioni, un sudore freddo gli imperlava la fronte ed aveva iniziato ad avvertire leggeri tremori alle mani. Nella sua mente era sorta la sensazione che qualcosa non fosse a posto, ma non riusciva a dare una spiegazione a questi suoi pensieri. Decise di prepararsi una camomilla per cacciare via le sue preoccupazioni. Tornato a letto riuscì finalmente a prendere sonno, ma non fu davvero un sollievo come sperava: immagini raccapriccianti, volti deformati in sinistri sogghigni si facevano strada nei meandri della sua mente, il sogno si trasformò in un incubo, via via che le figure oscure si raggruppavano intorno ad una più piccola e fioca. Un uomo giovane, ricoperto di sangue.

Continua nella seconda parte…

Federica Bianchini

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