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Le Recensioni Musicali: Combat Rock Dei The Clash

Know Your Rights“! Conosci i tuoi diritti! E’ così che inizia Combat Rock, il quinto album dei The Clash, la punk band inglese, il 14 Maggio del 1982. Il messaggio che arriva è sovversivo. La protesta che volevasi condurre a partire dalle più intricate e povere strade di Londra di Candem Town fino ad arrivare alle piazze affollate di borghesia ricca e impettita è impressa direttamente nella copertina dell’album: la band che , ferma sui binari, con disinvoltura e decisione al contempo, vuole come porre un blocco al treno dell’ipocrisia, della frenesia e del continuo mutamento del mondo sempre più crudele e corrotto che andava via via infettando la città. “You have the right not to be killed”, la guerra è uno sbaglio, quello che fu commesso anni prima non è giustificabile.

theclashliveI Clash conducono però la loro protesta anche cantando fatti di vita quotidiana, perchè è anche questo ciò che attira le persone più umili e che più si sentono parte alla rivolta che, anche a loro insaputa, fermenta in realtà nei loro animi. Should I Stay Or Should I Go? La si potrebbe infatti definire il capolavoro dell’album che, a primo impatto, si presenta come riferimento all’individuo femminile e come un momento cruciale di fronte a questa, ma nel momento in cui Joe Strummer insieme con Mick Jones cantano queste parole di fronte a una Londra grigia e fumante, ecco emergere in realtà un ultimo appello alla speranza, quasi come dire: “città amata posso contare su di te e rimanere, o è veramente giunta l’ora di andare?”, ma se rimango sembra essere tutto un casino e se me ne vado probabilmente
sarà ancora peggio..
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E per continuare a far riecheggiare il grido di protesta ecco suonare “Rock The Casbah”, dove il ricco Sceicco non ama che i propri schiavi (e diciamo pure schiavi) ballino e facciano festa, no, “the sheerif don’t like it” eppure si sente il grido, la danza, il canto che sotto la trivella dell’olio combatte per la libertà.
Forse allora, in tutto questo, data l’indifferenza delle istituzioni e dei potenti, rimane davvero come salvezza solo la morte? Davvero allora dobbiamo convincerci che la morte sia la stella alla quale dobbiamo puntare? “Death Is a Star” così si chiude un altro capitolo della band, che vedrà poi allontanarsi Mick Jones, e pian piano giungerà al tramonto, anzi, oserei dire: a quella stella.

Recensione a cura di Giacomo Panza

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