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17 (Then And) NOVV – Riflettere Sul Passato Per Sperare Nel Futuro

Il 17 Novembre ricorre la Giornata internazionale per il diritto allo studio e, come ogni anno, l’Associazione Studentesca Analysis scende in piazza per celebrarla.

La scelta della data non è stata casuale: il 17 novembre 1939, 9 studenti e professori cecoslovacchi furono giustiziati senza processo per aver partecipato ad una manifestazione anti-nazista. E dunque? Era il 1939, sappiamo tutti che epoca buia fu per la storia dell’umanità, ma dalla storia si impara.

Ebbene, non è così. Giusto ieri sera, infatti, il titolo di un articolo mi ha colpita per il tempismo con cui si è presentato: “Giappone, arresti nelle università e media sotto controllo”; una squadra antisommossa ha fatto irruzione in un dormitorio dell’Università di Kyoto, a detta dei media, per “prevenire disordini” in seguito all’arresto di tre studenti durante una manifestazione.

E questo è il caso più recente, una beffa alla data stessa, ma ce ne sarebbero molti altri. Già solo per questo, però, dovremmo indignarci, anzi no: dovremmo spaventarci; perché un domani potrebbe succedere qui in Italia; perché se anche non succedesse qui, non dovremmo permettere che accada altrove che giovani studenti vengano puniti prima ancora di aver commesso un reato, violato una regola. Ognuno di noi, come studente ma soprattutto come persona, ha il diritto di esprimersi e di non vedere calpestati i propri diritti e le proprie opinioni.

Ma come può una persona crearsi delle opinioni, interessarsi del mondo che lo circonda, essere critico riguardo ciò che gli viene detto, se durante il suo percorso di crescita e sviluppo non gli è stata garantita la possibilità di imparare sotto la guida di adulti capaci, competenti, pensanti? Questo compito non può essere affidato esclusivamente alla famiglia, perché le idee finiscono per ristagnare, al bambino si dà una visione del mondo troppo spesso unilaterale; è a scuola, a contatto con pari e insegnanti, che si forma l’essere umano degno di essere ritenuto tale, a mio parere. La scuola oggi, purtroppo, è stata relegata ad un ruolo marginale, come se la sua unica finalità fosse quella di fornire un titolo di studio, delle competenze utili per entrare nel mercato del lavoro e divenire produttivi; ritengo che questo sia uno dei più grandi problemi che la nostra società si ritrova a dover fronteggiare, questa idea sbagliata alla base: la scuola è un’area di confronto, permette di sperimentare idee, manipolarle, modificarle, trovare quelle che riteniamo più congeniali. La scuola crea la nostra identità e non possiamo – non dobbiamo permettere a noi stessi e a chi ci governa di dimenticarlo.

Pensiamo poi a tutta quella parte di popolazione mondiale esclusa anche da un’educazione scolastica di base: bambine dell’Africa sub-sahariana, dell’India rurale, di alcuni Paesi dove vige l’integralismo islamico a cui non è permesso di imparare; pensiamo a loro e riflettiamo sul motivo di questa impossibilità: perché ragazzine che raggiungono la pubertà possono sposarsi, mettere al mondo dei figli, occuparsi delle questioni domestiche, ma soprattutto perché una donna ignorante è una donna dipendente, manipolabile, non autosufficiente e, quindi, non potrà fuggire e costruirsi la vita che desidererebbe.

Sì ma perché proprio noi dovremmo riunirci per parlare di questi problemi? A noi il diritto allo studio parrebbe essere garantito, per ora. Tuttavia, si tratta solo di apparenza; perché è vero che la maggior parte di noi ha beneficiato di anni e anni di scuola dell’obbligo e non e che molti di coloro che stanno leggendo questo articolo ora sono studenti universitari proprio come chi scrive, eppure questo non è e non dovrebbe essere sufficiente. Basta osservare un po’ più attentamente, per vedere scuole elementari che cadono a pezzi, classi di bambini di 7 anni – l’emblema del futuro – costrette a fare lezione accorpate con altre perché le aule sono inagibili, quando va bene, e a stare direttamente a casa quando va male; è doveroso anche ricordare che il tasso di analfabetismo nel nostro Paese è ancora troppo alto e che sono circa 2 milioni e mezzo i cosiddetti Neet, giovani “not engaged in education, employment or training”.

Queste sono le mie personali riflessioni, che mi spingeranno ad uscire di casa lunedì pomeriggio alle 19.00, dopo 8 ore di lezione, per recarmi ad un incontro dove studenti come me discuteranno insieme del significato di questa giornata. Ora tocca a voi riflettere.

 

Ricordo a tutti che l’Associazione Studentesca Analysis di Psicologia vi invita all’evento “Giornata nazionale dello Studente @Cesena”, che si terrà oggi lunedì 17 novembre dalle 19.00 presso il Foro Annonario di Cesena.

– Ore 19.00 Suoneranno gli Alkova, che ci stupiranno con il loro strampalato ed esaltante genere musicale!
– Ore 20:00 “Brain storming” session: tutti i partecipanti verranno chiamati a condividere il proprio punto di vista su: diritto allo studio; “decadenza”; mondo universitario ed altro; in uno scambio di esperienze e prospettive collettivo, formativo ed informativo, volto all’arricchimento di ogni membro coinvolto nel dialogo riguardante il mondo dello studente.

 

Erica Ceruti

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