Stefano Massini è sbarcato al teatro Bonci con un nuovo character study, questa volta sull'uomo…
Mentre nel nostro Paese numerosi sono i progetti in atto e in preventivo per ridurre il gap nel processo di digitalizzazione delle scuole rispetto al resto d’Europa (in Italia ci sono 6 computer ogni 100 studenti contro una media europea del 16% e appena il 6% degli istituti sono completamente digitalizzati rispetto al 37% continentale), nel resto del mondo emergono dei dati che mettono in discussione l’utilità della digitalizzazione stessa.
Come un articolo su “La Repubblica” dello scorso 12 Febbraio (c.a.) ci fa notare,
sembrerebbe che il digitale, come supporto alla didattica scolastica, non sia poi così necessario.
Anzi!!
E’ stato notato che, in Paesi che hanno già massicciamente implementato le proprie scuole con le tecnologie più avanzate(lim, banda larga,ecc..),si verifichi un abbassamento del rendimento scolastico in relazione ad un utilizzo continuativo del pc.
E il dato fa rumore visto che fra questi Paesi c’è anche la Corea del Sud, che ricordiamo, secondo i dati Ocse-Pisa, offre gli studenti migliori del globo.
Ci sono numerose tesi che avvalorano quanto sopra detto.
Innanzitutto, il contributo fornitoci dal tedesco Manfred Spitzer ,che nel suo libro “Demenza digitale. Come la tecnologia ci rende stupidi” sostiene che le cellule dell’ippocampo(area del cervello importante per la memoria a lungo termine e per la navigazione spaziale) di bambini e adolescenti, si riproducano meno per chi sta davanti ad uno schermo per parecchie ore consecutivamente, perché “stressate”.
Poi studi americani, svizzeri, neozelandesi che sostengono che il persistente affidarsi al motore di ricerca “Google” riduca considerevolmente la memoria e la capacità di calcolo, di ragionamento e di indirizzo critico.
Mentre è dell’accademia degli studi di Francia uno studio che mette in luce come l’utilizzo di pc e tablet sia proficuo nel favorire l’atteggiamento deduttivo nei bambini(quindi saper trarre dei concetti attraverso un ragionamento logico, partendo da una premessa)ma contrasti fortemente il ragionamento di tipo induttivo (che si basa sul saper osservare fatti e informazioni per poter formulare ipotesi),con grave danno per il giovane che così facendo svilupperebbe unicamente competenze razionali.
Ci si auspica quindi che nuovi studi (magari più approfonditi) vengano realizzati per capire se i rischi sopra-elencati siano realmente così tangibili in modo da poter eventualmente apportare le giuste contromisure.
ed Uniradio vi terrà OVVIAMENTE aggiornati….
William M Iannì


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