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Oggi noi di uniradio vogliamo portarvi la testimonianza di due ragazze facenti parte di un’associazione di volontariato formata da giovani ma non solo per giovani che promuove la solidarietà e i diritti umani all’interno del proprio territorio in polesine. 

Uniradio: Ciao! Prima di tutto vorrei chiedervi di presentare voi e l’associazione di cui fate parte

Anna: io sono Anna Idilia, studentessa di Rovigo al secondo anno di giurisprudenza all’università di Bologna e assieme a Maria sono una tra i soci fondatori dell’associazione Enyo nto

Maria: Io sono Maria, studentessa dalla provincia di Rovigo al terzo anno di psicologia all’università di Padova e come detto da Anna faccio parte di questa associazione di volontariato fondata da noi e altri ragazzi lo scorso anno.

Uniradio: come mai avete scelto di chiamarvi in questo modo?

Maria: Il motivo del nome è legato all’origine della nostra associazione, ‘enyo nto’ nell’idioma locale togolese è legato ad un sentimento di meraviglia, di bellezza e soddisfazione, tutti questi sentimenti ci hanno accompagnato nel nostro primo viaggio a Badougbé, in Togo. La nostra storia parte dal 2018, quando un sindaco di un comune polesano (San Martino di Venezze) ha finanziato una scuola in questa comunità in Togo, successivamente si è organizzato un primo viaggio a settembre 2019 tra le prime 7 persone che per prime si sono trovate per collaborare a questo progetto, delle quali la maggior parte è riuscita a partire. Solo l’anno dopo, nel 2020, abbiamo creato uno statuto e regolamento di questa associazione per fondarla a tutti gli effetti, ad oggi siamo circa 35 membri. 

Anna: L’idea dietro il viaggio era quella di fare azioni concrete come ridipingere i muri dell’edificio scolastico, ma anche fare delle attività formative per i bambini della scuola, abbiamo inoltre distribuito vestiti e materiale scolastico. Una volta sul posto, ci siamo resi conto che le esigenze erano ulteriori e anche a tale fine abbiamo regolamentato l’associazione, per avere una struttura più organizzata 

Uniradio: e dopo questo sguardo al passato quali sono i progetti per il futuro? 


Anna: In questo periodo di pandemia è difficile guardare troppo al futuro, vorremmo sicuramente tornare in Africa, ma le circostanze lo rendono difficile da programmare, per il momento stiamo cercando di organizzare progetti, sia a scopo di raccolta fondi, sia progetti per coinvolgere la nostra comunità. 

Maria: Per collaborare con un luogo così lontano come la comunità di Badougbé è indispensabile in qualche modo la presenza fisica, quindi senza dubbio sarà necessario tornare, ma lo scopo della nostra associazione è anche quello di collaborare con il nostro territorio. In questo senso vorremmo organizzare degli eventi per promuovere l’interculturalità attraverso tutti i mezzi a nostra disposizione, a questo proposito ci piacerebbe leggere concretamente delle storie in ambienti come le biblioteche (sperando di poter essere in presenza) cercando di arrivare anche alle scuole. Lo scopo di fondo di ogni nostro evento è infatti proprio quello di far conoscere e di sensibilizzare, a questo proposito lo scorso inverno abbiamo organizzato dei cicli di conferenze per delle importanti giornate mondiali, quella dei diritti umani e dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza

Uniradio: rispetto a prima della partenza quale era la vostra idea generale sul volontariato? come è cambiata nel tempo con le esperienze che avete fatto?

Anna: L’aspetto più gratificante dell’esperienza di volontariato fino ad ora è stato quello del viaggio in Africa, perché è quel lavoro sul campo che ti fa vivere tutto un insieme di sensazioni che non sono provabili in nessun altro modo, a partire dal contatto diretto con i bambini alla gratificazione immediata nel vedere le persone che stai aiutando. Ora come ora quello che stiamo facendo si colloca in una dimensione di volontariato un po’ diversa, più “dietro le quinte” e secondo me in questo modo il senso del volontariato si vede molto di più perché quello che emerge è la voglia di mettersi da parte, di mettersi a disposizione. Questo si riflette anche molto nel modo in cui è organizzata la nostra associazione, non abbiamo ruoli fissi, ma a seconda della circostanza ogni membro è libero di intervenire collaborando nel modo che ritiene più adatto a sé. Questo secondo me aiuta a mantenere vivo l’interesse e la motivazione. 

Maria: L’unica cosa che vorrei aggiungere è che come gruppo ci vedo molto cresciuti dall’ultima volta che siamo partiti, siamo più grandi, più pronti e capaci di ascoltare e relazionarsi con quello che è intorno a noi. Inoltre vorrei dire anche che la nostra associazione non “aiuta l’Africa”, noi cerchiamo di collaborare con l’Africa e di offrire strumenti per migliorare questa collaborazione; vorremmo in questo senso distinguerci dalle altre associazioni e fare vedere un’altra faccia di questo continente, non solo quella più povera. Per qualsiasi cosa seguiteci e contattateci attraverso i link qui sotto:

INSTAGRAM: https://www.instagram.com/associazioneenyonto/

SITO ASSOCIAZIONE: https://www.enyonto.com/


Francesca Franchin

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