In ogni band che si rispetti ci sono dei dissapori, ed è risaputo che il modo migliore per appianarli sia cacciare il membro che ne è la causa. Al giorno d’oggi, soprattutto se si ha una band di un certo calibro, non solo è difficile cacciare un membro, ma lo è soprattutto farlo rimanendo con la coscienza pulita, quindi, dati gli ultimi avvenimenti nel panorama pop-punk anglofono ignorante (che non può essere definito come vero e proprio genere musicale, ma che trovo accomuni perfettamente le due band delle quali parlerò qui sotto, e se le ascoltate sarete senz’altro d’accordo) e in quello brit rock contemporaneo, ho pensato di proporvi due metodi infallibili per riuscire a cacciare il vostro chitarrista nel modo più indolore possibile per voi e più rovinoso per lui.

Controindicazioni: non utilizzare su musicisti di sesso femminile e/o su cantanti troppo esuberanti. Potrebbe non avere alcun effetto.

Metodo uno – il segreto di stato
Special guest: Andy Westhead (Guitar. As It Is, UK)

È risaputo che il metodo migliore per cacciare qualcuno da un gruppo sia farlo sparire senza una spiegazione. Infatti, per la stessa legge secondo la quale dopo che avete dato buca al vostro gruppo di amici una decina di volte loro smetteranno di invitarvi a uscire con loro, se riuscirete a non far salire sul palco il chitarrista per un certo numero di concerti i fan si dimenticheranno della sua esistenza.

Così è successo a Andy Westhead (o Andy Eastfoot, come recita @suckmyassitis, la miglior pagina Intagram umoristica sulla band di cui ora è ex membro), la cui dipartita è stata annunciata ufficialmente dopo più di due mesi dal giorno in cui è stata attuata. Infatti, dopo il quarto show a cui è mancato, una fan gli ha chiesto su Twitter il perché della sua assenza, e lui ha risposto “I guess the others didn’t think you guys were worth an explanation either – I wish the others would allow me to be there ” lasciando tutti a bocca aperta. Qualche ora dopo sono arrivate novità dalla pagina ufficiale della band, che annunciava che l’avevano già deciso in Agosto, ma che non avevano detto niente per motivi di privacy.

Il giorno dopo, la moglie di Ben Langford-Biss, l’altro chitarrista, ha scritto in una storia di Instagram di lasciare in pace suo marito, dicendo che a volte le persone non possono esprimere il loro parere “because they are not legally allowed to”.

A questo punto io mi sono chiesta:
La libertà di parola è ancora un diritto fondamentale dell’uomo?
Perché il fatto che un membro lasci un gruppo è un affare privato, quando i fan pagano un biglietto per andare a vedere anche lui?
Ma soprattutto, chi farà gli assoli nei prossimi live?

Tranquilli, i vostri fan non si faranno tutte queste domande. Come lo so? Una mia amica li è andati recentemente a sentire, gli As It Is, e quando le ho chiesto come fossero le canzoni senza Andy mi ha risposto “chi è Andy”? Quindi non preoccupatevi, prendendo esempio da questi avvenimenti, potete tranquillamente legare il vostro chitarrista in una cantina, o farlo sparire in altro modo, e dopo un paio di live nessuno si ricorderà più della sua esistenza. Il metodo funziona benissimo, ma se non siete soddisfatti potete tentare i prossimo.

Metodo due – gli sms sconci
Special guest: Luke Rockets (Guitar. With Confidence, AUS)

La tecnica consiste nello scrivere un papiro su Facebook in cui si racconta una storia piuttosto toccante, in cui una ragazzina è stata in qualche modo vittima di abusi sessuali da parte del chitarrista in questione. La ragazzina, ovviamente, deve rimanere anonima, mentre la storia deve essere condivisa dal profilo di una sua un’amica, che avrà abbastanza followers da rendere virale la storia. Deve contenere anche una serie di luoghi comuni tipo “She developed a crush on him, just like any other 14 year old would have ” per guadagnare facilmente la fiducia del lettore e aggiungere frasi tipo “Sadly, we still live in a society full of victim-blaming and social media backlash aimed at the people brave enough to speak up about experiences of sexual assault or misconduct ” per spiegare l’anonimato della diretta interessata.

Nel caso specifico, la storia parlava di come, un anno e mezzo fa, dopo alcuni messaggi in amicizia, Luke Rockets avesse chiesto foto esplicite alla ragazzina, che non gliele ha mai mandate. Continua dicendo che alla ragazzina non faceva piacere che la conversazione avesse preso questa piega, ma che non l’aveva mai detto al chitarrista e che aveva mentito sull’età, ma che comunque non aveva mai detto di essere maggiorenne. Il post conteneva anche qualche screenshot della conversazione, nella maggior parte dei quali le riposte di lei erano oscurate “for the sake of my friend’s privacy”. Oggi, il post originale è sparito, ma ne rimangono tracce su vari siti web di critica musicale più o meno conosciuti, che però non contengono le immagini.

A questo punto io mi sono chiesta:
La conversazione era reale?
Perché la tizia non è andata alla polizia ma ha deciso di scriverlo su Facebook tramite un’amica?
Perché si è ricordata soltanto ora di questo avvenimento se è veramente successo in Aprile 2016?

A quanto pare i With Confidence non si sono fatti le stesse domande, perché qualche ora dopo la pubblicazione del post hanno scritto sulla loro pagina Instagram che Luke Rockets non sarebbe più stato parte della band, cancellando le rimanenti date del tour americano.

Prendendo esempio da questi avvenimenti, potete tranquillamente creare una sorta di fanfiction dai toni un po’ spinti utilizzando come personaggi principali una ragazzina e il suddetto chitarrista che, come abbiamo già detto, volete cacciare, pubblicarla in anonimo su Facebook tramite un’amica con molti followers e il gioco è fatto. Avrete la scusa perfetta per cacciare il vostro chitarrista all’istante, senza ulteriori spiegazioni.

Questo metodo però, a differenza del primo, non funziona sempre.
Prendiamo ad esempio la storia che segue.

Metodo due e mezzo – le molestie sessuali aggravate
Special guest: Rob Damiani (Vocals. Don Broco, UK)

Quest’ultimo metodo segue la linea d’azione del precedente, e infatti è stato messo in atto proprio il giorno seguente, ma contiene molti meno luoghi comuni e molte più scene hot.
La storia, che a detta della ragazza risale a qualche anno fa, anche questa condivisa su un qualche social network tramite un’amica con molti followers, raccontava in prima persona di come Rob Damiani l’avesse obbligata ad avere rapporti sessuali con un suo amico. Iniziava con “I had never been that drunk and high” e continuava dicendo che non ricordava nulla della serata in questione, perché appunto era fattissima, ma diceva di ricordare benissimo di quando, arrivati in una stanza d’albergo, Rob l’avesse obbligata a fare sesso con un suo amico, condendo la scena di dettagli più o meno crudi.
In sostanza, per attuare questo metodo potete tranquillamente prendere spunto da un episodio a caso di Game of Thrones e cambiare i personaggi.
La storia si concludeva con “FUCK DON BROCO”. Oggi, come potete immaginare, non è più disponibile online.

Lo stesso giorno, un’altra ragazza, spinta dallo stesso sentimento della precedente ma senza una storia altrettanto eclatante, decide di pubblicare, secondo le modalità che ormai conosciamo, la sua esperienza personale. Racconta di come qualche anno fa, allo Slam Dunk Festival, Rob Damiani le abbia chiesto, riferendosi al suo piercing al capezzolo, se fosse vero e se rendesse il capezzolo più sensibile. Lei, indignata, scrive “this is an example of how he treats women” e conclude con qualche luogo comune sul femminismo.

In quest’ultimo caso, le persone hanno iniziato a farsele due domande, e i Don Broco, dopo essersi presi un giorno per rispondere, hanno scritto su Twitter: “Following on from our statement yesterday, I totally refute the allegations made against me. They are untrue and defamatory. The matter is now in the hands of my legal representatives who will be instructed to take the appropriate action. –Rob”

Morale della favola? Il troppo stroppia.
Quindi, se volete cacciare il vostro chitarrista vi consiglio di non esagerare: potrebbe ritorcersi contro di voi.

Infine, volevo sottolineare che con questo articolo non sto in nessun modo cercando di screditare la veridicità delle accuse presenti nelle storie appena raccontate, ma sto semplicemente portando alla luce questo fenomeno per il quale una qualsiasi storia, oltretutto in forma anonima, raccontata su un social network, possa portare a conseguenze quali cacciare membri da gruppi musicali e obbligarli a cancellare tour. Da quando, il fatto che una storia abbia molti retweet la rende automaticamente vera? Ma soprattutto, perché va tanto di moda accusare i musicisti di abusi sessuali?
Infondo, forse, essere cacciato in tutta segretezza non è stato poi così male.