Puntata 1: Senza voltarsi indietro

Le idee rivoluzionarie, si diceva, non potevano giungere con il solo favore della notte. Era solo una favola per bambini, e in poche parole che la notte portasse consiglio era una boiata. Niente di più, niente di meno.
Ma Rhonda Leddil si era svegliata con un’idea. Che fosse rivoluzionaria o no non poteva saperlo, ma ce l’aveva.
La ragazza, diciassette anni di goffaggine e introversione, aveva inforcato gli occhiali con tanta foga da far sembrare la questione di vita o di morte.
Uno scatto dell’interruttore, e la luce elettrica tinse tutto di giallino, senza pietà. I quattro numeri dell’orologio digitale le dissero erano le quattro del mattino. Un orario infame quanto le tre, dove non si sapeva se era troppo presto o troppo tardi.
Rhonda, in quel momento, pensò non era poi così importante.
«Ho trovato» un bisbiglio che avrebbe potuto facilmente perdersi, come far salire brividi freddi lungo la sedia. La formula magica di una vecchia strega, in realtà un’aspirante scrittrice colta dal blocco dello scrittore. Il terrore quasi ipnotizzante della pagina bianca, che prometteva sarebbe rimasta così per sempre.
E aveva corso, cercando un foglio e una penna come uno sperduto nel deserto avrebbe corso verso l’acqua, con la stessa speranza disperata.
Fregandosene del casino che aveva lasciato dietro di sé, per quanto svegliare i suoi genitori sarebbe stato poco saggio, scrivendo con la stessa foga che se quel gesto le avesse potuto salvarle la vita.
O condannarla.
Aveva trovato, alla fine aveva davvero trovato! La sua idea originale!

Ad Hankin Lorrac l’idea rivoluzionaria era arrivata col favore della notte. Qualche notte prima, per essere del tutto sinceri.
Ed era rivoluzionaria davvero, scappare di casa non poteva essere nient’altro. Una guerra civile che infine era culminata in quel modo, niente affatto male. Avrebbe sempre potuto finire con una pena di morte, che in quel caso sarebbe di certo stata la sua.
Non aveva cercato, in un passato troppo recente per non fare male, il modo più efficace di togliersi la vita per nulla. Andarsene una volta per tutte, lui e i suoi sedici anni di problemi e litigi familiari, sembrava essere la soluzione migliore. Scomparire, come se non fosse mai nato.
Prima di sparire nel nulla, però, Hankin aveva cominciato a soffrire il peso dell’ansia.
Aveva preso le sue ultime cose con movimenti a scatti, quasi meccanici, se non fosse che in ognuno di essi c’era il rischio il dubbio lo uccidesse.
Ovviamente, era la prima volta che faceva una cosa simile, e adesso che era ad un passo dal farlo si ricordava tutte le cose che avrebbero potuto andare storte.
Faceva quasi male.
Tanto da chiedersi quanto alto sarebbe stato il suo senso di colpa, quanto sarebbe stato facile trovare e riportare a casa un ragazzino albino. Era semplicemente stanco di tutte quelle discussioni.
Dopo sedici anni, se lo poteva permettere.
«Forse dovrei tingerli»
Si era detto una volta, giocando con le ciocche bianche come se solo così potesse cambiarne colore. Magari prima che fosse dichiarata la sua scomparsa.
In pratica, avrebbe dovuto farlo al più presto. Magari anche comprare delle lenti a contatto.
Mischiarsi, non essere riconoscibile. Aveva anche fatto una cosa ignobile, ma necessaria, e nel portafoglio aveva un bel po’ di soldi da parte.
Fece un respiro profondo, come se soltanto quel gesto potesse aiutarlo a mettere in ordine tutto. I pensieri nella sua testa, che al momento erano una matassa dove non si capiva né inizio né fine, in primo luogo.
Non aveva paura dei suoi, né della loro reazione (perché non si sarebbe fatto trovare, oh no) né di un possibile ritorno. Al massimo di un possibile ritorno in anticipo, quindi doveva sbrigarsi.
Aveva calcolato bene i tempi.
Prese il suo zaino, che sembrò troppo pesante e al contempo troppo leggero, e con passo pesante, ma leggero varcò la porta di casa.
Naturale, senza attirare l’attenzione. Era sera, e quella sarebbe stata l’ultima volta che doveva chiudere il cancello con le chiavi.
Addio.

NO, NON AVEVA TROVATO NULLA. In un attimo, Rhonda staccò dal blocco note il foglio, con il primo istinto di ridurlo a una palla. Fece molto meglio, per lei.
«Dio, no, così è uno schifo»
Mormorò tra sé e sé, come se dare parole ai suoi pensieri potesse essere più potente. Convincerla ancora di più che quella era una semplice preoccupazione.
Anche se fosse, ormai aveva strappato il foglio, in modo abbastanza insistente perché arrivasse al punto in cui continuare era impossibile.
Non si poteva più tornare indietro.
Fu il più grande errore di Rhonda Leddil, e l’avrebbe scoperto troppo tardi.

 

Elena Masiero