Prima regola del referendum costituzionale: non c’è bisogno del quorum! Il referendum dello scorso aprile (trivelle, ricordate?) era di tipo abrogativo e prevedeva il quorum del 50%+1 degli aventi diritto, stavolta, invece, si tratta di una consultazione confermativa e, secondo la Costituzione, è valido anche se va a votare una persona. Stavolta stare a casa non vuol dire esprimere la propria idea, proprio no.

In data 30 settembre, si è svolto sul La7, diretto da Enrico Mentana, lo scontro tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ed il Professore, ex Presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky. La discussione era ovviamente sulle ragioni del SI e del NO al referendum indetto per il 4 dicembre. Sia una sia l’altra parte hanno lasciato un senso di confusione, pertanto è necessario cercare di fare chiarezza e analizzare ciò che ci viene proposto.

Andiamo in flashback e partiamo da quella che sarà la scheda referendaria, su cui molti si sono scagliati, ritenendola tendenziosa per il sì, ma che giustamente il Direttore del TG La7 in un suo commento, da sottolineare super partes, ha difeso dicendo che “[…] Il no ha buoni argomenti, ma ne ha anche il sì. Può essere una appassionante sfida politica […]”. 

Quindi arrivando nella cabina elettorale domenica 4 dicembre ci ritroveremo una scheda fatta in questo modo:

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Vediamo i singoli quesiti

  • Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario

ora Camera e Senato hanno stesse funzioni e stessa importanza, infatti le leggi devono essere approvate da entrambe le Camere. Con la riforma, ci sarà un Senato con compiti limitati relativi a riforme costituzionali, minoranze linguistiche, referendum, enti locali e politiche europee. Tra le disposizioni più importanti, il Senato non darà più la fiducia per il governo, ma sarà solo la camera a confermare un esecutivo.

  • La riduzione del numero dei parlamentari

Il Senato passa da 315 membri a 100, i quali non saranno eletti dal popolo, bensì saranno dalle assemblee regionali 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e cinque senatori nominati dal Presidente della Repubblica che rimarranno in carica per 7 anni (non ci saranno più i senatori a vita).

  • Il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni

La stessa riduzione dei senatori dovrebbe garantire un abbassamento dei costi, anche se risulta difficile calcolare effettivamente questo aspetto.

  • La soppressione del CNEL

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è previsto dalla costituzione (art. 99) e dovrebbe svolgere un ruolo consultivo al parlamento e ha anche facoltà di promuovere dei disegni di legge. È composto da 64 membri, tra cui alcuni nominati dal governo e dal presidente della repubblica, rappresentanti dei sindacati, dei lavoratori autonomi, dei dirigenti pubblici, delle imprese e di associazioni di volontariato. Il CNEL è considerato “inutile”, poiché, ad esempio, non ha quasi mai promosso disegni di legge dalla sua fondazione nel 1957.

  • La revisione del Titolo V della parte II della Costituzione 

Con la riforma si intende ridurre l’autonomia delle regioni e riportare alla dipendenza dello Stato alcune competenze. Il Titolo V era stato riformato già nel 2001, creando però alcuni conflitti tra Stato e regioni, soprattutto sulle competenze concorrenti, ovvero quelle materie di cui si occupano sia lo Stato sia le regioni. Inoltre, sarebbero abolite definitivamente le province, procedimento possibile solo tramite una riforma della Costituzione.

Per quanto riguarda il criticato testo sulla scheda “è stato il governo Renzi a scrivere il quesito, ma lo ha fatto seguendo le disposizioni previste dalla legge 352 del 25 maggio del 1970 che regola i referendum. All’articolo 16 si legge che sulla scheda deve essere presente l’elenco degli articoli che sono stati modificati (47 nel caso dell’attuale riforma) oppure il nome della legge. L’attuale riforma si chiama appunto: «disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione», cioè lo stesso testo che compare sulla scheda” (fonte ilpost.it).

 

Le ragioni del Sì e del No

Ora procediamo sintetizzando le ragioni del Sì, sostenute dal governo e i suoi alleati (NCD di Alfano, ALA di Verdini) e le ragioni del No, sostenute dall’opposizione (M5S, SEL, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord) e alcuni esponenti del Partito Democratico.

Le ragioni del Sì:

  • Riduzione dei costi della politica, grazie al nuovo Senato con solo 100 membri (da 315 attuali), la soppressione del CNEL e la definitiva soppressione delle province.
  • Le leggi saranno approvate più velocemente, poiché non ci sarà più la necessità di approvare lo stesso testo in due camere.
  • Stato più forte eliminando le “competenze concorrenti” (quindi minori conflitti) tra Stato e regioni.
  • Si ridurranno decreti e voti di fiducia al governo, evitando il rischio di avere troppi poteri nell’esecutivo.
  • La nuova tipologia di elezione del Presidente della Repubblica consente una maggioranza più ampia.
  • Ci saranno forme democratiche più efficaci: l’obbligo della Camera di discutere di discutere le proposte di legge di iniziativa popolare (ora sono una percentuale bassissima), introduzione di referendum propositivi, riduzione del quorum per i referendum abrogativi (il 50%+1 dei votanti alle precedenti elezioni politiche).
  • I nuovi senatori avranno l’immunità parlamentare come i deputati: è giusto tutelarli con l’autorizzazione a procedere.

Le ragioni del No:

  • La riduzione dei costi stimata dal governo non è veritiera e gli effetti della riforma su questo aspetto sono difficili da calcolare.
  • La limitazione del Senato crea confusione e potrà portare contenziosi e paralisi legislativa.
  • Si torna a un centralismo costoso e inefficiente, le regioni rischiano di diventare un organo amministrativo con l’applicazione della clausola di supremazia.
  • Il governo e il primo ministro diventano troppo forti, soprattutto considerando il premio di maggioranza previsto dall’Italicum (la nuova legge elettorale proposta dall’attuale governo Renzi; QUI trovate alcune informazioni).
  • Con l’Italicum, tutto il potere sarà nel partito di maggioranza, anche per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica.
  • I cittadini avranno meno potere: 150mila firme per le iniziative di legge popolare sono troppe e anche le 800mila previste per abbassare il quorum dei referendum abrogativi.
  • I senatori, consiglieri regionali e sindaci, avranno un modo per proteggersi anche sulla base delle loro attività negli enti locali.

Ricordiamo a tutti gli studenti fuorisede che hanno la residenza nella regione di provenienza che Trenitalia (forse anche Italo, come in occasione dello scorso referendum) offre degli sconti pari al 70% – 60% per viaggi di andata e ritorno e presentando la scheda elettorale con il timbro del seggio. Trovate tutte le info sul sito di Trenitalia.

Il valore politico del referendum

È inevitabile che una riforma di tale portata, che modifica circa 40 articoli della costituzione italiana, abbia una portata politica notevole. Il primo ministro Matteo Renzi aveva inizialmente legato alla sua stessa permanenza in politica la riuscita del referendum, cambiando recentemente i toni e cercando di “spersonalizzare” questa consultazione popolare. Certamente va preso in considerazione anche lo stretto legame tra tale proposta di modifica della Costituzione e la legge elettorale proposta dal governo, il cosiddetto Italicum. La combinazione delle due situazioni effettivamente darebbe una maggioranza molto forte al partito italiano con la percentuale di voti più alta, al fine di rendere l’Italia più governabile, almeno nelle intenzioni del governo. Non si può negare che la situazione politica italiana al momento è davvero poco stabile: un governo formato da larghe intese, un primo ministro non eletto dal popolo, un Parlamento eletto con una legge considerata successivamente incostituzionale, il Movimento 5 Stelle che, tra momenti di grande entusiasmo e alcune ricadute, rende molto difficile qualsiasi previsione sulla sua forza politica. Tante situazioni che continuano a rendere poco chiara la situazione (ma è più o meno sempre stato così). Si potrebbe anche pensare che questa campagna sul referendum si potrà trasformare, a lungo termine, in una campagna di conferma di Renzi come presidente del consiglio. Il suo intento è certamente approvare il Referendum, approvare l’Italicum e presentarsi alle elezioni o al termine della legislatura o prima. Che ciò sia bene o male lo lasciamo alla vostra interpretazione dei fatti.

Qui di seguito un video che sintetizza la riforma in modo molto efficace:

Fonti: Muovere le idee, ilPost.it, Wired, Internazionale, The Post Internazionale, la Repubblica, Vice,  il Fatto QuotidianoBasta un sì, Io voto no.

Immagine tratta da: TPI

Danilo Buonora
Vice Direttore Editoriale