“Quante strade deve percorrere un uomo perché possa essere chiamato tale?” Così Bob Dylan canta in una delle sue celeberrime canzoni, “Blowing in the Wind”. È intorno agli anni ’60 che il cantautore incomincia la sua carriera da menestrello e ancora oggi risuonano le sue parole nelle orecchie degli ascoltatori. Difficile capire come sia riuscito a trovare il modo giusto di cullare milioni di fans in un primo momento attraverso il “Folk Rock”, del quale possiamo considerarlo inventore, e poi con il Rockabilly e il Blues. Certo è che è stato l’iniziatore di quella che potremmo definire una commistione tra poesia e melodia, in cui la vittoria non consiste più nell’indovinare una sequenza di note orecchiabile, ma anche nello scrivere un testo che origini nella mente e nel cuore di ognuno sensazioni mai provate prima. Che cos’è la poesia se non il promanare emozioni mediante le parole? E allora, che cos’è questo modo di far musica di Dylan e chi per lui, se non spingere più nel profondo, con gli adeguati strumenti, queste parole?

Bastano poche corde per solcare l’anima e di questo non ne è unico testimone Bob Dylan, bensì anche ad altri artisti va riconosciuto questo autorevole merito: Paul Simon e Art Garfunkel. Per usare un gioco di parole, i due sono diventati ben presto un duo che si è ben classificato fin da subito tra i migliori del secolo passato. Tra gli anni ’60 e ’70 pubblicano il loro primo brano “The Sound of Silence” nel quale il compositore e appassionato di poesia Paul Simon descrive la difficoltà dell’uomo nel comunicare, come si evince dall’ossimoro con il quale è intitolata la canzone. Successivamente stilano una ragguardevole lista di  brani e album, facendosi strada nel mucchio di cantanti e band che poco sono riusciti a resistere davanti alla poesia pura di quell’uomo, che poco ne sapeva che sarebbe riuscito a raggiungere le vette delle classifiche mondiali una seconda volta con una delle dichiarazioni d’amore più belle della storia, quale è “Bridge Over Troubled Water”. È impossibile che con una musicalità capace di sciogliere ogni nodo e vincere qualunque pensiero negativo, un uomo non riesca a non lasciarsi accarezzare dalle amorevoli parole, abbandonandosi a quello che ormai sembra essere un privilegio, ovvero ciò che noi comuni mortali chiamiamo “viaggiare con la mente”, alla scoperta di un nuovo mondo trascendente impossibile da spiegare ad una seconda persona, proprio perché intimo e idilliaco.

La mente umana ha bisogno anche di tutto questo. Non se ne può fare a meno. Tutti noi abbiamo nei meandri della ragione la descrizione dettagliata della nostra utopia e torniamo a visitarla ogni qualvolta ascoltiamo certi accordi. Quelle frasi, quei sentimenti e quelle voci sono testimonianza dell’abilità degli artisti sopracitati, e non solo,  che hanno nell’aiutarci a delineare i contorni, poi a riempire di colori e, quindi, a rifinire ogni minimo dettaglio del nostro “angulus”, la nostra vera casa.

Malgrado i trascorsi, questo poetare sembra quasi scomparire con il passare del tempo. Fortunatamente sta nascendo un movimento apparentemente simile di parolieri che hanno la capacità, forse innata, del far sognare. Individuare singolarmente costoro non è semplice fin quando non si studia bene il gruppo in questione o addirittura non si conosce direttamente la persona. Fino ad ora sappiamo solo che le band aventi questa dote, cioè la celata costruzione di immaginari che superano i limiti della ragione, esistono e che sta solo a noi esser bravi nel leggere tra le righe, e quindi di “intellegere”, come ci insegnano i latini, per poi “sumniare” come bimbi dopo la favola della buonanotte.

Matteo Sedile